Lotus Exige S: il colpo di fulmine

Lotus Exige S: il colpo di fulmine

Anni di relazione, di fiducia reciproca e di supporto nel bello e cattivo tempo non sono bastati: tra me e 3bmeteo è finita. Il giorno prima la famosa app di previsioni mi aveva rassicurato con tante iconcine a forma di sole e qualche sporadica nuvoletta lungo il Passo della Cisa, meta del test di oggi, così ho impacchettato tutto e all’alba del giorno dopo sono partito. Destinazione Pontremoli, un paese all’estremo Nord della Toscana che segna la fine della SS62, o perlomeno della sua parte migliore. Dal casello di Fornovo fino a lì ci sono 58 spettacolari chilometri interrotti solo di rado da paesi, un percorso impegnativo e esigente che tocca anche il Passo della Cisa. Lascio l’autostrada in anticipo per godermi quella giostra e il vasto panorama collinare, peccato per un unico insignificante problema: nebbia. Seguita da pioggia. A 90 km/h è tutto così confuso che sembra di procedere a velocità di curvatura sulla Enterprise e in cima alla Cisa non avreste minor visibilità neanche abbracciati ad una macchina del fumo al Tomorrowland. È già bello se riesco a vedere il bordo della strada. Scavallo dal Passo e verso Pontremoli le cose migliorano leggermente, le curve non sono interessanti come prima ma almeno ora le vedo, insieme a dei tappeti di foglie che complicano ogni staccata. Arrivo al luogo del ritrovo ben prima dell’orario stabilito e aspetto Marco, il proprietario, che mi sta raggiungendo da La Spezia. Una Elise S2 prima e una SC 220 poi non hanno spento l’ardente desiderio di una Exige, sogno coronato nel 2019, quando Marco ha acquistato questo bellissimo esemplare con 32.000 chilometri, Race Pack e interni persino curati.

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NIENTE È COME LORO. Per le Lotus nutro quello che in inglese definirebbero ‘soft spot’, solo che il mio ‘spot’ è tutto tranne che soft. Il brand fondato da Colin Chapman ha creato negli anni alcune delle sportive migliori di sempre, capaci di un coinvolgimento che pochissime altre auto sanno regalarvi e figlie di una filosofia dedita al piacere di guida. La prima e seconda serie della Exige sono ridotte all’osso, eccitanti e veloci a dispetto della potenza ‘modesta’, ma con la S3 a Hethel han pensato di alzare la posta: V6 da 3.5 litri con compressore volumetrico Harrop, sufficiente per 350 cavalli e 400 Nm, due cilindri, 90 cavalli e oltre 160 Nm in più rispetto ad una Exige S2 260. Per ospitare il V6 anch’esso di derivazione Toyota sono cresciute le dimensioni e di conseguenza il peso, ma con 1176 chili sulla bilancia non si può etichettare come ‘curvy’ la Exige 350. Arriva Marco e dopo uno scambio rapido di saluti e un paio di occhiate languide alla sua Lotus – verniciata in un Military Grey fantastico dal vivo – mi infilo nell’abitacolo compiendo una manovra che avrebbe reso fiera Vanessa Ferrari. Il grosso V6 ruggisce ancor più del solito grazie al terminale Komo-Tec e con i decibel del propulsore che incalzano ci avviamo verso la cima del Passo della Cisa. La situazione non è migliorata molto da stamattina, se non c’è nebbia piove e viceversa, un gioco potenzialmente suggestivo per gli scatti che raggiunge l’apice ai 1041 metri di altitudine del passo, dove la nebbia è talmente fitta che fatico a distinguere la Exige da una fioriera.

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CALIAMOCI A BORDO. Continuiamo nella nostra umida missione, la foschia finalmente decide di sollevarsi e verso le undici persino la pioggia dà tregua, rivelando un paesaggio degno di una brochure sulla conservazione del territorio. Davanti al muso della Exige si stagliano rilassanti colline e casette da fiaba, accentuate da una delicata luce che fa splendere la carrozzeria in vetroresina, un piccolo capolavoro di Hethel. Già la Elise è piuttosto bella, ma la Exige è una scultura in movimento: proporzionatissima, aggressiva senza eccessi e persino elegante da alcune angolazioni, con un susseguirsi di curve toniche che la rendono davvero attraente. Visto il fascino di questo chilometro quadrato panoramico è facile perdere la cognizione del tempo intanto che scatto, mezzogiorno arriva rapido e decidiamo di pranzare ad una nota trattoria a Fornovo. Ottima scelta, sia perché il cibo è squisito sia perché ho la possibilità di godermi la Exige fin dall’inizio della SS62. Il fatto che mi sarei innamorato della Exige era scontato come Mariah Carey a Natale… e infatti va proprio così. Mi calo in quella che potrebbe essere la fessura di un grosso salvadanaio incastrandomi nei sedili in Alcantara con cuciture gialle; possono sembrare spartani invece sono alcuni dei più comodi che possiate provare, a livello dei Recaro della Integra Type R o di alcuni gusci da corsa. Sulla Elise S3 si sale conservando un briciolo di dignità, sulla Exige è come sulla prima S1, uno scomposto Tetris di gambe e braccia che non risulterebbe elegante neanche foste la duchessa di Cambridge. Come sempre il telaio – parzialmente a vista – è in estrusi d’alluminio incollati tra loro, un procedimento di derivazione aeronautica che garantisce rigidità, leggerezza e non intacca le proprietà dei materiali. Mi lascio fasciare dal sedile, chiudo fuori il mondo e per la successiva ora vengo travolto da sensazioni che non provavo da mesi e mesi.

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SONO RAPITO. Lo sterzo, l’inserimento, i freni, l’assetto, il motore… ogni singolo aspetto si fonde in un mix miracoloso di emozioni; sarà davvero dura levarmi dal sedile del guidatore. Lo sterzo che sull’ultima Elise era leggermente più filtrato dell’originale torna ai livelli della S1: trasparenza pura, un’ondata in piena di informazioni che sommergono le vostre dita, come se aveste le mani direttamente sui mozzi delle ruote. Molte parti della Cisa sono ancora umide, cosa che oggi non mi fa né caldo né freddo tanta è la fiducia che trasmette la corona, letteralmente una narrazione pagina dopo pagina delle condizioni della strada. L’assetto è un’altra perla nella gioielleria Lotus… uno dei migliori che abbia mai provato. Il controllo degli ammortizzatori Bilstein è da non credere, delicato e teso allo stesso tempo con un’escursione ridicola e la totale assenza di rollio, come se il peso da gestire fosse un terzo di quello effettivo. Compostissimo, fine, efficace, rasenta la poesia cinetica. Prima di uno dei punti più guidati del passo, attraverso un fitto bosco, c’è una sezione che ricorda l’Eau Rouge di Spa, discesona da montagne russe a sinistra, compressione, e poi all’improvviso un muro che si innalza verso destra da fare in pieno. Mi ci fiondo, butto dentro la quarta, freno leggermente di sinistro e lascio che il V6 mi trascini fuori dalla curva come un sasso sparato da una fionda. La parte seguente è quasi sempre da terza, più che sufficiente con un volumetrico che picchia duro già da 2000 giri e ha un allungo impressionante appena passati i 3.000. Si può scherzare tutto il giorno sul fatto che il 3.5 litri derivi da una noiosa Toyota Camry, ma la realtà è che è dinamite. Il percorso così severo e la strada ancora bagnata accentuano la sua ferocia, e per far accendere le spie di cambiata devo veramente impegnarmi a fondo. Il sound è sporco, grezzo, una sorta di profondo muggito che esplode incazzoso arrivati a 5.000 giri, mentre il compressore Harrop raramente si produce nello ‘Gniiiiiii’ (termine altamente tecnico) tipico dei volumetrici. La spinta del V6 è forsennata e in queste condizioni mi basterebbero i primi 4.500 giri per spaventare qualcuno dato che grip e velocità con la quale la Lotus si divora la Cisa sono sensazionali.

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NESSUNO È PERFETTO. L’inserimento in curva è roba da 992 GT3 o da Evora, non esiste alcuna attesa, alcuna esitazione, è più rapido e deciso di un giudice corrotto. Per una quarantina di chilometri parlo veramente poco, mi voglio godere ogni singola stilla di una sportiva che non mi faceva sentire così immerso e coinvolto da quando provai quella furia della Huracan STO. Questo idillio è rovinato da un unico, grande difetto, per fortuna risolvibile. Ok, è un po’ da fissati, però la pedaliera non è l’ideale per il punta tacco visto che l’acceleratore è distante dal freno e come sulla prima Elise c’è un leggero lag nella parte iniziale della corsa. Sistemando questa pecca – la mia caviglia sta facendo contorsioni che imbarazzerebbero un Playmobil – la Exige rasenterebbe la perfezione. Il cambio (derivato dalla Auris, true story) non lo considero davvero un difetto: per quanto non sia agile come l’ultima evoluzione coi leveraggi a vista e abbia una corsa lunga è piacevole da usare, senza contare che con un rapporto Nm/ton così favorevole potreste anche dimenticarvelo. Scendendo verso Pontremoli mi affido ai freni AP Racing, incredibili come sulla Evora 400, potenti, modulabili e con una comunicatività straordinaria che andrebbe provata una volta nella vita.

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BISOGNA PROVARLA. Per non farmi odiare dal proprietario ho guidato con il manettino (compreso nel Race Pack) sempre in Sport senza staccare tutto, il che significa acceleratore più sensibile, valvole dello scarico sempre aperte e controlli più permissivi, anche se in uscita dai tornanti sento ancora troppo il taglio dell’elettronica. Un fastidioso incentivo a guidare il più puliti possibile. La Exige V6 fu il pinnacolo evolutivo di Lotus, e anche oggi – dopo dieci anni – resta una sportiva intrisa di talento che ha solo da insegnare al mondo moderno. Parcheggio a Pontremoli certo di un paio di cose: non fossi buono come il pane sarei già fuggito con la Exige al seguito, indubbiamente una delle più eccitanti auto che abbia mai guidato. Minuzie a parte c’è ben poco da criticarle, unisce tutti i pregi della Elise e della Evora in un pacchetto esplosivo e sexy, ottenendo qualcosa di estremamente coinvolgente e (aspetto per nulla scontato) godibile a pieno su strada. Potessi la comprerei domani.

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