
Elan: storia della peggior Lotus che sarebbe dovuta essere la miglior Kia
Gira voce che nel 1989, quando le prime Lotus Elan siglate M100 uscirono dalle linee di montaggio, fu quasi un miracolo se gli abitanti di Hethel non misero a ferro e fuoco la fabbrica che a suon di sportive leggere e velocissime e vittorie in Formula 1 aveva reso famoso il minuscolo villaggio sperso nelle campagne verdi della contea di Norfolk in cui abitavano.

Sopra, la Lotus Elan prima serie, sportiva leggera e scattante rinomata per la sua agilità. Sotto, l’erede del 1989, che nonostante le ottime doti di guida non fu gradita dallo zoccolo duro degli appassionati per via della trazione anteriore

FU VISTA COME UN TRADIMENTO. In Inghilterra la prima (e a oggi unica, per il sollievo di molti) vettura a trazione anteriore del marchio tra le fila degli hooligans della casa di Hethel fu accolta con una corale levata di scudi. Il che non sorprende affatto: la nuova spider della Lotus portava il nome di una delle sue antenate più famose e apprezzate, la mitica Elan degli anni ’60, un’auto che, tanto per intenderci, per gli inglesi rappresenta quello che per noi italiani rappresentano l’Alfa Romeo Giulietta e la Fiat 124 Sport Spider. E fin qui tutto bene, se non fosse che la potenza (peraltro di tutto rispetto: 167 CV) era fornita da un motore prodotto dalla giapponese Isuzu e, come se non bastasse, non veniva scaricata sul retrotreno, ma sulle ruote anteriori. Cosa che per il cliente tipo della Lotus, in pratica un pilota mancato dal piede pesante come un macigno che pagava fior di quattrini per sentirsi Mario Andretti persino nel canonico (e notoriamente piovosissimo, a quelle latitudini) tragitto casa-ufficio, poteva andare bene per un’utilitaria. Non certo per una sportiva di razza.

La Kia Elan è praticamente un clone della “gemella” inglese, ma ha un motore diverso (e meno potente)
GIUSTA O SBAGLIATA? Ma quella macchina così in contrasto con l’identità della Lotus, che Colin Chapman aveva costruito partendo nel 1948 da un’officina improvvisata in un garage nella periferia Nord di Londra e atterrando, appena dieci anni dopo, sul tetto del mondo con la vittoria del primo Mondiale di Formula 1, per la Kia era la macchina perfetta. La casa coreana, infatti, era sbarcata nel Regno Unito nel 1991 con una gamma di auto da famiglia a buon mercato ma tutt’altro che accattivanti e aveva bisogno di un modello capace di farle compiere quel salto di immagine che l’avrebbe aiutata a ritagliarsi nuove fette di mercato fuori dai confini nazionali.
CAMBIO DI PASSAPORTO. I soldi a Seul erano l’ultimo dei problemi e, affascinati dalla Elan, decisero di presentare un’offerta economica alla Lotus, consci e fiduciosi del fatto che la casa britannica all’epoca navigava a vista in acque tutt’altro che limpide. L’offerta prevedeva l’acquisizione dei diritti di produzione e degli stampi per fabbricare la piccola spider, che la casa inglese dal 1989 al 1995 aveva venduto in appena 4.655 esemplari, mettendo a dura prova la tenuta finanziaria dell’azienda.

“VITTIMA” DEL PROTEZIONISMO. La Lotus accettò senza pensarci due volte e l’affare andò in porto. Giusto per non scadere nella meschinità di un semplice “copia e incolla”, i progettisti coreani cambiarono il disegno dei cerchi in lega e al posto dell’affascinante logo della casa di Hethel, in cui le iniziali del fondatore s’intrecciano a formare uno stemma che ricorda quello di certe nobili casate medievali, appiccicarono sul frontale e sul volante quello ellittico con dentro la scritta Kia in stampatello maiuscolo. La differenza più grande, però, era un’altra ed era invisibile. Almeno con il cofano chiuso. Per tutelare i posti di lavoro delle patrie fabbriche, infatti, il governo sudcoreano impose al costruttore di equipaggiare la Elan con un motore della Kia. La scelta cadde sul 1.8 quattro cilindri con distribuzione bialbero a camme in testa che all’epoca muoveva la berlina Sephia (foto sopra), dalla quale fu prelevato in blocco pure il cambio manuale a cinque marce.


UN ALTRO FLOP. Nonostante la trentina di cavalli in meno rispetto a quelli forniti dal più pimpante “quattro” turbo della Isuzu, l’auto aveva prestazioni brillanti e prometteva uno “0-100” in 8,8 secondi e una punta massima di 206 km/h. Tutt’altro che brillanti, invece, furono le vendite: dal 1996 al 2000, la Kia consegnò meno di 800 Elan, superando il già poco onorevole record negativo della Lotus. Ma parlando di record, a distanza di trent’anni il primato che val la pena sottolineare è un altro. E cioè che, al di là dei numeri, la Kia Elan è l’unica spider che la casa coreana abbia mai costruito. Ora che lo sapete o che vi siete rinfrescati la memoria, ricordatevelo, la prossima volta che incrocerete una Sportage sulla vostra strada…






















Interessante! Anche se a me la elan TA è sempre stata un po’ simpatica… come tutte le auto (e non solo quelle) che subiscono un destino immeritato. Perchè in realtà andava alla grande.
Ah e per chiarire: l’originale anni 60 è una meraviglia, su questo non si discute!