
Che cos’hanno in comune la Citroën C3 Pluriel e la Ferrari 458 Italia?
Nei primi anni Duemila la Citroën manteneva saldi alcune prerogative del marchio: le sospensioni idropneumatiche sulle C5 berlina e Tourer e sull’ammiraglia C6 e la carrozzeria sviluppata in altezza, quasi sospesa su ruote piccole e strette sulla C3. Nulla a che vedere con l’attuale declinazione della gamma, strettamente derivata da modelli Peugeot in forza della volontà di generare economie di scala imposta da Stellantis. Esaurita la carriera commerciale della Saxo (e del suo clone Peugeot 106), la Casa di Quai de Javel a Parigi diede vita a un’operazione nostalgia di enorme successo, lanciando la C3 nei primi mesi del 2002. Quattro porte e portellone posteriore, carrozzeria alta e stretta (ma non certo come sulla 2 CV), grande abitabilità, semplicità costruttiva e abitacolo semplice, con una strumentazione minimalista e sedili comodi ma poco contenitivi in curva.

PRIMA LA PLURIEL, POI LE FERRARI: LA SCALATA DI DONATO COCO. Già indicata come l’erede della 2 cavalli, la gamma C3 si allarga nel 2003 con la versione decapottabile, la C3 Pluriel, prodotta in Spagna e disegnata dal “nostro” Donato Coco (che nel 2005 approdò alla Ferrari per occuparsi tra l’altro dello stile della 599 Fiorano, della 458 Italia e della California, prima di passare alla Lotus nel 2010). Rispetto alla C3 berlina la Pluriel ha due porte in meno e una caratterizzazione un po’ più accattivante, con gruppi ottici anteriori e posteriori specifici. In realtà si tratta di una “faux cabriolet”, perché la capote si apre sì completamente fino ad appoggiarsi al cofano del bagagliaio, mentre i montanti laterali possono essere smontati (faticosamente) solo a tettuccio aperto ed esclusivamente per la circolazione su aree private. Un fatto però è certo: era da più di 10 anni che il Costruttore transalpino non includeva nella sua gamma una decapottabile, dai tempi cioé della Visa Decapotable, una 5 porte con la stessa impostazione da “falsa convertibile” in cui i montanti laterali, solidali con le cornici del parabrezza, non potevano essere rimossi.

UNA VERA TRASFORMISTA, CON QUALCHE LIMITE. La Citroën C3 Pluriel presentava alcune particolarità, tra cui la capacità di trasformarsi in cabriolet, in spider a 2 posti e addirittura in pick-up, grazie alla sua capote in tela ripiegabile e ai montanti asportabili. Questo aspetto, sebbene conferisse una particolare personalità alla vettura, portava con sé anche alcuni nei. Per esempio, il passaggio da una configurazione all’altra avviene manualmente e non esiste un vano apposito in cui riporre le parti asportate, e tutto ciò può essere fonte di evidenti disagi in caso di improvviso maltempo. In più, stando alle segnalazioni dei proprietari, la giuntura tra gli archi asportabili e il parabrezza fisso aveva problemi di accoppiamento che portavano a qualche gocciolamento all’interno dell’abitacolo, più evidente nei primi lotti di produzione. Stilisticamente la Citroën C3 Pluriel è caratterizzata da un frontale più liscio e meno elaborato: la calandra a listelli sparisce, lasciando il posto a un cofano spianato, i fari sono meno spigolosi, più curvilinei e dallo stile più ricercato. Trattandosi di una convertibile, anche il disegno della fanaleria posteriore cambia rispetto alla berlina, in cui presenta uno sviluppo marcato in altezza: inevitabilmente le sue dimensioni si riducono sensibilmente.

COMPATTA E PARSIMONIOSA, A MISURA DI CITTÀ. Lunga 3934 mm, larga 1700 mm e alta 1560 mm, la Citroën C3 Pluriel si affermò rapidamente soprattutto presso la clientela femminile: del resto non aveva tante rivali, nessuna altrettanto versatile. Inconfondibile nel colore di lancio, arancione, apprezzata anche nelle altre tinte disponibili, vivacizzate dagli archi laterali contrastanti, la C3 Pluriel era disponibile con il 1360 cc a benzina da 73 CV con cambio manuale a 5 marce, con il 1587 cc da 109 CV abbinato alla trasmissione robotizzata SensoDrive a 5 rapporti e con il 1398 cc da 68 CV della versione 1.4 HDi sempre con il cambio a 5 marce, tutti a 4 cilindri naturalmente (il Puretech era di là da venire!). I consumi sono molto contenuti e le percorrenze interessanti: 15-16 km/litro per le motorizzazioni a benzina, 22,7 km/litro (4,4 litri/100 km) per il piccolo turbodiesel common-rail.

LA CHARLESTON: LIVREA ICONICA, AUTENTICA RARITÀ. A fine 2008, dopo un lieve face-lifting che su tutta la gamma aveva portato a un ingrandimento del marchio del “double chevron” su frontale e coda e all’introduzione di gusci interni bruniti per la fanaleria anteriore, fa il suo debutto una versione speciale della C3 Pluriel, la Charleston. Caratterizzata dalla verniciatura bicolore amaranto e nero metallizzato, due filetti argento a separare le due tinte, è questa la variante da ricercare con la consapevolezza di sedersi poi a bordo di un’auto gradevole, simpatica, “attirasguardi” (anche per la sua relativa rarità) e destinata non solo a mantenere il suo valore ma addirittura di accrescerlo. Basti pensare che, al momento delle nostre ricerche sui principali marketplace italiani dedicati alle auto d’occasione, solo 4 esemplari erano disponibili per la vendita. Nel dettaglio, due diesel, una 1.4 a benzina trasformata a GPL e una sola 1.4 a benzina “originale”, proposta a ben 10.000 euro.

QUALE SCEGLIERE E QUANTO PAGARLA. Sono gli esemplari in condizioni originali e meglio conservati, con netta preferenza per i propulsori a benzina, quelli che meritano di essere ricercati e acquistati, perché la loro rarità e il loro indubbio interesse potrà permettere loro di rivalutarsi in futuro, conservando comunque sempre il loro valore. Forse 10mila euro sono troppi, però investire 5-6mila euro per una Charleston a benzina perfettamente tenuta e conservata non è fuori luogo. A differenza della 1.4 HDi che, in quanto diesel Euro 4, già non può circolare nelle grandi città del Nord come Milano, le versioni a benzina hanno prospettive d’utilizzo molto più ampie e, con il loro moderato consumo di carburante, possono riservare piacevoli soddisfazioni sia nell’impiego quotidiano in ambito urbano sia nei percorsi a medio-lungo raggio, magari verso le seconde case al mare o al lago. Con la certezza di non passare inosservati. Se però avete fretta di guidare una Pluriel, in attesa della Charleston che fa per voi puntate su una 1.4 o 1.6 “base”: stesse qualità, quotazioni inferiori per un’auto comunque prodotta in 109.682 esemplari.


























