Le auto sono come le stagioni: quelle di una volta non ci sono più

Le auto sono come le stagioni: quelle di una volta non ci sono più

Non ci sono più le stagioni di una volta, ma anche con le automobili c’è poco da scherzare. Cambiano i tempi, cambiano le esigenze, cambiano le mode, ma il passato rimane, almeno metaforicamente, la sola certezza incrollabile. “L’originalità consiste nel tornare alle origini”, diceva Antoni Gaudì, e verrebbe da pensare che in molti degli uffici marketing delle case automobilistiche la massima dell’architetto catalano che ha progettato la Sagrada Família e il Parc Güell a venga presa molto sul serio. Anche perché, fateci caso, tornare indietro nel tempo per cercare i nomi delle automobili del passato più celebri e sperare di imbroccare quello giusto per spianare la strada a un modello in rampa di lancio è una cosa che, a turno e in modo più o meno sistematico, fanno un po’ tutti i costruttori.

UN NOME, UN DESTINO. Negli ultimi anni c’è chi senza dubbio si è dato da fare molto più di altri in questa operazione di nomenclatura revival: la Ford. A livello commerciale, fare leva su un nome famoso può dare risvolti molto positivi. Per dire, chi avrebbe anche solo lontanamente immaginato di battezzare con un nome diverso la Fiat 500 del 2007? Se in 17 anni la casa torinese ne ha vendute più di tre milioni è perché nel look quella graziosa citycar strizzava l’occhio alla celeberrima antenata nata mezzo secolo prima, ma anche perché dell’auto che negli anni ’50 e ’60 è entrata nelle case di milioni di italiani (e nel 2019 al MoMa di New York) conservava orgogliosamente il nome. Tre cifre, 5-0-0, che da sole riassumono una delle pagine più felici dell’industria automobilistica italiana.

Sopra, una Ford Capri Turbo degli anni ’80: allestita dalla filiale tedesca della casa con un kit estetico molto vistoso, era mossa da un 2.8 V6 da 190 CV; sotto, la Capri oggi in vendita: una crossover elettrica che sfrutta la base meccanica della “cugina” Explorer

Sopra, una Ford Capri Turbo degli anni ’80: allestita dalla filiale tedesca della casa con un kit estetico molto vistoso, era mossa da un 2.8 V6 da 190 CV; sotto, la Capri oggi in vendita: una crossover elettrica che sfrutta la base meccanica della “cugina” Explorer

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I NOMI RESTANO, LE AUTO CAMBIANO. Volando da Torino a Detroit e spostandoci dalla capitale dell’auto italiana a quella americana, nomi come Capri, Explorer, Mustang e Puma fanno venire rispettivamente in mente agli appassionati: una coupé che in Europa a suo modo ha fatto sognare in tanti e che volendo c’era anche con motori V6 e turbo; una suv di quelle che non sono buone solo per arrampicarsi sui marciapiedi, ma anche per avventurarsi lontano dall’asfalto senza patemi; la muscle car più famosa di tutte; una sportivetta con personalità da vendere di quelle che oggi purtroppo non fanno più. Ecco, a distanza di tanti anni e talvolta di decenni nei listini della Ford tutti questi nomi sono tornati, mentre non sono tornate tutte quelle auto.

Sopra, la Ford Explorer degli anni ’90; sotto, la suv oggi in vendita che ne conserva il nome ma non lo “spirito” avventuroso e le doti nel fuori strada

Sopra, la Ford Explorer degli anni ’90; sotto, la suv oggi in vendita che ne conserva il nome ma non lo “spirito” avventuroso e le doti nel fuori strada

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DI PALO IN FRASCA. Riprendendo in mano la lista in ordine alfabetico: la Capri è diventata una crossover elettrica; la Explorer è rimasta una suv, ma a differenza dell’auto degli anni ’90 non è mossa da un 4.0 V6 a benzina bensì da uno o due motori a corrente, a seconda delle versioni; la Mustang, ringraziando il cielo, resta una muscolosissima coupé con un grosso V8 da circa 450 CV, ma dal 2020 convive la quasi omonima Mustang Mach-E, un’altra crossover a “pile”; quanto alla Puma, smessi i panni della baby coupé tutta curve uscita di produzione nel 2002, si è reincarnata nell’ennesima crossover e se fino a non molto tempo fa si poteva ordinare anche nell’esuberante versione ST da 200 CV (che in pratica era una Fiesta ST solo un po’ più alta e pesante, ma sapeva comunque divertire un mondo) oggi c’è solo mild hybrid o elettrica. Non il massimo della vita, per quei pur ormai pochi appassionati che ancora oggi si comprerebbero volentieri una sportiva compatta da usare volendo anche tutti i giorni e che non costi un’esagerazione.

Sopra, la Ford Puma di fine anni ’90: una piccola coupé dalle forme molto originali; sotto, la grintosa Puma ST uscita di produzione nel 2024

Sopra, la Ford Puma di fine anni ’90: una piccola coupé dalle forme molto originali; sotto, la grintosa Puma ST uscita di produzione nel 2024

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CAMBIERÀ QUALCOSA? La metamorfosi industriale della Ford (che, è bene ricordarlo, agli inizi del Novecento ha inventato la produzione in grande serie e nel corso della sua lunga storia ha saputo sfornare modelli capaci di infiammare i cuori degli appassionati come la GT40 che dominò Le Mans nella seconda metà degli anni ’60 e le Escort che hanno dato spettacolo nel Mondiale Rally) è forse la più eclatante tra quelle decise dai top manager da cui dipendono le incerte sorti delle case automobilistiche. Ma bisogna dire le cose come stanno: il segno dei tempi moderni, fatti di auto che bene o male si somigliano un po’ tutte (ormai anche sotto la carrozzeria, che oggi sarebbe impensabile pensare priva di fantasmagoriche luci a led e cerchi in lega extra-large), non ha colori né bandiere. Non resta che prenderne atto e sperare che un giorno, per una qualche ragione che oggi è obiettivamente difficile indovinare, le cose cambieranno.

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  • Ford Capri III Turbo, 1981
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  • 1992 Ford Explorer
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