Enzo Ferrari e l’ombra dei sequestri

Il Mito da rapire – Enzo Ferrari e l’ombra dei sequestri proietta il lettore, in 224 pagine, negli anni di piombo e nel successivo periodo, prolungatosi fino all’inizio del nuovo secolo, durante il quale l’Italia è stata squassata dal terrorismo dai sequestri di persona, che hanno segnato il Paese indelebilmente. Il titolo del volume di Andrea Cordovani, direttore di Autosprint con un lungo passato di cronista de Il Tirreno e di redattore a TuttoRally, non deve disorientare il lettore: al tentativo di rapimento del Drake, programmato per la mattina del 25 ottobre 1975, è dedicata solo una parte delle pagine, soprattutto attraverso i racconti dell’autista di Enzo Ferrari, Dino Tagliazucchi, al servizio del Commendatore dal 1969 al 1988, e della sua guardia del corpo, Giuseppe Zaccaria, detto “Pino”, che ben inquadrano il periodo e che riescono nell’impresa di proiettare il lettore all’indietro di mezzo secolo o giù di lì, in un’epoca in cui non solo le due “ombre” del Drake giravano con lui armate, ma anche lo stesso Ferrari portava un’arma e addirittura una mitraglietta, pronta all’uso in caso di pericolo, era appoggiata permanentemente tra i sedili anteriori della Fiat Ritmo 5 porte “truccata” (adottava il motore 2 litri derivato da quello della 130 TC opportunamente preparato per fornire quasi 160 CV) di servizio. Bande ben organizzate, “filiali” della più grande organizzazione criminale detta “I Marsigliesi”, operavano allora con crudeltà in Italia attraverso rapimenti di personaggi del mondo dell’imprenditoria soprattutto, per finanziare con i proventi dei riscatti altre attività criminali. 

Enzo Ferrari (a sinistra), Mauro Forghieri (a destra)

TRA ESORCISMO E PREVENZIONE. Nelle pagine del libro pubblicato da Edizioni Minerva, si coglie non solo il timore del Drake per un eventuale suo coinvolgimento in fatti di cronaca nera ma soprattutto la sua preoccupazione e i suoi sentimenti di ribrezzo verso i rapimenti di alcuni personaggi legati al mondo delle corse, della Ferrari e della Fiat, a cominciare da quello del pilota-gentleman e imprenditore del lusso Gianni Bulgari, rapito il 13 marzo del 1975. Ma soprattutto quelli di Carla Ovazza, la madre di Alain Elkann, il giovane che aveva da poco sposato Margherita, la figlia di Agnelli, avvenuto il 27 novembre 1975, e dell’ingegner Giancarlo Bussi, rapito in Sardegna durante un weekend dell’ottobre 1978 in una villa affittata dal tecnico della Ferrari da una facoltosa famiglia sarda, quella del generale dell’aeronautica militare Piero Piccio, suo cognato, da cui il sospetto mai risolto di un errore di persona, di cui venne non venne mai fatto ritrovare il cadavere (da cui il timore che fosse stato fatto a pezzi e dato in pasto ai maiali come minacciavano i rapitori, da cui provenne la richiesta di un riscatto di 2 miliardi di lire, una somma incompatibile con lo stipendio dell’ingegnere, pari a 830.000 lire mensili. Senza dimenticare il tentativo di sottrarre la bara di Dino Ferrari dalla tomba di famiglia nel cimitero di Modena, datato 9 ottobre 1979, fatto forse ancor più eclatante perché legato al più stretto affetto di Enzo Ferrari.

Enzo Ferrari meets Jack Heuer

I TRE MONDIALI TRA REGAZZONI E VILLENEUVE. Naturalmente il volume non dimentica le vicende agonistiche della Scuderia Ferrari che anzi rappresentano lo sfondo sportivo del volume, abbracciando le gloriose stagioni 1974-1975-1976-1977-1978-1979, ma anche dettagli della vita personale del Drake, attraverso i ricordi di chi, da autista e da guardia del corpo, ne potevano condividere i momenti più intimi o, per lo meno, meno ufficiali. Così sale in primo piano un Ferrari ruvido nella guida, quando provò l’Autobianchi A112 Abarth sulle strade del Preappennino Modenese con moglie e cane al seguito (e Tagliazucchi relegato sul divanetto posteriore in preda a sballottamenti di notevole intensità), e meno brillante rispetto ai suoi tempi di pilota, quando nel novembre del 1971 accartocciò la Fiat 125 di servizio attorno a un palo della luce guidando in una improvvisa quanto fitta nevicata, facendosi pure male a un ginocchio. Fu questa, nel racconto del suo autista, in servizio permanente per Enzo Ferrari dalle 6 del mattino alle 2 di notte, una delle ultime volte in cui il Drake guidò personalmente, cedendo per sempre il volante dell’auto di servizio nella primavera del 1972. 

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LE AUTO STRADALI PREFERITE DAL DRAKE. Dalle confidenze di Tagliazucchi emergono anche le preferenze del Commendatore, favorevole alle auto ben assettate, come la Mini Cooper donatagli da Alec Issigonis, e non certo come la Mercedes-Benz 350 SE che ebbe in prova per poche ore. Fu deluso dal ritardo di erogazione della coppia che sprimentò sulla Renault 18 Turbo, di cui era molto incuriosito, mentre aveva un occhio di riguardo per le Peugeot, i cui modelli di punta 404 e 504 furono sovente parte della flotta della Scuderia Ferrari, specie in versione Break. Con le parole di Giuseppe Zaccaria si comprende invece quanto fosse stato problematico far cambiare abitudini al Drake per proteggerlo dal rischio rapimenti, il cui primo antidoto è rappresentato dal non dare mai riferimenti, faccenda delicata per un uomo assolutamente abitudinario come l’Enzo Ferrari di quel periodo, barbiere, cimitero e fabbrica tutti i giorni, festivi compresi. Da cui la necessità di cambiare quotidianamente almeno gli itinerari per non favorire troppo eventuali rapitori. 

DAI SEQUESTRI DI PERSONA AL FURTO DELLE SALME. Enzo Ferrari, che tra il 1975 e il 1979 visse alcuni dei momenti più felici della sua carriera di imprenditore sportivo, con i tre titoli iridati vinti da Lauda e Scheckter, aveva un rapporto particolare con la paura di un rapimento. Nel libro di Cordovani emergono infatti almeno due fatti: il suo esorcizzare la paura, sperando che, nel caso, si trattasse di un rapimento-lampo come quello di cui fu vittima Juan Manuel Fangio a Cuba nel 1958, o domandandosi chi avrebbe pagato per lui. Il volume si chiude con un’altra vicenda poco nota, il piano di alcuni malviventi di sottrarre la salma di Enzo Ferrari, accuratamente pianificato dall’inverno del 2015 e mai realizzato per l’accurata attività di intelligence delle forze dell’ordine che in quell’occasione mandarono tra l’altro dietro le sbarre in custodia cautelare ben 34 malviventi. Anche di questo il Drake non ha mai saputo nulla, così come, del tentativo di rapimento di quella mattina del sabato 25 ottobre 1975, poche ore prima della presentazione della monoposto per il 1976, non si accorse di nulla. 

Il Mito da rapire – Enzo Ferrari e l’ombra dei sequestri
Andrea Cordovani
Edizioni Minerva
224 pagine 
Prezzo: 18.00 euro

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