
The Hammer: quando le AMG non erano per i deboli di cuore
Pesante, dura come l’acciaio, squadrata e con una elevata capacità di fare danni, come un martello, “The Hammer”, ecco il soprannome di una delle più sinistre e apprezzate AMG di tutti i tempi. Chi la conosce sa già di che fama goda la Mercedes-Benz 300 CE 6.0 AMG ‘Hammer’, per tutti gli altri ecco un recap lampo di questa minacciosa coupé di inizio anni ’90, una tre volumi che non passava inosservata da ferma… figuriamoci quando scattava.

ALL YOU CAN PICK. A fine Anni ’80, in quel di Affalterbach, i progettisti AMG decidono di giocare un po’ con ciò che trovano sugli scaffali dei magazzini Mercedes. Prendono il telaio di una ‘Benz 300 CE C124 (accorciato di 8,5 centimetri rispetto alla berlina), il 5.0 V8 della Classe S, l’iniezione Bosch KE-Jetronic, un cambio automatico a quattro marce, un differenziale autobloccante, freni autoventilanti, altre cosucce con del potenziale e mischiano il tutto a una zolletta di sana indisciplina.

FILA COME UNA SUPERCAR. Il risultato è impressionante: l’otto cilindri sale a 6 litri di cilindrata e 381 cavalli con quattro alberi a camme e 32 valvole, quando all’epoca una Porsche 964 RS non supera i 260 e persino la Lotus Carlton (biturbo) si ferma a quota 377. Un rivolo di sudore freddo scorre anche lungo la schiena degli ingegneri Ferrari, dato che la Testarossa non eroga molto di più, 390 cavalli. La “Hammer” promette e mantiene, con uno 0-100 in 5 secondi e una velocità massima – udite udite – di 300 km/h.

SEMBRA DURA, E LO È. Prestazioni a parte, l’estetica è l’aspetto più riuscito di questa 300 CE sotto ciclo di testosterone. La Hammer difatti è minacciosa ma non chiassosa, sa farvi abbassare lo sguardo anche a motore spento ed è in grado di emanare un’aura risoluta senza chissà che appendici. AMG ha allargato i passaruota, abbassato la carrozzeria, disegnato un tosto paraurti anteriore con le sue tre lettere a chiarire le cose, montato uno spoilerino integrato e cerchi “Aeroblade III” a cinque razze quasi piene davvero d’effetto.

INTROVABILE. Nonostante l’inclinazione a fustigare le Autobahn tedesche la 6.0 AMG mantiene un salotto al posto degli interni, sedili Recaro annegati nella pelle e radica a momenti usata anche per le alette parasole, peccato solo per il cambio automatico, solo una coupé – appartenuta ad un italiano – venne convertita manuale dietro richiesta del cliente. Vi sono AMG estremamente più famose della Hammer, ma la sua arroganza e le sue prestazioni sono ormai leggenda; lo pensiamo noi, e soprattutto lo pensa il mercato dato che ad oggi un esemplare (ne esistono circa 25) supera tranquillamente i 600.000 euro.


























