I 60 anni della fabbrica di Hethel fanno riflettere la Lotus

I 60 anni della fabbrica di Hethel fanno riflettere la Lotus

Il 17 Luglio 2026 la sede Lotus di Hethel ha spento sessanta candeline. Un bel traguardo, per quello che da decadi è il cuore produttivo del marchio inglese. Il complesso, ricavato da una base dismessa della Royal Air Force, conta numerosi edifici divisi fra produzione, progettazione, amministrazione, test e un circuito di prova personale e una collezione che annovera le auto più importanti, da corsa e non. Un bel posticino insomma, immerso nella gradevole campagna della contea di Norfolk. Tuttavia è stato un compleanno dal retrogusto amaro, perché il futuro di Hethel è terribilmente incerto.

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TAGLI PESANTI. Negli ultimi diciotto mesi il marchio inglese ha dovuto tagliare centinaia di posti di lavoro, riducendo di oltre il 40% il numero di dipendenti; una crisi profonda, preceduta da anni in perdita. Il principale motivo della crisi sono le scarse vendite. La coupé biposto Emira è una vettura fantastica, eppure non ha mai raggiunto l’obiettivo di 10.000 vetture l’anno. E non serve un fisico quantistico per capire che le 2.000 auto sfornate lo scorso anno non siano abbastanza.

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PIANO C. La Evija, con la sua tiratura limitata, non può salvare da sola Hethel, e la Eletre e la Emeya – per quanto discretamente apprezzate in Cina – hanno volumi di vendita ancora troppo bassi. Serve una soluzione, e in fretta. Il colosso cinese Geely, proprietario della Lotus, sta vagliando varie opzioni, e una spicca fra le altre: “affittare” ad altri Hethel. La cosa avrebbe senso, sono le vendite ad avere problemi, non il complesso. La storica sede di per sé è una fabbrica-gioiello: ha uffici, aree produttive, macchinari, un banco prova, aree per i test e lo sviluppo, una mensa, un circuito, un reparto verniciatura, solidi fornitori, dipendenti… tutte risorse che costerebbero a una piccola azienda decine e decine di milioni di euro all’anno, nella migliore delle ipotesi.

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OCCASIONE D’ORO. Qualche interessato già ci sarebbe, compresa la Zenos Cars (che produce veloci “sfilatini” su ruote in stile Ariel o Caterham) e la Charge Cars (che realizza Mustang classiche elettriche), e siamo certi che si faranno avanti in tanti altri. Non capita tutti i giorni, del resto, l’occasione di poter sfruttare uno stabilimento completo e moderno come quello di Hethel. In questo modo il complesso inglese non dovrebbe chiudere, i dipendenti rimasti potrebbero tirare un sospiro di sollievo e la Lotus ci guadagnerebbe anche, per poi tornare a usare Hethel al suo massimo potenziale non appena le vendite saranno più rosee. Speriamo presto: al mondo servono ancora sportive emozionanti e coinvolgenti come la Emira.

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