
Valentino firmò una Ferrari da rally: lo sapevi?
Alla fine della stagione agonistica 1983 nel Campionato Italiano Rally c’era un pilota vincente rimasto senza volante: il suo nome, “Lucky”, al secolo Luigi Battistolli, due volte vicecampione nazionale su Opel. Per il 1984 General Motors Italia aveva deciso di ridurre il suo impegno nel CIR a una sola vettura, una Manta 400 Gruppo B per Dario Cerrato, e “Lucky” stava riflettendo sulle difficoltà di aderire a un programa completo per l’intera stagione, essendo già avviato alla carriera di imprenditore di successo. In un periodo dominato da dubbi amletici, se continuare a correre o appendere il casco al chiodo, un bel giorno di dicembre arriva la telefonata di Fabio Penariol, titolare della Pro.Motor.Sport ed ex navigatore del pilota vicentino, che chiede a “Lucky” se potesse essere interessato a disputare una stagione nel Campionato Italiano Rally con la Ferrari 308 GTB Gruppo B (qui per saperne di più) allestita a Padova dallo specialista Michelotto. Il pilota vicentino si dice lusingato ma vuol pensarci su. Ha molti dubbi, la Gruppo B è meno competitiva della Gruppo 4 con cui Jean-Claude Andruet ha rischiato di vincere Molte-Carlo e Tour de Corse, con cui Pregliasco ha vinto in Italia e con cui Tonino Tognana ha rischiato di imporsi nel CIR 1982 prima di essere dirottato dal Jolly Club su una Lancia 037 per consentire alla Casa torinese di vincere con la sua Gruppo B. Con la 308 Gruppo B lo stesso “Tony” Fassina ha faticato parecchio l’anno prima e le perplessità di “Lucky” non sono certo ingiustificate.

UNA GRAN MACCHINA E UN TEAM PRIVATO. Penariol preme: c’è un’auto da gara, un muletto quasi equivalente. Non c’è un cachet in denaro, ma le prospettive sono promettenti. E “Lucky” alla fine accetta, firmando un contratto addirittura biennale per le stagioni 1984-1985, convinto anche dalla presenza come Direttore Sportivo di “Lele” Pinto, pilota Fiat di primo piano negli Anni 70 e artefice della prima uscita della 308 GTB Gruppo 4 nel Mondiale Rally, al Sanremo 1978 proprio con Fabio Penariol a dettargli le note (5 piazzamenti nei top-5 in Prova Speciale prima del prematuro ritiro). Partiti con il conforto di qualche sponsor minore, ma con l’iniezione di fiducia derivante dal secondo posto assoluto alla Targa Florio davanti all’altra 308 GTB gr.4 di Antonio Zanini e dal quarto posto in Costa Smeralda, su terra, dietro i due favoriti per il titolo europeo Henri Toivonen e Carlo Capone e dietro la Opel Manta 400 di Cerrato, dopo il ritiro al Rally delle 4 Regioni e il secondo posto assoluto all’Isola d’Elba dietro la Lancia 037 di Cunico, a metà stagione o quasi arriva quella che avrebbe potuto rappresentare la svolta.

UNO SPONSOR CON TANTA CLASSE E TANTO STILE. Da Penariol si presenta un certo Capitanio, top manager di Valentino e ottimo cliente di Giuliano Michelotto, e i due finalizzano un accordo di sponsorizzazione per il resto della stagione. Ignoto anche a “Lucky” l’importo concordato ma il salto di qualità più appariscente per il team arriva dall’elegante livrea dell’auto, bianca con la scritta Valentino sul frontale e relativi filetti e strisce in color marrone, e delle tute di pilota e navigatore (Claudio Berro, ex DS della Ferrari in Formula 1, tra gli incarichi più prestigiosi). L’iniezione di denaro arriva come una manna in Pro.Motor.Sport ma a questo non corrisponde un miglioramento dei risultati: la 308 GTB Gruppo B soffre di una crisi di affidabilità, in parte dovuta a rotture di dettagli di scarso valore economico ma determinanti per terminare le gare. Spettacolare fu la spedizione al Rally Principe di Asturie, dove l’organizzatore invitò il team, che si presentò con tre 308 GTB Gruppo B per Zanini, Tognana (secondo assoluto alla fine) e “Lucky”. Ma Vudafieri, alfiere del Jolly Club su una Lancia 037, dopo la vittoria al Rally delle 4 Regioni, infilava un successo dopo l’altro al Lana (proprio davanti a “Lucky”), al Piancavallo e a San Marino, con il vicentino costretto al ritiro. Per “Lucky” resta la soddisfazione di un servizio di 8 pagine su Vogue Uomo con i capi Valentino, tuta da gara compresa, ma il titolo italiano a lungo sognato da primo in campionato sfuma. L’auto fu poi schierata al Rally di Monza con Bjorn Waldegaard al volante e Claes Billstam a dettargli le note.

UNA BELVA SUL VIALE DEL TRAMONTO. “Lucky” ricorda così quella Ferrari: “L’auto era un gioiello di eleganza e il suo 8 cilindri quasi a sbalzo una sinfonia inimitabile. Purtroppo il passaggio dalla Gruppo 4, vincente in Italia e in Europa e piazzata nel Mondiale Rally soprattutto grazie ad Andruet, alla Gruppo B non ha portato che svantaggi: bracci delle sospensioni posteriori più corti, carreggiate più strette, gomme Michelin meno performanti rispetto alle Pirelli sviluppate apposta per le Lancia 037. E quello che fino a un paio di anni prima era un bonus eccezionale, il motore V8 da 300 CV contro i 240 della concorrenza, Opel, Fiat 131Abarth, Ford Escort RS, nel 1984 era diventato un limite, con la Lancia 037 più leggera di 50 kg e più potente di 50 CV. Non solo: la 037 era nata per i rally, progettata per rendere più facili e rapide le operazioni di manutenzione in gara più frequenti e la sostituzione dei pezzi più soggetti a usura. Era la prima auto da rally concepita per le gare, mentre la 308 GTB con cui ho corso era a tutti gli effetti un’auto derivata dalla serie, per quanto tra le più potenti che si potessero trovare nell’elenco iscritti. Mi resta però la fortuna e l’orgoglio di aver vestito Valentino, in corsa e nelle occasioni importanti della vita di tutti i giorni. Quanto alla 308 GTB, ne posseggo due esemplari Gruppo 4 con cui ho corso nei rally storici nel triennio 2013-14-15 e potrei tornare a utilizzarle in gara, se capitasse l’occasione”.















