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Cupra

Il mondo dell’auto è in fermento? Si fatica a seguirne evoluzioni (o involuzioni)? A Barcellona qualcuno se ne accorge e tre anni fa ripensa il ‘modello automobilistico’ partendo dal gusto. Che in questi ultimi anni è cambiato in modo radicale, arrivando a far propendere per certe auto invece che altre per scelte apparentemente irrazionali. Ma una ragione c’è. I cavalli oggi sono comodity, al pari di infotainment, delle finiture e persino dello stile. I grandi gruppi, del resto, hanno scaffali pieni di pezzi perfetti per fare ottime auto. E dietro la Cupra c’è la VW. Ciò che che conta per davvero, oggi, è una grande regia: per sfruttare al meglio parterre tecnici straordinari. E forse il merito della Cupra sta proprio nel fatto di averne una. Proporre dunque qualità, stile e sportività dentro un mix tutto nuovo. Una regia, come accennato, allineata ai tempi che corrono. Dentro le Cupra c’è un’eredità che arriva dritta da anni di disciplina sportiva (la percepisci dal loro fine tuning), ma pure una consapevolezza nelle scelte di uomini che provano a capire cosa vuole una clientela inedita. Poco legata all’apparenza da ‘brand stampato sulla maglietta’, ma più ammiccante a chi, senza troppi lacci o lacciuoli con le culture del Novecento, sa scegliere perché ‘conosce’. C’è del genio, in effetti, nella prima auto progettata in Cupra da cima a fondo, la Formentor: gesto plastico (e pure velocissimo, volendo) di ciò che il meglio di tecnologia e design possono esprimere sulla base di uno dei volumi più apprezzato dal mercato; quello delle crossover medie. La gamma prevede anche hothatch beatamente potenti (Leon) e prevederà elettriche (entro l’anno la Born, poi la Tavascan) messe a punto per gli stessi clienti di cui sopra.

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