
La Denza Z è cinese, ma non è una cinesata
Con i cinesi non sai mai bene cosa possa succedere. La BYD ci invita al Festival of Speed di Goodwood (se non lo sapete già, vale il viaggio anzi, è Il viaggio da fare per i veri appassionati) dove presenteranno varie novità, anche con il loro marchio di lusso, Denza. Qualcosa si potrà anche guidare. Cosa? Boh! Atterrato di buon mattino a Heathrow, una gentilissima cinesina in divisa BYD mi invita a salire sul pullman. Alla guida, un parente di Mansell, o forse di Hill: veloce, spavaldo, nel correre con un elefante fra le strette stradine della campagna inglese (penso che Hamilton sarebbe più prudente). Ha fortunatamente un gran controllo del mezzo, ma poi ho capito perché le fiancate sono rigate: tutte le “carezze” ai rami degli alberi sulla strada sono opera sua. Arrivo sano e salvo a Gooodwood e saluto l’autista che sta tracannando acqua a litri per sopportare un caldo decisamente troppo torrido per i britannici. Gli avrei dato anche la mano per fargli i complimenti, però mi accorgo che non ci ha scaricato al Festival ma al vicino circuito (sì, quello storico dove si svolge il Revival, altro viaggio, anzi Viaggio da fare: date un’occhiata al nostro reportage dell’edizione 2025 per farvi un’idea).

TUTTI IN PISTA! Noto subito una gran folla. Certo che la BYD non ha proprio badato a spese: s’è presa in esclusiva tutta la pista per presentare le novità e… regalarci dei giri in pista con la Denza Z. A saperlo, magari mi sarei preparato prima. Di sicuro, mi dico, un’idea dell’auto i colleghi inglesi se la sono fatta, visto che non sono andati per il sottile con le critiche (a dire il vero anche sull’organizzazione). Breve briefing, giusto due notizie che vi giro per farvi capire com’ero messo: lunga 478 cm, la Denza Z è elettrica, ha un motore all’avantreno e due collegati direttamente a ciascuna delle ruote posteriori, per ben 1604 CV combinati e 1240 Nm(!) di coppia massima. Trazione integrale. Ti aspettano in pista, hello.

DUE GIRI, MEGLIO CHE NIENTE. Casco in testa, corsia dei box. Mi dicono che la coupé che sto per guidare è un’auto di pre-produzione e che posso guidare solo in modalità Standard. Mi dicono anche che il test consisterà in appena due giri, più uno di raffreddamento da percorrere molto lentamente. Rispondo poco educatamente in italiano, confidando sul fatto che né gli inglesi né i cinesi afferrino il significato delle mie parole. Ma si può presentare un’auto così importante per la BYD (è il suo manifesto tecnologico) in un contesto che più bello non si può, senza un’approfondita sessione tecnica e con appena due giri di pista a disposizione? Mah! Allora, sintonizziamo al massimo la nostra sensibilità e cerchiamo di capire il più possibile di questa Denza Z coupé.

NON È BRUTALE (ED È UN COMPLIMENTO). Curve veloci, poi lente, anche con infidi cambi di pendenza, rettilinei non molto lunghi: il tracciato di Goodwood è molto più tecnico di quel che sembra. Il primo giro mi serve a prendere confidenza con la Z e la pista. Entro presto in sintonia con lo sterzo: preciso e pesante il giusto, mi aiuta a impostare le traiettorie. Col pedale del freno dalla corsa breve, invece, serve un po’ di più per intenderci. Le sospensioni a controllo elettronico agevolano inserimenti piuttosto neutri e fanno sì che l’auto curvi quasi piatta (il rollio è contenuto, si avverte solo al limite). Più tardi, mi è chiaro perché quest’auto, che proprio piccola e leggera non è, si guida bene in curva. Parlando con lo staff della BYD scopro che la Denza Z ha molle ad aria e ammortizzatori magnetoreologici con all’interno un fluido (con particelle elettromagnetiche in sospensione) che consente uno smorzamento rapidissimo dei contraccolpi subiti dall’auto sulle imperfezioni dell’asfalto. Prodigi della moderna tecnologia, non c’è che dire. Qualcosa da dire sulla spinta dei motori a corrente, invece, ce l’avrei: francamente, mi aspettavo una fiondata più violenta, invece noto con piacere che la spinta è vigorosa, ci mancherebbe altro, ma altrettanto progressiva. Il che in una pista in cui l’insidia è dietro l’angolo (o meglio, dietro ogni curva…) è tutto di guadagnato, oltre a evitare inutili e odiosi giramenti di testa.
BOLIDE SILENZIOSO. Finito il primo giro, nel secondo spingo di più. La Denza Z non si fa pregare, corre. Corre forte. Lo sterzo continua a rispondere bene, i freni carboceramici mordono con veemenza, l’auto si corica un pochino di più ricordandomi quei 2230 kg riportati nella scheda alla voce “peso a vuoto”. L’avantreno, però, comincia a perdere aderenza nelle curve (pneumatici stradali 255/40 R 20 davanti e 295/35 R 20 dietro). Visto che le traiettorie sono giuste, deduco che sto affrontando questa prima parte del tracciato con troppa irruenza. Forse la Denza Z non va guidata così. Cambio stile, guido più “pulito”, assecondo l’auto e la Z di colpo ritrova il suo equilibrio. E guadagna velocità. Il tutto in un silenzio surreale, nel contesto di una pista in cui ogni anno a settembre il frastuono dei motori delle auto d’epoca da corsa è tale da mettere seriamente a rischio l’incolumità dei timpani degli spettatori.

POTENDO, SI RICARICA ALLA SVELTA. Scendo dalla Denza Z, che è bassa come una supercar a motore centrale, abbastanza soddisfatto. Tutto sommato, ho capito abbastanza il suo “spirito”, più da granturismo comoda e veloce che da rude sportiva da guidare col coltello tra i denti. Certo un altro giro avrebbe aiutato a capirla un po’ meglio, ma l’istruttore al mio fianco è stato perentorio: l’ultimo giro, non ho avuto altra scelta che raffreddare i freni. En passant, mi domando quanto possano durare i 75 kWh della batteria guidando in questo modo. I cinesi assicurano che 400 km si fanno. E poi, puoi caricare fino a 1500 kW. Peccato che in Italia di colonnine così non ce ne siano (mentre in Cina sono oltre 6000). Guardo il frontale aggressivo, i parafanghi ampi e bombati, le fiancate morbide, il bel tetto in fibra di carbonio: un bel mix di eleganza e sportività, senza inutili e chiassosi eccessi. Puoi tranquillamente scambiare la Denza Z per una GT europea, del resto alle sue linee ha contribuito il centro stile della BYD a Milano, diretto da un certo Wolfgang Egger (sua l’Alfa Romeo 8C Competizione).
TASTO MAGICO. Dentro la Denza Z lo spazio non è molto. I due sedili dietro sono solo di fortuna e le finiture sono curate. Immancabili il maxi-schermo e il sottostante tunnel a ponte, una firma della produzione cinese, ma forse era meglio lasciarli alle crossover. Comodi i fianchetti del sedile che, in curva, si gonfiano dal lato opposto a quello della sterzata. Il volante mi piace, ma è affollato di tasti. Su quello rosso su cui mi cade l’occhio c’è scritto Boost: premendolo, si ha tutta la potenza (e, ciao batteria). Chissà com’è, darà la fiondata per i 2,3 secondi promessi nello “0-100”? Speriamo di scoprirlo una prossima volta.

PS Per la cronaca, la Denza Z coupé sarà in vendita in Italia a fine 2026 a circa 150.000 euro. Per quella che la casa chiama Spider, ma che in realtà è una cabriolet 2+2 con la capote in tela motorizzata, di euro ne serviranno almeno 20.000 in più. È prevista anche la variante Racing della coupé: molle in acciao anziché ad aria, veste aerodinamica diversa con alettone posteriore per aumentare la deportanza, impianto di raffreddamento potenziato e 300 km/h anziché 350 di velocità massima.





























