Una (nuova) Bentley Flying Spur a Montecarlo

Una (nuova) Bentley Flying Spur a Montecarlo

Sembra il titolo di un vecchio film. Invece, visto che le prime Flying Spur verranno consegnate solo all’inizio dell’anno prossimo, la trama è così avvincente che una sfilza di teste, che di solito snobba tutto e tutti, si gira quasi simultaneamente al passaggio di questo nuovo oggetto del desiderio. Liberamente ispirata a quella del 1959, l’ultima berlina con la B maiuscola è lunga 5,316 metri e pesa 3mila chili (in ordine di marcia). Perché in fondo sono questi i numeri che interessano di più in un’auto di lusso. Come lo sono le tre misure delle donne o lo 0-100 di una sportiva. Il peso dà l’idea della sostanza, della quantità (oltre che qualità) di dotazioni e materiali. E la lunghezza, be’, fa subito pregustare lo spazio che avrai a disposizione in questo salotto semovente. La nuova inglesona, però, ha un’altra missione, oltre a quella di impressionare clienti e passanti. Dev’essere bella da guidare, almeno quanto lo è l’esserci portati a spasso (pezzo forte delle generazioni precedenti).

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IN GIRO CON AMBROGIO. Recuperato uno chauffeur in livrea tipo pubblicità dei Ferrero Rocher l’ho messa subito alla prova. Tragitto quasi obbligato: aeroporto di Nizza – Principato di Monaco. I sedili posteriori sono reclinabili, inclinabili e pluriregolabili (fanno pure i massaggi), in fondo al bracciolo c’è il frigobar e i due tablet Android attaccati dietro ai poggiatesta anteriori soddisfano pargoli sbraitanti e businessman impegnati. I chilometri scorrono silenziosamente e, per trattarti meglio, questa Bentley monta il primo sistema antirollio a 48V al mondo. Dettaglio che completa la versatilità delle sospensioni a tre camere d’aria (maggiorate del 60%). Lo spazio per le gambe, inutile dirlo è abbondante, almeno fino a quando non si reclinano al massimo gli schienali. È solo in questo caso che le sedie a sdraio più care del mondo mostrano qualche limite (e io sono sotto il metro e 80). I rivestimenti in pelle dei pannelli delle portiere sono un virtuosismo della tecnologia, rivestiti come sono da un complicato processo di trapuntatura 3D della pelle.

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IL VOLANTE È MIO ME LO GESTISCO IO. Scaricato l’autista davanti al casinò, inizia la seconda sessione di prove: quella alla guida. La prima sensazione, una volta al volante, è che tutto brilli e luccichi come in una vetrina di Cartier: profili, strumentazione, bocchette dell’aria e comandi vari. Le quattro ruote sterzanti ti mettono subito a tuo agio. E intanto tiri un sospiro di sollievo: la lunghezza non è più un problema (in movimento e nei parcheggi). Nei tornanti provenzali la berlina si comporta da sportiva anche grazie al Dynamic Ride che ci mette lo zampino. Un sistema che sa sorprenderti soprattutto nei cambi di direzione (e inclinazione, insomma nelle classiche curve in sequenza da raccordare), o quando arrivi un po’ troppo forte e stacchi duro, aspettandoti uno sconvolgimento dell’andatura… che però non c’è. Già perché la berlinona entra piatta, percorre piatta, esce piatta, nel senso di inclinazione, non di emozione. Il pedale del freno è quasi sportivo (forse non modulabilissimo, ma del resto la mole da frenare richiede prontezza) e il volante, rigorosamente muto, in realtà è più diretto di quello che si potrebbe immaginare. L’acceleratore è pronto (forse fin troppo, visto che in qualsiasi modalità lo si metta ha sempre una certa difficoltà a essere dolce) e il motore, il W12 di 6000 cc ha un’erogazione esuberante. Per non parlare dell’allungo. E se il detto degli inglesi è vero, e cioè che in un’auto si guida la coppia, i 900 Nm soddisfano decisamente tutti. I più sportivi sappiano poi che lo 0-100 si fa in 3″8 mentre la velocità massima è di 333 km/h. Il cambio ZF a doppia frizione ha 8 marce che si sparano dentro come se fossi al poligono. Ottimo motore, insomma, ma non bisogna aspettarsi il coinvolgimento, anche sonoro, di un V12 tradizionale.

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IL RITORNO DELLA MASCOT E ALTRI GADGET. Tra i tanti vezzi della nuova Flying Spur ce n’è uno che spicca, se non altro perché erano anni, anzi decenni, che non si vedeva più. Signore e signori, ecco a voi la B alata sul cofano. La mascot, disponibile anche nera o con le ali trasparenti e retroilluminate, appare e scompare all’apertura e alla chiusura dell’auto. Per la gioia dei proprietari e la delusione dei collezionisti di stemmini (volgarmente chiamati ladri). In mezzo alla plancia campeggia l’immancabile display rotante che, a seconda dei gusti, mostra il touchscreen da 12″3, oppure un’infilata di strumenti analogici (tre) o un bel pannello pulito che in Bentley hanno soprannominato digital-detox. Una cura efficace contro l’intossicazione da tecnologia. Ma se poi fossi preso all’improvviso da una crisi d’astinenza digitale, c’è sempre il telecomando touch con cui si possono attivare un sacco di cose: come le tendine, il climatizzatore, i massaggi del sedile e la cromoterapia. Il silenzio della Bentley ti dà fastidio? Puoi scegliere tra tre impianti audio, i più belli sono il Bang & Olufsen a 16 altoparlanti o il Naim da 2200 W e 18 casse.

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VISITA GUIDATA. Alla presentazione c’era anche il capo designer Stefan Sielaff, e ne ho approfittato per farmi raccontare scelte e segreti della Flying Spur (che puoi vedere anche nel video). La carrozzeria è in alluminio. Muscolosa e imponente ha una power line marcata (quella linea che accentua la sensazione di potenza e spicca nella parte posteriore della fiancata), ottenuta con una lavorazione dell’alluminio che ha richiesto temperature di 500 gradi… “Ciononostante, sottolinea Sielaff, le cose più difficili da realizzare sono state le cornici delle bocchette e degli orologi. Quella nella parte centrale della plancia è composta addirittura da 5331 sfaccettature tutte diverse tra loro”. Che vuol dire che sono state disegnate una per una… L’interno è un tripudio di pelle. E c’è un motivo. “Questo rivestimento ci facilità moltissimo nelle personalizzazioni”. Traduco: un conto è cambiare il materiale di un pezzo (cosa che mette in ballo omologazioni, sicurezza…) un altro è scegliere semplicemente un tipo di pelle diverso.

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La nuova Flying Spur è una regina sì, ma dei nostri tempi, una con cui ci si può prendere qualche confidenza, insomma. Come guidarla e divertirsi. E magari anche darle del tu. Cosa che fa sempre la sua bella scena. E quando passasse questo effetto wow, basta sedersi dietro, e lasciarsi comodamente portare a spasso come sulle Bentley di sempre.

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La nuova Bentley Flying Spur parte da 223.900 euro.

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2 risposte a “Una (nuova) Bentley Flying Spur a Montecarlo”
  • Daniele45 ha detto:

    Maestosa e massiccia, stupenda!

  • Marco Pascali ha detto:

    E’ fatta davvero molto bene, d’altro canto sarebbe da stupirsi del contrario. Interessante, in ogni caso, la sua bivalenza: è ben fatta sia per farsi portare (notevole l’infotainment posteriore, tra l’altro) sia per guidare…

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