Questa BMW M5 ha dieci cilindri firmati Volkswagen
Alla fine degli Anni ‘90 il gruppo Volkswagen viveva una fase di espansione e ambizione tecnica sotto la guida di Ferdinand Piëch. Dopo l’acquisizione della Bugatti e della Bentley, l’obiettivo era sviluppare una famiglia di motori esclusivi in grado di distinguere i marchi di lusso del gruppo. Nacque così l’idea di sviluppare dei motori a “W”: architetture compatte ottenute unendo due motori VR su un unico albero motore. Il progetto avrebbe portato ai W8, W12 e al celebre W16 della Veyron. Ma prima che queste unità entrassero in produzione, ci fu anche un capitolo meno noto: il W10. All’epoca però la Volkswagen non disponeva di una berlina ad alte prestazioni adatta a fungere da banco prova: serviva una vettura dotata di un telaio capace di gestire potenza elevata, a trazione posteriore e con un cambio manuale robusto. La scelta cadde così sulla BMW M5 E39, il riferimento assoluto tra le superberline di quegli anni.

DUE MOTORI PER UN SOLO BLOCCO. Il W10 nacque dall’unione di due VR5 di 2,5 litri, ma a differenza dei VR5 di serie, con blocco in ghisa, il prototipo utilizzava un basamento in alluminio specifico. L’architettura a 72 gradi consentiva una sequenza di accensione regolare senza ricorrere a perni di manovella sfalsati. Il risultato, secondo i dati disponibili, era nell’ordine dei 507 CV e 550 Nm. Alcuni test al banco indicano valori ancora superiori, superiori ai 500 CV all’albero: un netto passo avanti rispetto al V8 S62 originale della M5, che erogava 400 CV. Il tutto abbinato a un cambio manuale a sei marce e alla sola trazione posteriore.

L’ESPERIMENTO CHE PIACEVA A PIECH. Naturalmente, questo esemplare non nacque con finalità commerciali ma era un progetto “skunkworks”, un’auto segreta nata al di fuori delle normali procedure burocratiche utile a verificare packaging, raffreddamento, vibrazioni e affidabilità di una configurazione allora inedita. Il lavoro sul W10 contribuì indirettamente allo sviluppo delle unità che sarebbero arrivate sul mercato: il W8 della Volkswagen Passat W8, il W12 delle Bentley e soprattutto il W16 della Bugatti Veyron. Il W10, invece, rimase un esperimento. Si parla di tre esemplari costruiti, probabilmente mai destinati alla produzione. Secondo diverse ricostruzioni, Ferdinand Piech apprezzò al punto il risultato da utilizzare la M5 W10 come auto personale.Un dettaglio coerente con la sua fama di dirigente profondamente coinvolto nei progetti tecnici.
CHE FINE HA FATTO? Non è del tutto chiaro come uno di questi prototipi sia finito in mani private. Negli ultimi anni un esemplare completo è riemerso sul mercato europeo, mentre un motore W10 smontato è apparso in Germania, accompagnato da informazioni frammentarie e dalla difficoltà di reperire ricambi. Oggi il gruppo Volkswagen non produce più motori a W: il W8 è scomparso da tempo, il W12 è uscito di scena nel 2024 e il W16 ha concluso il suo ciclo con la Bugatti Chiron, prima del passaggio al nuovo V16 della Tourbillon. Curiosamente, qualche anno dopo questa sperimentazione, la BMW presentò la M5 E60 con il suo V10 S85 aspirato, influenzato all’esperienza in Formula 1 della casa bavarese.














