Ferrari F8 Tributo: berlinetta con le ali

Sono appena sceso dalla nuova Ferrari F8 Tributo e dovrei dirvi che sono a bocca aperta. Dopo aver girato il video che trovate qui sopra ha cominciato a diluviare e, diligentemente, ho impostato il Manettino nella posizione suggerita, Wet, per riportare la Rossa a casa sua. Ecco: è sulle strade viscide che ho scoperto quanto i sistemi di ausilio alla guida siano effettivamente grandiosi. Più bravi, efficienti e veloci di qualsiasi tua buona intenzione nel provare a gestire tutti i cavalli che il V8 biturbo sa esprimere. Se infili l’auto in una curva (ricordo: siamo in Wet e fuori piove) e affondi il piede sull’acceleratore, l’auto fa crescere la velocità fino al limite di aderenza possibile; è così che la F8 sembra diventare la punta di un compasso perfettamente centrato sulla curva. Poi, quando la svolta termina e il rettilineo si rifà sotto, riallineando il volante la potenza cresce: il sistema ricalcola centimetro per centimetro il grip disponibile scaricando sull’asfalto bagnato solo i cavalli gestibili… tutto questo accade mentre tieni il gas spalancato. Quei pochi chilometri percorsi sotto l’acqua a sfottere l’elettronica della Ferrari F8 Tributo mi hanno fatto capire quanto la messa a punto di un’auto del genere non sia uno scherzo: per davvero, questa è un’auto sfruttabile in tutte le condizioni. E da chiunque. Più che a bocca aperta, in effetti, la bravura della F8 lascia impietriti. Cioè come mi sento.

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OMAGGIO ALLA STORIA. Sopratutto perché questa Ferrari non è nata con l’intenzione di esibire la sua bravura elettronica sotto l’acqua, ma per danzare tra le curve di una bella strada aperta, per esempio, o tra i cordoli di una pista. La F8 Tributo, come suggerisce il nome, è l’omaggio che alla Ferrari hanno voluto fare alla ‘berlinetta all’italiana’ e al suo motore V8 in particolare. È dai tempi della 308 GTB, infatti, che questo tipo di Rossa non manca di appassionare per le sue doti di agilità: con gli anni le prestazioni sono via via cresciute e non solo in termini assoluto. Se è vero che uno 0-100 km/h in 2”9 e soprattutto lo 0-200 all’ora in 7”8 sono dati impressionanti da vivere sui sedili della F8 è anche più sbalorditiva la capacità di quest’auto nel metterti a tuo agio con la sua velocità (arriva a 340 all’ora!): il Manettino, la levetta magica che combina gli ausili di guida per permettere un po’ a tutti di goderne le prestazioni, è settabile in cinque posizioni; Wet, Sport, Race, CT Off e ESC Off: in pratica un crescendo di presa di coscienza di cosa significhi avere per le mani una supercar da 720 cv e 770 Nm. Un’auto che sa trasformarsi da iperdocile (Wet) a furia (ESC Off, che esclude tutti i controlli meno sospensioni elettroniche, abs e differenziale elettronico) mano a mano che le tue capacità di guida crescono. E (se non crescono…) che grazie proprio al Manettino sa porsi verso chi la guida nel modo a lui più consono. Tra i vari sistemi di assistenza segnalo l’evoluzione del Side Slip Angle Control che consente, soprattuto nella posizione CT Off (ma pure, in maniera minore, in Race), di esibirsi in sovrasterzi di potenza in sicurezza. Nel video, Raffaele De Simone (ormai storico collaudatore delle Ferrari di ultima generazione) spiega bene la differenza tra le assistenze di guida Race, la più adatta ad ottenere prestazioni massime in pista, e la CT Off, quella giusta per giocare ai sovrasterzi con la F8 Tributo.

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IL PROTAGONISTA. Dietro la schiena si fa sentire sempre il rinnovato V8 biturbo: un motore pluripremiato che è riuscito a mantenere livelli di potenza identici a quelli della 488 Pista grazie a interventi importanti che Veloce racconta in questa gallery+. Notevole, in particolare, il lavoro svolto sulla sua acustica e sulla prontezza di reazione ai comandi dell’acceleratore. La F8 è un tributo a tutto tondo al mondo delle berlinette di Maranello: infatti, scorrendo con lo sguardo la sua linea, è possibile ripercorrere la storia di questa tipologia di auto a partire dalla 308 GTB del 1975. Sopratutto è possibile ammirare il grande lavoro svolto dai designer (sempre capitanati da Flavio Manzoni) nell’addomesticare l’aria: la Tributo è più efficiente, aerodinamicamente parlando, della 488 GTB del 10 per cento ed è più deportante del 15 per cento. In pratica sta più schiacciata al suolo. E in pista si è sentito.

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ATTENZIONE AL PASSEGGERO. È pure più leggera di una quarantina di chili (il suo peso a secco è di 1330 kg) rispetto all’auto che sostituisce e il suo peso a secco è di 1,85 kg per ogni cavallo. Proprio da questo dato e dalla prontezza di risposta del V8 passa la sensazione di scatto che provocano le accelerazioni. Il tutto senza interferire sul confort: gl’interni rinnovati (bello il tunnel centrale inedito e di carbonio, come pure i rivestimenti delle portiere) sono rifiniti con grande cura; la stessa che è stata dedicata al passeggero con l’introduzione, ad esempio, di un nuovo schermo da 7”: riporta le informazioni di bordo (velocità, contagiri, forza g ecc), di navigazione, dell’impostazione selezionata col Manettino e dei media riprodotti. Infatti la F8 Tributo, nonostante abbia la stessa potenza della 488 Pista, è un po’ più orientata al viaggio e all’esperienza di guida a tutto tondo. Non solo di pista quindi, per 236 mila euro. E un annetto di passione: il tempo che occorre per mettersi in garage un’icona del divertimento di guida.

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