
Accendendo la Luce la Ferrari è sprofondata nel buio?
Ci hanno lavorato segretamente per anni e sin dall’avvio del progetto nell’ambiente si spifferava di soluzioni tecniche inedite e inaudite. Di quelle che, per intenderci, a definirle rivoluzionarie non si pecca di sensazionalismo. Poi la Ferrari Luce è arrivata e… shock totale: chi l’aveva mai vista una Ferrari così, ehm… chi l’aveva mai vista una Ferrari così?

UN EVENTO DI CARTELLO. Uno shock, invece, non è stato lo sbarco a Roma in pompa magna di centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Anche se va detto che i loro spostamenti all’ombra del Colosseo, scortati da un esercito di motociclette della polizia a sirene spiegate, a certi romani devono aver ricordato un po’ il clima infuocato di quell’indimenticabile 17 giugno di venticinque anni fa in cui Totti e compagni vinsero lo scudetto e, in un colpo solo, spedirono in paradiso la sponda giallorossa della capitale e all’inferno quella biancoceleste.

DOPPIO PRIMATO. “Americanate” del genere, comunque, sono perfettamente in tono con quella “liturgia” tutta maranelliana per cui ogni nuovo modello è un idolo da venerare e solo dopo, eventualmente, un’automobile da giudicare. Perché, da che mondo è mondo, prima ancora che un’automobile, una Ferrari è una Ferrari, e tutto sommato la storia dice che è giusto così. Questo vale ancora di più, se possibile, per un’auto come la Luce, che è a un tempo la prima Ferrari elettrica e la prima con cinque posti. Cosa sarà mai, a questo punto, uno scudetto al cospetto di un bis di primati che è già entrato per direttissima nel libro dei record dell’automobile?

I NUMERI NON BASTANO. Sia come sia, la Ferrari Luce è arrivata. E, con l’automobile, un numero impressionante di commenti (più o meno cattivi, triviali e, in certi casi, anche sottili nella loro amara ironia) che si è abbattuto come una violenta tempesta di fango sull’ultimo bolide di Maranello. Perché per esserselo, un bolide la Luce lo è: ha 1.056 CV e promette di “bruciare” lo “0-200” in 6,8 secondi. Roba che il vuoto allo stomaco provocato da un ottovolante, al confronto di quello generato dalla furiosa Ferrari “a pile”, è una leggerissima pelle d’oca. Su questo, non ci piove. Ma… tutto il resto?
DALL’IPHONE ALLA FERRARI. Partiamo dallo stile, della Ferrari Luce, che porta la firma di Jony Ive, il “papà” dell’iPhone. Il quale è uno smartphone di una certa eleganza, pur nell’estrema semplicità delle sue forme, ma, checché se ne dica, è appunto uno smartphone con cui si fanno le telefonate e si fa zapping su TikTok. Non un’automobile e men che meno un’automobile che sul cofano porta un marchio che persino gli eschimesi siberiani e gli aborigeni australiani conoscono e apprezzano per la spettacolarità delle sue accattivanti supercar biposto mosse da rombanti motori a benzina.

DISEGNATA IN AMERICA (E SI VEDE). A ogni modo, e qui sta il punto, Ive e il suo team la Luce l’avranno anche disegnata, ma quei disegni il semaforo verde l’hanno ricevuto da Flavio Manzoni e dal suo, di team. Che di stanza sta a Maranello, cittadina emiliana di neanche 20.000 anime che ha dato la luce (perdonate il poco originale gioco di parole…) a capolavori senza età come la 250 GTO e la 275 GTB, e non in un grattacielo vetrato che scintilla a Cupertino sotto il sole della California, terra-incarnazione del sogno americano cui i bimbi e le loro divise inamidate arrivano a scuola sulle Toyota Prius delle loro trendy mamme mentre i loro facoltosi papà nella pausa pranzo presidiano i lungomari più à la page della costa pacifica a bordo delle loro Ferrari fiammanti. Roba che vien da chiedersi se qualche sugar daddy americano deciderà di mettersi una Ferrari Luce in garage. Bah, staremo a vedere.

IL MONDO È CAMBIATO (E CON LUI LE FERRARI). Che il centro stile della Ferrari abbia potuto sposare un progetto così spaventosamente distante dallo “spirito” e dai canoni estetici tradizionali della casa di Maranello qual è il progetto dello studio di Jony Ive a qualcuno sembra semplicemente inconcepibile. In realtà, non c’è nulla di cui stupirsi troppo: in fondo, l’avevano detto chiaramente, quelli della Ferrari, che avrebbero fatto qualcosa di diverso dal solito. Tra l’altro, forse a qualcuno, o meglio forse a un po’ troppa gente, è sfuggito un piccolissimo particolare. E cioè che, al di là del gusto personale, le Ferrari non sono più quelle di una volta mica da ora, ma da un pezzo. Certo, sono macchine che continuano a far sognare, in virtù del loro status inattaccabile di supercar irraggiungibili e di ambasciatrici del marchio automobilistico più famoso al mondo, ma ciò non toglie che, di modelli che possano in qualche modo essere accostati ai miti fuori dal tempo scolpiti dalla Scaglietti e dalla Pininfarina, non se ne vedono da almeno quindici anni. Ossia da quando la Ferrari ha deciso di disegnarsi le auto in casa, interrompendo la sua storica collaborazione con la celebre carrozzeria torinese. Sarà un caso caso, ma tant’è.

BELLA PROPRIO NON È. Detto questo, un conto è l’impatto visivo con una 12Cilindri, una 849 Testarossa o addirittura una Purosangue (macchine che a qualcuno potrebbero risultare fin troppo vistose, piene come sono di tutte quelle appendici aerodinamiche e di tutti quei profili e quelle superfici in nero lucido) e un altro quello con la Luce. Vista dall’alto, effettivamente un iPhone vagamente la prima Ferrari a batteria lo ricorda. Ma per il resto, con buona pace del marketing e dello storytelling in cui certo a Maranello eccellono, francamente no. E poi siamo onesti: l’idea di una supercar, per dirla all’inglese, user friendly, ossia facile da usare come fosse un cellulare o un PC, non fa certo venire certo i brividi nella schiena. Tanto più se, come goliardicamente rimarcato dal popolo del web (c’è chi, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, ha vituperato la Luce accostandola ad auto non proprio splendide come la Fiat Marea e la Toyota Prius, ma anche a un aspirapolvere o a un ferro da stiro), l’auto in questione è tutto fuorché bella.

LA ASPETTIAMO SU STRADA. E POI SI VEDRÀ… Tanti giornalisti, forse irreversibilmente scioccati dalla forma frankesteiniana della carrozzeria, non sapendo bene cosa dire o cosa scrivere per salvare capra e cavoli si sono quasi sdilinquiti per gli interni, dove l’unica cosa che ricorda una Ferrari (tra l’altro di una volta, il che di per sé non è neanche male come cosa) è il sottile volante a tre razze, che pare strappato senza troppi complimenti a una 308 degli anni ’70. Ma si converrà serenamente che, in un’auto che costa 550.000 euro (o meglio, in una supercar che costa 550.000 euro, perché la Luce ha quattro potentissimi motori elettrici e promette allunghi sul filo dei 310 orari e quindi una supercar lo è a tutti gli effetti), quello schermo mobile che si manovra con un maniglione e fa tanto game boy il massimo dell’eleganza proprio non è. Comunque, c’è già chi metterebbe una mano sul fuoco, sicuro com’è che la Luce si guiderà benissimo. Quasi divinamente. Non resta che augurarselo tutti, di cuore. Perché solo così si potranno rifare i conti daccapo e tirare una nuova riga. E chissà, forse la prima Ferrari elettrica e la prima Ferrari con cinque posti farà ricredere un po’ tutti…

























