Ma quale baguette, i piloti mangiano la ciabatta

Ma quale baguette, i piloti mangiano la ciabatta

Il pane quotidiano dei piloti automobilistici sono le auto da competizione, ma gastronomicamente e storicamente parlando non può essere che la ciabatta.

CON LA LANCIA E L’ALFA NEL CUORE. In pochi sanno che l’invenzione di quello che è ormai uno dei tipi di pane per la realizzazione di panini farciti (ma non solo: si mangia anche a tavola, per accompagnare secondi e contorni) più diffusi al mondo si deve a un pilota di rally italiano nato nel 1932. Quando nella seconda metà degli anni ’70 dopo alcuni anni vissuti tra l’Argentina e l’Africa Arnaldo Cavallari torna a Fiesso Umbertano, antico borgo veneto di neanche 4.000 anime circondato da paludi a metà strada tra Rovigo e Ferrara dov’era nato nel luglio del 1932, ha già deciso di appendere il casco al chiodo. Dagli inizi con una Fiat Topolino negli anni ’50 ai successi del decennio successivo con l’Alfa Romeo e la Lancia nei rally italiani, dove diventa ben presto amico di Sandro Munari (che all’inizio gli fa da copilota e poi diventa suo grande avversario), al volante di soddisfazioni Cavallari se ne è tolte parecchie. Nel 1967 viene persino “convocato” dall’Autodelta, l’allora reparto corse dell’Alfa, che gli affida una Giulia Sprint GTA nell’ottava tappa del Campionato europeo turismo. In coppia con Enrico Pinto, in una 24 Ore di Spa in cui solo 25 dei 60 equipaggi al via vedono la bandiera a scacchi, arrivano secondi alle spalle della Porsche 911 e ottengono la vittoria nella categoria delle vetture con cilindrata fino a due litri.

L’equipaggio Cavallari-Milani e la loro Alfa Romeo Giulietta TI alla partenza della Liegi-Sofia-Liegi, 1960

L’equipaggio Cavallari-Milani e la loro Alfa Romeo Giulietta TI alla partenza della Liegi-Sofia-Liegi, 1960

POKER ITALIANO. Nel 1962 e nel 1963 con un’Alfa Romeo Giulietta TI, nel ’64 con una Giulia TI Super e quattro anni dopo con una Lancia Fulvia Coupé HF: quattro campionati italiani di rally (tre dei quali in coppia con l’inseparabile navigatore Dante Salvay, che nel ’68 fu il primo copilota ufficialmente riconosciuto dalla federazione come campione al pari del pilota) possono bastare. All’alba degli anni ’80, raggiunta la fatidica mezza età, Cavallari sente che è arrivato il momento di tornare alle origini. Suo padre era mugnaio e Arnaldo non aveva mai dimenticato l’arte di famiglia. A fargli scattare la molla e mettere in moto la macina è una semplice constatazione: gli italiani vanno matti per la baguette francese. Per lui, italiano e figlio di un uomo che nel cuore della Pianura Padana ha dedicato una vita a trasformare i semi in farina, è un boccone difficile da mandare giù.

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NASCE L’ANTI-BAGUETTE. Così, come forma di riscatto nei confronti dell’invasione transalpina delle panetterie del Nord Italia, dove le baguette vanno ormai per la maggiore a scapito dei prodotti locali, Cavallari insieme al fornaio Francesco Favaron inventa la ciabatta. L’idea del nome, che avrebbe registrato nel 1982, gli viene osservando la forma a mo’ di pantofola di quei panini. Ma al di là di quella simpatica e felice intuizione, il successo di quel nuovo tipo di pane si deve all’indovinato mix tra le dimensioni, ideali per un veloce pranzo al sacco, e la consistenza, con una crosta croccante e una mollica molto morbida con buchi grandi e irregolari, dovuta a una particolare farina ottenuta con vari tipi di grano e a un impasto formato da almeno il 70% da acqua.

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UN SUCCESSO MONDIALE. Già nel 1999 i panificatori di undici paesi stranieri producevano su licenza i panini coperti dal marchio registrato “Ciabatta Italia” e oggi le ciabatte si trovano persino nelle bakery in America, la patria degli hamburger e della Coca Cola. La prossima volta che ne addenterete una imbottita di mortadella o che farete la scarpetta, ricordatevi di quell’italiano che con le Alfa Romeo e le Lancia ha dominato i rally italiani e con la sua ciabatta ha conquistato il mondo.

(Immagine di copertina realizzata con il supporto dell’intelligenza artificiale)

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