Porsche 909 Bergspyder: 384 kg e 275 CV di pura follia

Porsche 909 Bergspyder: 384 kg e 275 CV di pura follia

Tempo fa la si poteva ammirare al Porsche Experience Center Franciacorta di Castrezzato (BS): piccola e scattante solo a vederla, la 909 Bergspyder pareva un modellino in scala 1:2 di una vera auto da corsa accanto alle altre. Eppure, a dispetto delle dimensioni bonsai, la 909 rappresenta un risultato impressionante per la casa tedesca… nonostante la totale assenza di vittorie. Fino al 1968 compreso, la Porsche incupisce continuamente gli animi degli avversari, conquistando ben nove Campionati europei della montagna; con la 909 non sarà così, ma allora perché è tanto acclamata? Perché quel minuscolo bolide fu un laboratorio estremo, il simbolo di una ricerca ossessiva nella riduzione del peso.

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IL SUPERFLUO NON ESISTE. La Porsche 909 Bergspyder nasce come prototipo estremo per le cronoscalate: 3,48 metri di lunghezza, 1,80 di larghezza, 75 centimetri di altezza (la Ford GT40 pare una Mercedes Classe G a confronto) e un peso a vuoto di appena 384 kg. Esistono pregiudizi più pesanti di così. Il telaio è in alluminio, i freni sono realizzati con il berillio e la carrozzeria in vetroresina pesa 10 kg. Quanto un trolley per un volo Ryanair. Il motore è un 2.0 otto cilindri boxer realizzato con titanio e magnesio da 275 CV, per un rapporto potenza/peso di 716 CV/t e uno “0-100” in 2,5 secondi. Nel 1968?! Roba da non crederci…

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PALLONE “SPAZIALE”. La Porsche stava dando la caccia a ogni grammo come un inquisitore, e il serbatoio ne è il chiaro esempio. La 909 non ha un normale serbatoio, che necessita di una tradizionale e pesante pompa della benzina, ma vicino all’otto cilindri ha una grossa sfera in titanio. Questa sfera con pareti più sottili di un millimetro ha al suo interno una membrana di gomma riempita di carburante (solamente 15 litri, più che sufficienti per percorrere con il piede giù a tavoletta pochi chilometri in salita) e tra la gomma e il titanio vi è dell’azoto in pressione che inietta la benzina nel motore. Sofisticato e non troppo affidabile, ma senza dubbio geniale.

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AVEVA DEL POTENZIALE. Questa soluzione permette di risparmiare 7 kg, tantissimi quando l’intera vettura pesa quanto un cucciolo di Panda. Nella sua brevissima carriera la 909 partecipò solamente a due cronoscalate, arrivando seconda e terza a dispetto di un progetto prematuro e un pilota, Rolf Stommelen, reduce da un infortunio. Questa “belva” tedesca in formato mignon sarà stata anche difficile da guidare, estremamente pericolosa (in caso di incidente, l’impatto era assorbito dal guidatore stesso…) e complessa, ma come una fascinosa e breve fiammata resterà per sempre nella testa degli appassionati. Se la Porsche non avesse mollato tutto per dedicarsi alla fenomenale 917, chissà come avrebbe potuto evolvere la 909 Bergspyder…

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