Al diavolo il regolamento: la storia del geniale “Smokey” Yunick

Al diavolo il regolamento: la storia del geniale “Smokey” Yunick

Se è vero che certe regole sono fatte per essere infrante, allora i regolamenti sono nati per essere aggirati. I moderni regolamenti oramai sono talmente dettagliati ed esaustivi da rendere più complicato l’uso della “creatività interpretativa”; una volta, invece, esistevano zone grigie che per meccanici e progettisti erano coloratissime. Perché ciò che un regolamento dice è importante… ma ciò che non dice è fondamentale, ed è in questo caso che Henry “Smokey” Yunick dava il meglio di sé.

BORDERLINE. Nato a inizio anni ’20, Yunick fu un celebre meccanico, progettista, giornalista e designer attivo principalmente nel settore delle cosiddette “stock car” (che tanto stock ormai non sono…) e della NASCAR, categoria dove vinse decine di gare e due volte il titolo di meccanico dell’anno. Le sue capacità manuali si fondevano con un talento innato nel “piegare” le regole a proprio vantaggio, progettando macchine in teoria rispettose dei regolamenti, nella pratica così vicine al limite da non essere accettabili, e Smokey quel limite si guardava bene dal superarlo.

Henry “Smokey” Yunick

Henry “Smokey” Yunick

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BENZINA QUASI SOTTOZERO E SIDECAR. Uno dei primi aneddoti riguarda la temperatura del carburante nel serbatoio, una volta non regolamentata: lo zelante meccanico pompava benzina al limite del congelamento per far sì che il volume del liquido si contraesse (anche del 3-4%) e occupasse meno spazio, ottenendo un vantaggio non indifferente in gara. Famosissima è anche la Hurst Floor Shifter Special del 1964, una delle monoposto più assurde che abbiano mai calcato l’asfalto di una pista da corsa. Nata per la 500 Miglia di Indianapolis, la Hurst era praticamente un serbatoio enorme con appeso un “sidecar” dove il pilota e il motore erano sfalsati interamente a sinistra per concentrare le masse verso l’interno delle curve (sempre a sinistra, girando in un ovale in senso antiorario), masse controbilanciate dal gigantesco serbatoio.

Henry Smokey Yunick

MODELLINO IN SCALA. Ulteriore prova dell’inusuale genio di Smokey fu la Chevelle “in scala 7/8” del 1966: la Chevy in pista era così veloce da far destare ai commissari forti sospetti, ma nessuno è mai riuscito a spiegare il motivo di prestazioni così impressionanti. A vederla, la Chevelle era perfettamente in regola, finché non effettuavate una ispezione al microscopio: Yunick aveva impercettibilmente abbassato il tetto e rialzato il pavimento così da avvicinarsi al suolo senza modificare di per sé il profilo dell’auto, il fondo era stato appiattito il più possibile e la carrozzeria levigata per fendere meglio l’aria, inoltre l’intero corpo vettura era arretrato di qualche centimetro per migliorare la distribuzione dei pesi. Una Chevelle non Chevelle insomma, e più o meno legale.

Henry Smokey Yunick

CHIAMATE UN IDRAULICO. Ma torniamo agli aneddoti su benzina e serbatoi: dopo che la NASCAR – chissà per colpa di chi… – aveva introdotto un limite alle dimensioni dei serbatoi delle vetture in gara, Smokey dovette ingegnarsi ancora di più. Saltò fuori che il regolamento specificava le dimensioni del serbatoio, non quelle delle tubazioni. Una manna dal cielo, per il meccanico americano. Di conseguenza, le vetture di Yunick montavano un serbatoio a norma, con tubazioni più simili a tubature idrauliche: tre metri di lunghezza e cinque centimetri di diametro, per stipare 18(!) litri in più di carburante rispetto allo standard. Maleficamente geniale. Corretto o non scorretto, giudicatelo voi, ma di sicuro geniale!

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