
Altro che Tributo Ferrari! Lei è LA 500 Abarth da collezione
Ci sono automobili – o meglio, versioni specifiche – conosciute solo da una ristretta cerchia di persone: addetti ai lavori, collezionisti molto informati o appassionati che scandagliano archivi, registri e aste internazionali. A portarle, col tempo, a una notorietà più ampia sono quasi sempre il passaparola dei meglio informati, qualche proprietario celebre oppure il passaggio sotto il martello delle grandi Case d’asta. È esattamente questo il destino che ha accompagnato la Abarth 500 Ferrari Dealer Edition, una serie speciale del 2009 mai inserita ufficialmente a listino e per questo rimasta a lungo sotto il radar.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty
DI CORTESIA. Si trattava di un’operazione tanto curiosa quanto raffinata: una Abarth pensata non per il pubblico, ma per i concessionari Ferrari europei, che avrebbero dovuto utilizzarla come auto di cortesia da concedere ai clienti del Cavallino Rampante durante i tagliandi o gli interventi di manutenzione più lunghi. L’idea era chiara: evitare che il proprietario di una V8 o di una V12 di Maranello si ritrovasse al volante di una qualunque utilitaria, offrendo invece una piccola sportiva capace di mantenere vivo il legame emotivo con il marchio anche lontano dalla propria Ferrari.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty
TUTTI LA VOGLIONO. Il progetto, che metteva in relazione due dei marchi sportivi italiani più iconici, Abarth e Ferrari, si rivelò però vittima del proprio successo. La 500 Abarth Ferrari Dealer Edition era limitata a soli 200 esemplari, tutti destinati esclusivamente alla rete Ferrari. Ma l’appeal di questa versione speciale fu tale che, in molti casi, i concessionari decisero di venderle direttamente ai propri clienti più affezionati, anziché impiegarle come auto di cortesia. Un destino paradossale, che trasformò una vettura nata per l’uso quotidiano “di servizio” in un oggetto da collezione quasi immediato.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty
FA TANTO RUMORE. A renderla immediatamente riconoscibile contribuivano una serie di dettagli esclusivi, a partire dalla targhetta numerata sulla console centrale, vero certificato di autenticità. L’assetto era specifico, con sospensioni ribassate, mentre i cerchi da 17 pollici riempivano meglio i passaruota rispetto alle Abarth standard. Immancabile lo scarico Record Monza a doppia modalità, capace di trasformare il carattere dell’auto a seconda dell’andatura, enfatizzando quel sound che da sempre è parte integrante del DNA Abarth.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty
GLI SCUDETTI. La livrea era uno degli elementi più scenografici: Rosso Corsa di chiara ispirazione Ferrari, attraversato da strisce centrali Grigio Corsa, con pinze freno rosse e gli scudetti Scuderia Ferrari applicati sui parafanghi. Un richiamo esplicito e dichiarato a Maranello, pensato per non lasciare dubbi sul contesto in cui questa 500 doveva muoversi. Anche l’abitacolo era tutt’altro che ordinario, con rivestimenti in pelle, cuciture rosse a contrasto, navigatore integrato, manometro della sovralimentazione e soprattutto i sedili sportivi leggeri “Abarth Corsa by Sabelt”, più avvolgenti e coerenti con l’indole della vettura.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty
PIÙ PURA. Sotto il cofano trovava posto il noto quattro cilindri 1.4 turbo benzina, qui portato a 162 CV, abbinato a un cambio manuale a cinque marce. Una scelta che distingue nettamente questa Dealer Edition dalla successiva e più famosa 695 Tributo Ferrari, dotata invece di trasmissione robotizzata con comandi al volante. Una differenza non da poco per i puristi, che oggi guardano proprio alla Ferrari Dealer Edition come a una delle interpretazioni più autentiche e “analogiche” del connubio tra Abarth e Ferrari. Nata come semplice auto di cortesia, la Abarth 500 Ferrari Dealer Edition è così diventata, quasi suo malgrado, una delle serie speciali più rare e ricercate della galassia Abarth moderna: una piccola sportiva che racconta un’epoca, un’idea di lusso e attenzione al cliente oggi quasi scomparsa, e un curioso incrocio tra due miti dell’automobilismo italiano.

Foto: Broad Arrow Auctions, driven by Hagerty














