Ferrari Dino 246 GTS: con una “pompatina” così è ancora più sexy

Ferrari Dino 246 GTS: con una “pompatina” così è ancora più sexy

Colline toscane, una cenetta nostrana in un agriturismo abbracciato da un bosco di cipressi e il volante di una Ferrari Dino 246 GTS – magari color vinaccia – tra le vostre mani. Potrebbe essere l’intro di un documentario sul Bel paese, o un sogno molto, molto vivido. Il quadretto sopracitato è godibile anche guidando una Matiz o una PT Cruiser, per carità, ma con una delle più affascinati sportive di Maranello passate direttamente da quadretto a Galleria degli Uffizi. Il problema, tanto per cambiare, sta nel vile denaro, perché le Dino ormai hanno raggiunto quotazioni stellari.

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A CIELO APERTO. La 246 GTS è la variante con il tettuccio asportabile della biposto firmata da Aldo Brovarone per la Pininfarina ed è mossa da un 2.4 V6 da 195 CV. La metà dei cilindri rispetto ai gusti di Enzo Ferrari, ma il sound è di quelli che fanno drizzare i peli sulle braccia e, con un peso a vuoto di 1080 kg, i 245 km/h sono alla portata. Niente male, per una sportiva di fine anni ’60. Le quotazioni? Per una macchina messa bene, si spendono dai 300.000 ai 450.000 euro.

TUTTA UN’ALTRA DINO. Spedita nuova in Nevada negli anni ’70, la Ferrari Dino 246 GTS che vedete in queste foto (e che verrà battuta all’asta) è stata modificata ma, per fortuna, il suo look senza tempo non è stato stravolto. I parafanghi sono stati leggermente allargati e il colore è cambiato da un elegante argento a un più grintoso rosso con lo specchio della coda verniciato di nero. I fari sono carenati e, più in basso, sono stati installati dei fendinebbia, i paraurti cromati sono stati rimossi e l’ex proprietario ha fatto anche installare una copertura che lascia intravedere meglio il sei cilindri; i cerchi della Campagnolo, infine, sono stati sostituiti con delle ruote NTM di 16”.

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PIÙ GRINTA PER IL V6. Dai documenti dell’auto si evince che il motore è stato rivisto in svariate parti, dalle teste (derivate dal programma corse della Stratos, con cui la Dino condivide la meccanica) agli alberi a camme, dal volano alleggerito ai pistoni e ai carburatori Weber da 44. Lo scarico è firmato Borla e tutte queste modifiche dovrebbero aver fatto guadagnare al V6 almeno 10-15 CV. Le sospensioni ora sono regolabili e gli interni, che in origine erano rossi, ora sono neri. Un purista avrebbe una crisi cardiaca, ma obiettivamente questa Dino è rimasta una meraviglia per gli occhi e sarà ancora più emozionante da guidare. Mancano poche ore alla chiusura dell’asta e l’offerta vincente, nel momento in cui va online l’articolo, è di 300.000 dollari.   

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