
Il Flat Six Porsche: il motore D.O.C. dal 1963
Pensate a Porsche e subito il vostro cervello, senza esitazioni, vi piazza nella testa l’immagine di una 911, preferibilmente una GT3 manuale. Il millesimo di secondo dopo le connessioni neuronali stanno lavorando per ricordarvi perché sia tanto godibile tale 911, e la prima conseguente motivazione sta nel motore. Il sei cilindri di Stoccarda è praticamente mitologico, nasce nel 1963 grazie ad Hans Mezger insieme alla prima 911 (denominata inizialmente 901) e con la sua particolare configurazione ‘Boxer’ evolve fino ai giorni nostri, crescendo in cavalli, coppia e linea rossa.

LA TESTARDAGGINE VINCE SEMPRE. Il ‘flat six’ è particolare ancor prima di spulciare la scheda tecnica, perché prima del ‘come’ a stupire è il ‘dove’. I progettisti Porsche hanno piazzato il sei cilindri al retro, a sbalzo, appeso come un fagotto; tecnicamente non avrebbe dovuto funzionare a livello dinamico – difatti le prime 911 erano piuttosto ‘scorbutiche’ da guidare – ma la caparbietà tedesca non volle sentire ragioni. Tentativi, perfezionamenti e aggiustamenti vari diedero vita alle moderne 911, sportive così coinvolgenti da commuovere, specialmente se parliamo di GT3 e GT3 RS.

RAPIDA EVOLUZIONE. Perché poi Porsche optò per uno schema boxer? Innanzi tutto il fatto di avere i pistoni ‘stesi’ e non verticali abbassa significativamente il baricentro del propulsore, inoltre i cilindri contrapposti riducono le vibrazioni complessive e pure gli ingombri si riducono, a tutto vantaggio di pesi e configurazione dello spazio. Nel 1963 il flat six è solo un 2.0 di cilindrata con 130 poco impressionanti cavalli, che salgono a 160 già nel 1966 e pochi anni dopo a 210 con la 911 2.7 RS e con la 911 R, ancor più estrema. Visto il peso attorno alla tonnellata (molto meno nel caso della R) iniziamo ad avere valori interessanti.

I DATI TECNICI NON DICONO TUTTO. Il flat six continua ad evolvere nel tempo, potete preferire il carisma vintage ma a livello prestazionale il sei cilindri diventa eccezionale già con le serie 996 (prima in assoluto dove il flat six è raffreddato a liquido) e 997, diventando siderale con la 991 e l’attuale 992; l’ultimo vero Mezger tuttavia sarà con la ricercatissima 997.2 GT3 RS 4.0; prenderemo lei come esempio globale. 3.996 centimetri cubici di cilindrata, tutti aspirati, permettono 500 cavalli e 460 Nm con limitatore a 8.500 giri, 125 cavalli per litro e un sound da pelle d’oca. Di fronte alla 4.0 anche alcune hypercar si sentono difettare di carisma…

NELL’OLIMPO CON I MIGLIORI. Ecco qualche dato stimolante: monoblocco e teste sono in lega ultraleggera e resistente in alluminio (con un pizzico di silicio e magnesio), la lubrificazione è a carter secco e il motore è superquadro, avendo corsa di 80,4 millimetri e alesaggio di 102,7. L’albero motore deriva direttamente dalla GT3 RSR da pista mentre i collettori d’aspirazione sono variabili, per un cuore pulsante che a quindici anni di distanza dalla 992 GT3 RS paga lo scotto di soli 25 cavalli e 5 Nm. Che sia l’originale con il suo imperfetto fascino o l’attuale, un urlante animale studiato per la pista, il flat six è uno dei motori più significativi e viscerali nel mondo automotive, un motore che speriamo continui ad essere puro e intoccato il più a lungo possibile.






















