
Hyundai Ioniq 6 N: geniale… o una grande contraddizione?
Dopo due giri di riscaldamento sto iniziando il quinto e ultimo giro veloce nel circuito spagnolo di Castellolì. Se fino a pochi minuti fa avevo un’espressione scettica dipinta sul viso, adesso ho un sorriso un po’ strano, come quello che ti viene quando un amico ti fa uno scherzo un po’ pesante ma comunque divertente. La causa di questo susseguirsi di stati d’animo è un’auto molto particolare, che risponde al nome di Hyundai Ioniq 6 N. Parente stretta della Ioniq 5 N, vuole convincere gli smanettoni più scettici che anche un’auto elettrica può andare forte, e soprattutto divertire, in pista.

HARDWARE E SOFTWARE. Per riuscirci ha diverse frecce al suo arco, frutto di un grande impegno tecnico profuso dai ragazzi del reparto N, che le auto sportive hanno già dimostrato più volte di saperle fare. Parlare di tutti i componenti hardware e software che supportano la missione della Ioniq 6 N richiederebbe davvero troppo spazio, quindi se volete leggerli nel dettaglio li trovate qui. Io, invece, vi racconterò come sono andati questi giri in pista, partendo dalla posizione di guida che è pressoché perfetta, così come il sedile, contenitivo al punto giusto.

PULSANTI A PROFUSIONE. Dopo aver spinto diversi pulsanti per farle esprimere le massime prestazioni, attivo anche il suono artificiale e la funzione che simula le cambiate, con tanto di scoppiettii in rilascio e intervento del limitatore se ci si dimentica di tirare la paletta di destra. I Pirelli P Zero non sono semi-slick, ma con 15 °C di temperatura esterna dovrebbero resistere per qualche giro a tavoletta e comunque sono progettati specificamente per la Ioniq 6 N. Esco dalla corsia box, distendo il piede destro e la Hyundai balza in avanti con rabbia, mettendo a terra 650 CV.

22 QUINTALI DA GESTIRE. Alla prima staccata il trasferimento di carico è presente ma non eccessivo e il pedale del freno si rivela abbastanza modulabile, anche se un pochino leggero nella prima parte di corsa. È importante portare la frenata fino alla corda, perché 22 quintali non sono pochi e il sottosterzo è subito pronto a ricordarlo. Il volante è molto preciso, pesante al punto giusto e abbastanza comunicativo da trasmettere nei palmi l’aderenza disponibile. In percorrenza l’appoggio è molto buono, con un rollio contenuto e in uscita di curva, soprattutto se è lenta, il sovrasterzo è dietro l’angolo.

GUIDA PULITA. Il software fa di tutto per evitarlo, ma 740 Nm sono davvero tanti, quindi bisogna essere puliti se si vuole fare strada. La Hyundai Ioniq 6 N, comunque, non fa una piega ed è pronta ad assecondare sia la guida precisa che quella più sporca e divertente. Il cambio simulato e il suono artificiale sono fatti così bene che a volte ci si dimentica che sono finti e non c’è dubbio che aumentino il coinvolgimento, anche perché la Hyundai va così forte che non c’è tempo per fare ragionamenti sui massimi sistemi. Quelli arrivano dopo ed è difficile avere un’opinione definitiva: dinamicamente la Ioniq 6 N è una bomba, la pista è casa sua e va davvero forte.

LA PISTA È CASA SUA. Però, per coinvolgere appieno il pilota utilizza dei sistemi elettronici che simulano gli effetti (per qualcuno difetti) proprio di quella tecnologia “preistorica” che vuole sostituire. Questa, nei fatti, è una contraddizione, ma è anche vero che le emozioni non appartengono alla razionalità e che nessuno ha una ricetta pronta e collaudata per consolidare un cambio di paradigma che sembra inesorabile. Quindi lo sforzo di Hyundai è comunque apprezzabile, perché in pista la Ioniq 6 N è assolutamente credibile ed è una delle pochissime elettriche ad avere questa qualità.






























































