
L’Aston Martin Vantage S mi ha ricordato perché amo guidare
Per tanti anni chi voleva una Aston Martin Vantage alla fine comprava una Porsche 911. Opinione lapidaria direte voi, ma ci sono decenni di storia automobilistica a suffragare questa mia affermazione. Non che la Vantage non abbia ottenuto un discreto successo nella sua carriera, ma niente di paragonabile a quello della sportiva tedesca. E il motivo è lì da vedere. Bella, bellissima da perderci la testa, ma indietro sulla meccanica e altrettanto sui contenuti tecnologici. Bene, tutto questo è stato vero fino a poco tempo fa, ma le cose sono cambiate. Non subito, la partnership con Mercedes non sembrava infatti aver risolto i problemi come sperato, ma dalle parti di Gaydon hanno continuato a lavorare e finalmente hanno capito che cosa serviva per fare la differenza e che cosa di buono nella storia del marchio era stato fatto e valeva la pena riportare alla luce. E da qui a poco davvero tutto è cambiato.

LE BASI. Lo stile era la parte più “facile”: per disegnare una nuova Vantage e darle successo non serviva stravolgere (come fatto con quel frontale pochi anni fa) ma tornare alle basi, ovvero a ciò che da sempre rende bella e irresistibile una Aston Martin. E bastano pochi secondi per capire che è proprio così con la nuova Vantage S. Muscolosa, cattiva quanto basta per trasmetterci visivamente “il peso” della sua potenza, ma elegante e sinuosa come solo le GT inglesi hanno saputo essere negli ultimi 40 o forse 50 anni.

UNA VAGONATA DI CAVALLI. Passiamo al motore: la partnership con Mercedes-AMG era fin dall’inizio un passo nella giusta direzione, ma per dare il giusto carattere alla Vantage serviva qualcosa di più. Pensiamo alle Vantage degli Anni ’80: che cosa le distingueva davvero? Non erano certo alla pari di alcune supercar italiane e tedesche tra le curve, ma sul dritto erano dei “mostri” grazie a brutali V8 con una vagonata di cavalli. Perché quindi non seguire una simile filosofia anche nel 2026 con tutta la sicurezza, però, di un motore teutonico? E allora il 4.0 V8 di AMG è stato rivisto e corretto dagli ingegneri di Aston Martin con un due turbine molto più grosse capaci di avvicinare l’otto cilindri alla soglia dei 700 CV.

DAL TECH NON SI SCAPPA. Infine gli interni. Pelli e materiali pregiati sono sempre stati la firma delle GT di Gaydon, ma da quando la tecnologia ha fatto il suo ingresso a bordo, le cose non erano proprio andate per il verso giusto. Prima gli infotainment Volvo con tanto di telecomando negli Anni 2000, poi la seconda scelta di Mercedes con l’adozione di sistemi multimediali oramai vetusti. La soluzione? Armarsi di coraggio e svilupparsi il proprio sistema in casa. Una cosa più facile da dirsi che da farsi per una piccola casa automobilistica che non ha i volumi della Volkswagen, ma c’è da dire che anche le richieste dei clienti, in questo campo, non erano così elevate. Basta che tutto funzioni senza ritardi e che ci siano le cose che utilizziamo di più ovvero Apple CarPlay e Android Auto, degli schermi di buona risoluzione e una grafica di pari eleganza al resto della vettura. E anche qui l’obiettivo è stato raggiunto.

ALLE STELLE. Finalmente è arrivato il momento di raccontarvi come va questa nuova Aston Martin Vantage S, ma prima mi sembrava doveroso precisare quanto è cambiato e quanto è migliorato il modo di costruire queste vetture negli ultimi 5 anni. Perché la bella linea e persino la guida non bastano a giustificare l’acquisto di un’auto da 200 e passa mila euro. Ma se le mie opinioni sulle Aston Martin recenti erano già più che positive dopo aver guidato questa nuova Vantage S sono alle stelle.

EVOLUZIONE DELLA SPECIE. Perché al di là di aver azzeccato le basi per costruire una buona auto sportiva, le due ore e mezza passate al volante della Vantage S mi hanno dato l’idea che i suoi ingegneri abbiano compreso più di altri che cosa serve davvero a una gran turismo per far innamorare chi la guida. E delle schede tecniche non so voi, ma io non mi riesco ad innamorare. Le automobili sportive non sono mai state più veloci ed efficaci di oggi nello scaricare a terra cavallerie che pochi anni fa avrebbero messo sull’attenti un vero pilota. E questo, non fraintendiamoci, è un bene. Perché okay le emozioni, ma se poi si ha paura di schiantarsi a ogni curva sarà difficile innamorarmi di un’auto.

BAMBINI CRESCIUTI. Ma spesso mi sembra che si sia andato troppo oltre: sono innumerevoli le auto che mi hanno lasciato a bocca aperta di recente, in pratica quasi tutte le sportive ibride di ultima generazione che ho avuto la fortuna di provare, ma se restringo il campo a quelle che vorrei davvero mettermi in garage il numero scende drasticamente. Non perché non mi siano piaciute, ma perché semplicemente non rispondono a ciò che sognava il me bambino di una volta. Ovvero fare un bel po’ di rumore, far fumare le gomme a ogni occasione, tutto questo avendo, però, abbastanza spazio e comfort da poter fare dell’auto in questione una vera compagna di vita e non solo l’avventura di un weekend.

QUELLO CHE CONTA. E l’Aston Martin Vantage S risponde perfettamente a questa filosofia: una vera GT perché pur essendo ancora più incentrata sulle performance rispetto alla Vantage “base” non spacca la schiena, anzi, ma una volta impostata la modalità track e perché no disattivato i controlli, non ha freni inibitori: il suo V8 ha una voce roca, piena, che sembra non essersi piegata alle sempre più stringenti normative sul suono che hanno messo il bavaglio a così tante sportive. E tutti i 680 cavalli che eroga non finiscono alle ruote attraverso super tecnologici congegni elettronici, ma vanno dritti alle gomme posteriori attraverso un bel differenziale autobloccante che non si intimidisce davanti a del fumo, anzi, vi aiuta a pennellare curve e tornati di sovrasterzo in sovrasterzo con tutta quella facilità che proprio quel grande avanzamento tecnologico degli ultimi anni ci ha portato.

CI HO LASCIATO IL CUORE. L’Aston Martin Vantage S è – nella sua categoria – un po’ il meglio dei due mondi. La modernità del progetto l’ha resa facile abbastanza da divertire senza intimorire e in questo contribuisce tanto il carattere del suo V8 che nonostante le vagonate di sovralimentazione e l’assenza di un sistema ibrido a colmarne i vuoti di coppia, dimostra una linearità e una reattività di reazione al pedale del gas che mi ha lasciato a dir poco sorpreso. Poche auto rispondono così bene ai vostri input senza il tocco magico degli elettroni. Un po’ meno bene il cambio, il classico ZF a otto marce, che come in tutte le sue applicazioni è quasi ineccepibile anche se su altre vetture si mostra ancora più rapido e svelto specie in scalata. Molto bene invece lo sterzo e i freni che restituiscono quel senso di immediatezza che distingue l’esperienza di guida di una vera auto sportiva da quelle che “diventano” sportive solo in alcune particolari versioni.

DA 208.000 EURO. Il risultato è che ci si diverte davvero, tanto e senza pensieri. Sicuramente esistono vetture più veloci cronometro alla mano, probabilmente anche con meno cavalli sulla carta. Però quanto conta per voi il cronometro se ai cordoli di una pista preferite i tornanti di un passo di montagna? Chiudo infine parlando di prezzo: 208.000 euro circa per questa Aston Martin Vantage S Coupé. La spider costa qualcosa in più e sicuramente non farei a meno dei freni carboceramici (optional) per divertirsi senza ansie anche quando si inizia a staccare forte e in discesa. Il resto sono vezzi estetici, per cui possiamo tranquillamente dire che con 230.000 euro circa una bella Vantage S ce la si mette in garage. Tanti soldi? Sicuramente in senso assoluto, ma se guardiamo alla concorrenza il discorso cambia. E non poco. Una Porsche 911 GTS T-Hybrid costa se va bene poco meno, una Turbo che ha una cavalleria simile a questa Vantage S ancora di più. E la Ferrari Amalfi, anche lei, è decisamente più costosa. Insomma nel 2026 questa elegante GT inglese con la voce da musclecar potrebbe quasi rivelarsi un affare…




























