Perché Murray mise 16 grammi d’oro nel V12 della McLaren F1?

Perché Murray mise 16 grammi d’oro nel V12 della McLaren F1?

La McLaren F1 non è certo il tipo di auto che necessita di presentazioni, per chi bazzica Veloce. Parliamo di una delle supercar migliori non sono della sua epoca (quegli anni ’90 che hanno visto nascere altri gioielli di questo genere come la Ferrari F50, la Lamborghini Diablo e la Jaguar XJ220, giusto per citare alcune delle rappresentanti più illustri della categoria), ma dell’intera storia dell’automobile.

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STRAORDINARIAMENTE VELOCE. Leggera ma robusta monoscocca in fibra di carbonio, posizione di guida centrale, un raffinatissimo V12 realizzato dalla BMW secondo le specifiche dettate dal geniale Gordon Murray e abbinato al cambio manuale (all’epoca i sequenziali erano agli albori e il coinvolgimento nella guida valeva più del verdetto del cronometro…) e oltre 386 km/h di velocità massima. Non servirebbe aggiungere molto altro per capire che stiamo parlando di qualcosa di fuori dal comune, ma val la pena approfondire alcuni aspetti del progetto di questa straordinaria auto da corsa con la targa.

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UN MOTORE DA CORSA. Non tutti forse sanno che Murray inizialmente si era rivolto alla Honda per realizzare il motore dei suoi sogni, ma coi giapponesi le cose non andarono per il verso giusto e così il compiuto fu assegnato a Paul Rosche, ingegnere della divisione Motorsport della BMW. Nei reparti sportivi della casa tedesca nacque un motore destinato a entrare nel novero dei migliori dodici cilindri della storia: tutto in alluminio, 6.0 di cilindrata con un angolo di 60° tra le due bancate, lubrificazione a carter secco, fasatura variabile della distribuzione e dodici farfalle, una per cilindro, come in tutti i motori da corsa che si rispettino. La potenza? 627 CV, con la linea rossa del contagiri a quota 7.500 (anche se si dovette alzare il regime di rotazione massimo a 8.300 giri, per stabilire la velocità record di 386.4 km/h).

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QUANTO ORO? GIUSTO QUEL CHE SERVE. Di tutti i raffinati materiali utilizzati per la McLaren F1 (magnesio, fibra di carbonio, inconel, kevlar e via dicendo) ce n’è uno che probabilmente nessuno si attenderebbe di trovare nella costruzione di un’automobile: l’oro. No, se state pensando a qualche accessorio pacchiano in stile Mansory siete del tutto fuori strada: il re dei metalli fu sfruttato per la sua capacità di assorbire calore e ne furono utilizzati circa 16 grammi in forma di sottili fogli per rivestire le pareti del vano motore. In questo modo, non correvano il rischio di surriscaldarsi né la monoscocca in fibra di carbonio né il pilota e i suoi due passeggeri. Già, perché per Murray, tipo non certo convenzionale, a fare una supercar biposto sarebbero stati capaci tutti… 

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