Così andò in fumo il sogno della Mazda Furai

Così andò in fumo il sogno della Mazda Furai

Nessuno può accusare la Mazda di fare brutte auto. Sia che si parli della sempre apprezzata MX-5, della nuova berlina elettrica 6e o delle più ingombranti Suv come le CX-60 e CX-80, le linee sono sempre piacevoli, moderne e personali. In quel di Hiroshima, i designer sanno come usare una matita e in passato erano addirittura più talentuosi (che dire dell’ultima RX-7, per esempio?) e se parliamo di concept arriviamo a livelli altissimi. Peccato che la Mazda non abbia lo stesso “fiuto” per capire quando sarebbe il caso di metterli in produzione, i suddetti concept. Sarà sadismo verso i suoi fan? Scherzi a parte, dalla meravigliosa RX-Vision alla Vision Coupé passando per la recente Iconic SP, nessuna ha mai visto la fatidica luce verde, anche se nessun concept della Mazda ci ha fatto soffrire quanto la straordinaria Furai.

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INTRISA DI FUTURO. La Furai fu annunciata verso la fine del 2007 e presentata al salone di Detroit l’anno dopo. Il suo nome significa suono del vento  e le sue forme sembrano effettivamente scolpite da violente raffiche e correnti d’aria, come uno dei tanti canyon in Arizona. Linee affilate come rasoi e al contempo morbide, una carrozzeria che è quasi una pelle tesa e un impatto visivo devastante. Il tutto nel 2008, quando per le strade giravano le prime Dacia Logan e Hyundai i10 (con rispetto parlando, s’intende). La Furai pareva un’astronave atterrata per sbaglio sulla Terra. Guardate solo il posteriore, con quei led intricati, le branchie superiori e un gioco di incroci degno dell’arte moderna; insomma, anche vent’anni dopo la Furai parla la lingua del futuro.

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TRE ROTORI, UN VERO BOLIDE. Questo modello di stile la Mazda avrebbe fatto bella figura anche a scolpirlo nel legno, ma l’azienda decise di non badare a spese e studiò un vero bolide, con un Wankel a tre rotori etanolo capace di fornire 450 CV abbinato a un cambio Xtrac e un peso a vuoto di circa 800 kg. Riassunto: pazzesca da vedere, pazzesca da sentire e con prestazioni pazzesche. Omaggio alla mitica 787B che vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1991, la Furai nacque come ispirazione stilistica per modelli futuri, ma il destino per lei prese una piega molto meno poetica.

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UN SOGNO IN FIAMME. Nel 2013 la Mazda annunciò che la Furai, semplicemente, non esisteva più. Cinque anni prima, il 19 agosto del 2008, il concept stava effettuando delle riprese per Top Gear quando, d’un tratto, prese fuoco. Il pilota, Mark Ticehurst, uscì indenne da quel rogo, ma l’auto no. Quel punto del tracciato era distante e nascosto da una pendenza, così la troupe non si accorse subito dell’incidente e quando arrivò sul posto ormai rimaneva ormai ben poco da salvare. La casa giapponese riportò in patria i resti della Furai e, da allora, non si è più saputo nulla. Potrebbe essere stata usata come incenso o essere rinata grazie a un restauro maniacale, non ci è dato saperlo, ma speriamo che, da qualche parte nel mondo, chissà dove, uno dei concept più audaci e sbalorditivi del 21° secolo sia risorto dalle proprie ceneri.

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