Lamborghini Urus: correndo attorno al vulcano

Esperienza Dinamica Terra‘, tre parole che racchiudono il senso profondo di un’auto particolare come Lamborghini Urus: quelle che pochi, compresa buona parte dei clienti, hanno modo di conoscere. Tre parole che sono il titolo del programma Lamborghini per esplorare territori altrettanto particolari, con sensazioni coinvolgenti, alla guida della supersuv del Toro. Perché le potenzialità della Urus garantiscono emozioni anche oltre l’asfalto: provare per credere. Qui a Veloce ci eravamo già posti la domanda se la Urus fosse la Lamborghini tra le sport utility con la ‘L’ maiuscola, portandola a scatenarsi in una cava (qui per saperne di più). Stavolta invece l’avventura è diversa: si parte da Taormina per percorrere il periplo dell’Etna in senso orario, guidando con il piacere che può dare una Lamborghini, su tutti i percorsi che si incontrano. Con lunghi tratti fuori strada e perfino scatenando Urus nella sconfinata area di Nicolosi, dove la lava sembra mostrare l’aspetto di un’enorme arena, nella quale scatenare il Toro. 

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IL MOMENTO DELLA PROTAGONISTA. Oggetto del desiderio che i clienti devono attendere fino a sette mesi. Questa la richiesta per un’auto unica, che pur avendo affinità con altre suv sportive del Gruppo – dalla Audi RS Q8 con 600 cavalli alla ultimissima Porsche Cayenne Turbo GT, la suv-coupé da 640 cv– mantiene il primato della potenza assoluta con 650. Più quelli della grinta e del fascino, riconosciamolo, del marchio italiano. Siamo alla partenza, vicini al mare, alla Baia delle Sirene nei pressi di Taormina, dove tutto sembra mitologico, cominciando dai nomi: quello della Lamborghini Urus non è da meno. La ammiriamo, cercando quasi inconsapevolmente di trovare qualche elemento stilistico forzato oppure non adeguato al marchio. Ci sono molti particolari ‘aggiunti’ in un certo senso, eppure l’insieme è assolutamente da Lambo. E ci piace, tanto.  

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SALIAMO A BORDO. La vista degli interni mostra come ogni componente sia stato disegnato pensando al Toro e a suoi particolari di stile, con quegli angoli che lo definiscono e ne certificano l’unicità. Poi ci sono i comandi che, non è un modo di dire, ci fanno sentire a bordo di un aereo da caccia: i sedili sono giustamente rigidi ma con mille regolazioni (alcune dal display centrale, da ricercare) per trovare la postura preferita, leve a tasti a portata di mano, strumentazione con grafica altrettanto tipica. Ci sentiamo verso il futuro, ma non è un videogioco: la funzione determina forme e stile. Dobbiamo familiarizzare con le modalità Anima ed Ego: quindi finalmente, tra i due solleviamo la ‘sicura’ rossa che sui caccia protegge il pulsante di sparo e premiamo il bottone per avviare il V8 biturbo. Un tuono squarcia l’aria: non sono le ire del dio Vulcano ma i quattro terminali Akrapovič, pronti a farci capire quanto sia unica questa supersuv.

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DANZA TRA LE CURVE. La guida inizia in autostrada, dove scorrevolezza e precisione sono encomiabili, ma i limiti ci costringono ad andature attorno a poco più di un terzo di quanto potrebbe correre Urus. Apprezziamo il comfort, l’erogazione sempre disponibile con riprese piene, che sfruttiamo – rallentando prima appositamente – per qualche sorpasso fulmineo, nei quali sentiamo la pulizia di guida e la stabilità offerta dalle quattro ruote sterzanti. E, nel caso, la frenata, che da 100 km/h a 0 richiede appena 33,7 metri. Usciti al casello di Giarre, cominciamo a guidare sulle strette e trafficate strade fino a Zafferana Etnea, per poi salire con decisione lungo la SP 42 con prima meta il Rifugio Sapienza. I paesaggi ci distrarrebbero dalla necessaria concentrazione sulla guida: pur conoscendoli bene evitiamo di farci sedurre (saranno le Sirene della baia?) pensando solo al Toro e al nostro d’asfalto. Impressionante come lo scudetto sul frontale e il colore della carrozzeria portino a far riconoscere la sport utility come una Lamborghini, e le altre auto agevolino il sorpasso. Dalla salita sembra essere sparita la pendenza: l’erogazione è massima, la percorrenza nelle curve strette mostra tutta l’agilità data dallo sterzo integrale (in questo caso controfase, diminuendo il raggio di volta) poi ci pensa la trazione a smistare la coppia più al posteriore, facilitando l’uscita. Proiettandoci come fulmini verso la curva successiva. 

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ALLA RICERCA DELL’ANIMA. Dal percorso tortuoso, salendo in quota, agli allunghi con ampi tornanti (e ottima visibilità) dove sentire la grande stabilità e la trazione, ci si sente sicuri anche quando la strada è ricoperta da ceneri vulcaniche, a tratti abbondanti. Il selettore Anima – che a dirla tutta è una sigla e sta per ‘Adaptive Network Intelligent MAnagement’ – ci induce a scegliere dapprima Sport, quindi Corsa. Con questa configurazione selezioniamo il comando manuale del cambio, che conseguentemente rende lo sterzo ancor più diretto, da appassionati della massima reattività. Per ‘recuperare’ quanto si perde con i cerchi montati: per il successivo uso offroad, sono stati scelti ‘solo’ da 21″ invece dei 23″. La dinamica si fa splendidamente precisa e reattiva. Anche lo smistamento della coppia tra le ruote dello stesso asse agevola l’agilità ed è fin troppo facile raggiungere andature da pilotaggio. Poi, decidiamo di ammirare il paesaggio, per rientrare nei ranghi e anche riprendere fiato.   

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OLTRE L’ASFALTO. Una piccola deviazione, il tempo di spostare Anima su Terra e sollevare le sospensioni: basta questo per trasformare la Lamborghini Urus da supersuv a capace fuoristrada. Il comfort non si riduce troppo, mobilità e motricità sono elevate – più di quanto immaginabile considerando le gomme, del tutto stradali – e percorriamo sentieri e tratturi che dal fondo terroso o di cenere, diventano rocciosi (naturalmente lavica) e che richiedono attenzione per quanto sono taglienti nei confronti dei pneumatici. Di fronte a certe rampe solleviamo le sospensioni al massimo: l’altezza da terra raggiunge i 24 cm, valore assai rilevante che si può mantenere però solo fino a 35 km/h. Gli ostacoli sono superati con facilità: tra salite e discese, inclinazioni laterali e twist (quando l’angolazione degli assi è opposta) tali da generare lo stacco dal suolo di una ruota, eppure la Urus procede sicura, raggiungendo la zona designata.

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IL TORO NELL’ARENA. Ma torniamo all’inizio del racconto: l’evento di chiama Esperienza Dinamica Terra e lo scenario non è da meno. L’anfiteatro incornicia la spianata ricoperta da abbondanti polveri vulcaniche, dove un percorso simula uno slalom da percorrere all’andatura che si ritiene opportuna. Disattiviamo i controlli, configuriamo per la massima erogazione, lasciamo che le sospensioni scendano un po’ (abbiamo intenzione di spingere forte) e attendiamo il via. Il Toro si scatena con efficacia e precisione, l’acceleratore diventa on-off, il piede sinistro sfiora il pedale del freno, pronto a gestire le danze con la guida a due piedi, se fosse necessario, ma Urus risponde perfettamente al pilotaggio. Via di grandi traversi senza mollare, resistendo alla tentazione di arrestarla quando sembra che stiamo perdendo il controllo. Invece no: giù tutto, credendoci, anche quando il limite pare superato e via con lo sguardo già ai birilli successivi, gestendo l’imbardata per passare da un lato all’altro del sovrasterzo. L’entusiasmo per essere andati forte, anzi onestamente molto forte, senza aver abbattuto alcun birillo, è superato dalla raggiunta convinzione del valore strutturale della Lamborghini Urus. A tutto campo, potremmo dire. Anzi, certificare. Aggiungendo come il motto “unlock any road” sia perfettamente adeguato. E già ci manca il tuono degli scarichi. (Testo: Nicola D. Bonetti)

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