
Strade leggendarie: una giornata sulle Dolomiti
I migliori roadtrip sono composti da paesaggi memorabili, belle auto e ottimi amici. L’ultima componente serve per chiacchiere senza fine e per della immancabile compagnia, ma anche supporto morale e tecnico nel caso di grane meccaniche impreviste. Oggi però sono in solitaria – un’opzione da non da sottovalutare, solo voi, la guida e il mondo – e poi sono con una vecchia Alfa… cosa potrebbe mai guastarsi? Negli ultimi mesi la mia GTV aveva subito una rinfrescata dinamica – sospensioni nuove e Bridgestone Potenza Sport – ed erano stati risolti un paio di dispetti allarmanti, tutto riconducibile alla cinghia dei contralberi e tutto teoricamente risolto.

QUALUNQUE SIA L’ITINERARIO, QUI CADETE IN PIEDI. Volevo verificare che la teoria fosse diventata effettivamente pratica, così ecco il piano: partenza alle 5.30 di mattina dal casello di Brescia centro per oltre 600 chilometri in giornata sui passi dolomitici. L’autostrada scorre piuttosto agilmente, l’abbandono presto all’altezza di Egna e proseguo verso Predazzo e Moena, incontrando subito dopo Passo San Pellegrino; nulla di memorabile, ma almeno riesco a far allungare un po’ il motore e capire che oggi l’Alfa potrebbe fare davvero la brava. In alternativa si può optare per Passo Valles, o ancor meglio per il bellissimo Passo Rolle, che però mi avrebbe portato fuori rotta verso San Martino di Castrozza.

PAESAGGI ANCORA INVERNALI. Faccio un finanziamento ad un alimentari di Alleghe (un altro, dopo quello per riempire i 70 litri del serbatoio) e mi trovo alle pendici del primo serio passo di oggi: il Giau. Questo versante è meno guidato e più lento rispetto a quello verso Cortina, meglio avere una trazione posteriore o tanti cavalli, tutto comunque più che godibile ed esaltato dal meraviglioso paesaggio attorno a me. Il sole ha superato da poco le montagne, illuminando l’inconfondibile pinnacolo del Giau e bianchissime distese di neve che resteranno ancora per un po’ visto il freddo. L’asfalto è però pulito, e le Bridgestone nonostante le temperature vicine allo zero iniziano a mostrare un bel grip e una progressione davvero gradita al limite.

UN PERCORSO PER TUTTI I GUSTI. Lascio le temperature stile cella frigorifera del Giau e devio verso il Passo Falzarego, qui fa più caldo e il percorso è un misto più veloce, condizioni ideali per spremere al meglio l’Alfona circondata da boschi colorati e cime. Il bialbero risponde bene, l’anteriore non crede di essere quello di una Civic Type R ma si lascia comunque impostare in modo fluido, lasciandomi parecchio soddisfatto una volta arrivato alla sommità. Troppi sciatori, fuggo subito verso il vicino Passo Valparola – un ampio panorama e una veloce discesa dove mi diverto con una Delta Evoluzione – e devio per Corvara, arrivando in fretta al Passo Gardena.

NON CONTA SOLO LA GUIDA. Pur non essendo uno dei miei passi preferiti il cielo ora nuvolo e l’asfalto nero a contrasto con la neve creano una visione molto suggestiva, che diventa ancora migliore appena raggiunto il Passo Sella. Le nubi incorniciano le cime del Sasso Piatto e Sasso Lungo, sempre maestose, la giusta vista per fermarsi a riposare. Mi godo la discesa e ignoro a malincuore il Passo Pordoi e la tortuosa strada verso il Lago di Carezza; bellissimi, ma la GTV sta facendo le fusa e non voglio tentar troppo la fortuna. 629,3 chilometri dopo sono a casa, senza aver disperso una goccia di olio o refrigerante e con il prossimo giro, stavolta in compagnia, già in mente. Ora sto solo aspettando una ‘cartolina ricordo’ dal Passo Giau… sperando sia l’unica della giornata.
























