
La Lola ritrova il suo ricettario e riporta in vita la T70
Quando si pensa al motorsport, di solito la Lola non è il primo costruttore che viene in mente, eppure la scuderia britannica messa in piedi negli anni ’50 da Eric Broadley ha scritto pagine importanti nella storia delle competizioni automobilistiche, conquistando numerosi successi in Can-am, Formula 3, Formula Nippon… senza dimenticare le cronoscalate. Ma forse a chi non lo sa interesserà di più sapere che la Lola ha contribuito alla sviluppo della mitica Ford GT40.

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COME UN’ARABA FENICE. Nonostante la sua fama nell’ambiente delle corse, la Lola ultimamente non se l’è passata affatto bene. Nel 2012 ha chiuso i battenti per problemi finanziari ed è risorta dalle sue ceneri dieci anni dopo per iniziativa di un facoltoso imprenditore che l’ha portata addirittura in Formula E. Possiamo far finta che sia un campionato interessante, ma anche se lo fosse davvero non sarebbe paragonabile all’ultima creazione della casa, la Lola T70S, che omaggia la T70 degli anni ’60, una barchetta dall’invidiabile rapporto peso-potenza ottenuto grazie alla carrozzeria in vetroresina e a possenti motori V8 che la muovevano.

SOLO PER LA PISTA. Esteticamente la Lola T70S è praticamente identica all’antenata, e anche sottopelle è rimasta sostanzialmente la stessa auto (per costruirla i progettisti si sono basati sui disegni dell’epoca, ma si sono avvalsi delle più moderne tecnologie. Ne è venuta fuori una “belva” con monoscocca in alluminio, un 5.0 V8 Small Block da 538 CV, sospensioni regolabili, cambio manuale e un peso di 860 kg a vuoto. Il peso di una Lotus Elise S2 con più cavalli di una BMW M4 Competition: ecco spiegato lo “0-100” in 2,5 secondi e i 327 km/h di velocità massima dichiarati. Emozioni? Incalcolabili. La T70S può essere guidata solo in pista, ma la Lola è stata così gentile da aver creato, per ora solo per il mercato britannico, anche la T70S GT, dotata di targa, “clima” e persino… un mini baule. Il suo 6.2 V8 ha una trentina di cavalli in meno rispetto al 5.0, ma secondo la casa lo “0-100” peggiora di appena quattro decimi di secondo (l’auto resta comunque più rapida di una Ferrari 296 GTB, per intenderci).


VEGANA, MA SANGUIGNA. Curiosamente, la carrozzeria della Lola T70S è “vegetale”, nel senso che è realizzata con un materiale brevettato denominato Lola Natural Composite System: un mix di fibre naturali, basalto e scarti di canna da zucchero dà vita a pannelli più resistenti della vetroresina e addirittura più resistenti rispetto a quelli in fibra di carbonio. Sfortunatamente ciò non significa che potrete coltivare un paio di Lola T70 nel vostro orticello, ma potrete senz’altro comprarla. Se desiderate uno di questi “gioielli”, affrettatevi: la Lola ne costruirà solamente 16 tra versione S e GT; il costo sarà stratosferico, ma sentirsi un pilota degli anni ’60 per chi può permetterselo potrebbe non avere prezzo.





















