
Che cos’è davvero oggi un’auto sportiva?
Aver guidato e apprezzato le prestazioni in pista di una vettura elettrica come la Hyundai Ioniq 6 N (qui la prova), mi ha portato a riflettere sul concetto di auto sportiva. Mi sono chiesto quali siano le caratteristiche che deve avere un’automobile per essere definita tale. Le prime che mi sono venute in mente sono quelle tecniche: un buon rapporto peso/potenza, il baricentro basso e una buona distribuzione dei pesi, tanto per cominciare. Poi deve essere comunicativa, cioè deve trasmettere al pilota una serie di informazioni su quello che sta facendo, per permettergli di avere sotto controllo il suo comportamento dinamico e quindi tentare di portarla al limite con fiducia.

VELOCE O SPORTIVA? Oltre a tutto questo, un’auto sportiva deve anche creare delle emozioni e per riuscirci non basta la velocità. C’è differenza tra un’auto sportiva e un’auto veloce, perché non è automatico che le due cose coincidano. Negli ultimi lustri, infatti, lo sviluppo della tecnologia in alcune zone chiave (controlli elettronici, freni e sospensioni) ha permesso di creare automobili velocissime e con grandi capacità dinamiche, anche con dimensioni e pesi superiori alle due tonnellate. I cosiddetti super suv, dalla Ferrari Purosangue in giù, sono un esempio perfetto ma anche le grandi station wagon prestazionali, come l’Audi RS 6.

L’EVOLUZIONE DELLA TECNICA. Tutti questi mezzi sono in grado di scattare da 0 a 100 km/h in meno di 4 secondi, di frequentare i 300 km/h, di chiedere tutto il grip disponibile ai loro pneumatici grazie agli assetti a controllo elettronico e, se dotati di dischi carboceramici, anche di frenare forte senza accusare cali di rendimento. Quindi vanno veloce, davvero veloce e, finché le temperature non iniziano a salire di brutto, riescono anche a fare qualche giro in pista ad andature impressionanti. Ma questo li rende anche veramente sportivi, oltre che veloci? Secondo me, no, non del tutto, perché la velocità da sola non basta a creare emozione e divertimento.

QUELLO CHE CONTA. Serve anche altro, a partire dalla connessione tra pilota e mezzo, e questo genere di auto difficilmente la stabilisce, perché le sensazioni che derivano dai comandi sono spesso filtrate. Questo filtro non è per forza un difetto, considerando che suddetti suv pachidermi da 600 CV e oltre nel 95% dei casi sono acquistati da automobilisti che non li portano mai in pista e che nemmeno li guidano con il coltello tra i denti su un passo di montagna. La massima espressione delle loro prestazioni di solito avviene in autostrada o negli scatti al semaforo, tutto il resto rimane potenziale. Alla fine, su questo genere di vetture, sono molto più importanti il comfort, i materiali, e lo status che garantiscono.

VINCONO LE SENSAZIONI. Tutti temi che con la sportività vera e propria non hanno niente a che vedere. Avete presente la frase “Un comfort incredibile! A 200 km/h sembra di andare a passeggio”? Ecco, secondo noi, questa sensazione è esattamente quella che un’auto sportiva dovrebbe non creare. Noi rimaniamo conviti che a definire un’auto sportiva siano le sensazioni che regala al pilota e il feeling che riesce a stabilire con lui, e che questi due aspetti siano molto più importanti delle prestazioni assolute e della velocità. Pensate all’ultima volta che avete guidato un go-kart, anche di quelli 4 tempi a noleggio con il motore del motozappa. Forse sarete arrivati a 60-70 km/h, ma quanto vi siete divertiti?














