Green Mobility – Come cambiare la città e la vita

Diciamolo subito così non ci sono sorprese e magari fastidiosi malintesi: quella che segue è la recensione di un libro per molti versi difficile, a più voci e più mani, pieno di dati, numeri e confronti. E pieno di idee e argomentazioni magari opinabili per alcuni, ma basate sui fatti e sulle esperienze. In più, dice cose che a molti davvero stanno antipatiche, ma solo perché c’è la tendenza, sui temi del green e della mobilità sostenibile, a chiudersi in prese di posizione ideologiche e a tapparsi le orecchie come un Gianburrasca tignoso (qualcuno se lo ricorda Giamburrasca, o non c’è rimasto più nessuno?). Ma comunque la pensiate, se siete arrivati sin qui allora qualche altro minuto a Green Mobility a cura di Andrea Poggio (Edizioni Ambiente, 20 euro), lo potete anche dedicare.

PUNTI DI VISTA. E per numerosi motivi. Diciamo almeno 25, tanti quanti sono i contributors delle tre sezioni nelle quali il libro è diviso, portatori ognuno di esperienze e punti di vista diversi sulla decarbonizzazione della mobilità e nella ricerca di forme di libertà (e comodità) di movimento che non facciano male alla salute. Perché il nocciolo della questione è questo e Green Mobility lo coglie fin dalle prime pagine mettendo in chiaro che non si tratta di ideologie o preferenze personali, ma di questioni nodali. Da un lato c’è la libertà che l’auto e il suo immaginario significano, ammesse con onestà e senza retorica; dall’altra, c’è la salute degli individui, cioè proprio lo stare bene o male, che non è l’astratta idea del pianeta intatto o altre suggestioni gretiane. E l’immaginario della libertà in auto lo si può se non eliminare, arricchire almeno, con soluzioni alternative. L’auto non va cassata necessariamente dalle nostre vite: va evoluta, a partire dal non considerarla più come la soluzione privilegiata della mobilità individuale. Del resto, si nota in una parte del volume, siamo già pienamente multimobili. Che si tratti di traiettorie possibili e concrete è dimostrato dagli interventi di chi dell’automobile (e delle moto) ha fatto da sempre il suo business, ragione di sostentamento e spesso di vita. Tra gli autori del libro, infatti, ci sono rappresentanti di aziende come BMW Italia, Pirelli, e Aipark difficilmente sospettabili di manie anti-motori o di essere dei forsennati nostalgici del calesse. Anzi, sono la dimostrazione di come anche grandi aziende ed organizzazioni – come anche Enel nel suo contributo ricorda – si stiano muovendo per ridurre gli impatti e cambiare la cultura della mobilità, adottando e contribuendo a sviluppare il paradigma della sostenibilità.  Così come architetti quali Carlo Ratti o sviluppatori di app e servizi innovativi.

IL VALORE DELLE SCELTE. La sostanza più autentica e profonda del libro è proprio in questa pluralità di approcci, sensibilità e tradizioni che oltre che analizzare il tema sotto tutti i punti di vista (compreso un minuzioso approfondimento con tabelle e infografiche del trasporto urbano in Italia) suggerisce un piano d’azione nel quale ognuno può e deve fare la sua parte. Magari rinunciando a qualcosa, ma magari raccogliendo qualcosa di nuovo. E il difficile del libro cui si accennava all’inizio, è proprio questo: capire che non c’è alternativa e un po’ occorre essere disposti a cambiare. Perché anche se non si è a capo di una grande azienda o un ricercatore ognuno può fare la sua parte. Come? Con le scelte individuali e quotidiane, che lo si voglia o meno restano sempre il gesto più politico e rivoluzionario che si possa fare.

Andrea Poggio
Edizioni Ambiente
Prezzo: 20 euro

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