
L’ennesima Porsche 911 restomod merita un discorso a parte?
Ormai per contare i restomod su base Porsche 911 non bastano le dita di due mani. Chi per passione, chi per devozione al dio denaro, ogni tre, quattro mesi pare non abbia niente di meglio da fare che mettere in piedi un’azienda per catapultare negli anni 2020 le mitiche 911 raffreddate ad aria. Quando funziona, il risultato è spettacolare. L’ultima arrivata si chiama Eterea Superleggera ed è frutto della mente di Andrea Di Buduo, designer che in passato ha lavorato alla Bertone e alla Lincoln.

NON CHIAMATELO RESTOMOD. Il difficile ormai in questo settore è differenziarsi. La Eterea ci prova partendo proprio dal dizionario. Le sue 911 non le definisce dei restomod, ma ma dei Neolog, crasi delle parole “nuovo” e “analogico”. “Un restomod si basa sul restaurare e migliorare – riporta il sito della Eterea – Neolog invece trasforma, prende l’anima analogica di una fantastica sportiva e le reinterpreta in un’estetica completamente nuova”. Marketing all’ennesima potenza, ovviamente, e va detto che, schiettamente parlando, il risultato resta pur sempre un restomod. Una base classica con componenti moderni, un motore più potente e una carrozzeria più audace, ma questa ricerca della semplicità e dell’esperienza di guida senza fronzoli è sicuramente apprezzabile.

LEGGERA COME UNA PIUMA. Ma quindi, com’è fatta una Iperleggera? La base è una 911 della serie 964, con il suo flat six raffreddato ad aria, e anche se la carrozzeria ricorda la versione Speedster l’ispirazione arriva dalla cattivissima 911 RSR Turbo del 1974. Griglia del coperchio motore sdoppiata sulla falsariga di quella della 993 Carrera S, fari a led, linee semplici ma muscolose, un frontale che strizza l’occhio a quello della 992 GT3 e numerosi dettagli unici, a partire dai cerchi Fuchs rimodernati. Un’altra peculiarità lodevole è il peso: appena 990 kg, grazie a un esteso uso di alluminio, carbonio e la rimozione di qualsiasi accessorio superfluo.

INIEZIONE DI POTENZA. Un peso così ridotto per un’auto di questo tipo si traduce in maggior agilità e spazi di arresto inferiori. Il che promette di esaltare le doti di spinta del sei cilindri boxer, che ha 300 CV (50 in più rispetto al 3.6 originale della Carrera) e più avanti dovrebbe venire affiancato da un 4.3 con 100 CV in più. La trazione è sulle ruote posteriori e il cambio manuale, baluardi della guida analogica, mentre gli interni denotano una cura artigianale per scelta dei materiali e finiture, il tutto conservando il fascino del modello di fine anni ’80.

















