Alfa Romeo, oggi il Quadrifoglio compie 100 anni

LA CORSA. È il 15 aprile 1923, il circuito è quello siciliano della Targa Florio, che accarezza, veloce e insidiosissimo, i fianchi delle Madonie. L’Alfa Romeo parte coi favori del pronostico e Antonio Ascari, con la sua RL, domina la corsa davanti a tutti. L’alfiere del Biscione virtualmente è campione e nessuno sembra poterlo impensierire, fino a quando, a pochi metri dalla bandiera a scacchi, accade un fatto destinato a mutare inesorabilmente le sorti della corsa: per colpa di una noia meccanica, la sua Alfa rimane in panne. Dai box si fiondano i meccanici, che riescono a far ripartire la macchina e tagliano il traguardo insieme al pilota. Per i commissari di gara, però, quell’arrivo in gruppo è inammissibile. Così fanno cenno ad Ascari di fare retromarcia fino al bivio di Cerda, il punto in cui si era verificato il guasto, e di rifare l’ultimo tratto di strada da solo. Ormai, però, è troppo tardi: Ugo Sivocci, suo compagno di squadra, al volante di un’altra RL recupera lo svantaggio e lo beffa sul filo di lana.

Ugo Sivocci e Alfa Romeo RL alla Targa Florio del 1923IL SIMBOLO. Per tutta la squadra e per Sivocci è una vittoria memorabile, e non solo perché, per l’Alfa Romeo, quello conquistato in terra siciliana è il primo trionfo di respiro internazionale. Il pilota campano, superstizioso com’era, partendo con il 13, numero sfortunato in alcune credenze popolari, prima del via aveva dipinto sul cofano della sua RL un quadrifoglio verde. Da quel momento in avanti, quel simbolo ha ornato, come portafortuna, intere generazioni di Alfa Romeo da corsa, dando vita a un mito nel mito. Ma di quella mitica foglia a quattro lobi si sono fregiati anche moltissimi modelli stradali, tra quelli d’impronta più sportiva ed elegante, dalla Giulia Sprint GT Veloce degli anni ’60 alle moderne Giulia e Stelvio Quadrifoglio, entrambe fresche di lancio in un’edizione speciale che celebra i cent’anni dalla nascita di questo emblema così importante per la casa milanese.

Alfa Romeo RL 1923LA MACCHINA. Ma che macchina è l’Alfa Romeo RL, il modello che dato inizio alla leggenda del Quadrifoglio? Quelle che il Biscione nel 1923 schiera ai nastri di partenza della Targa Florio sono versioni alleggerite (l’ago della bilancia si ferma a 980 kg: pochi, se si considera che il telaio a longheroni e traverse era costruito con lamiere d’acciaio), concepite apposta per reggere le fatiche di quella corsa massacrante. E presentano numerose modifiche rispetto al modello stradale da cui derivano: il passo, per esempio, viene accorciato da 3400 a 2880 millimetri, il serbatoio previsto in origine rimpiazzato con un equivalente a forma di barilotto, le sospensioni rinforzate con ben quattro ammortizzatori a frizione al posteriore.

IL MOTORE. A partire da un sei cilindri in linea con monoblocco e testa in ghisa derivato da quello della RL da turismo, i progettisti della casa milanese sviluppano più di un motore, con caratteristiche che variano in base alle caratteristiche dei circuiti. Quello da 2994 cc della Sport, con i suoi 90 CV, consente di raggiungere una punta di 150 km/h, ma basta aumentarne l’alesaggio da 76 a 79 millimetri per ottenere una cilindrata di 3154 cc e una potenza di 95 CV, sufficienti a spingersi fino alla soglia dei 160 km/h. Ulteriori modifiche sopraggiungono per la stagione sportiva 1924: dai reparti del Portello vengono fuori due motori da 3617 cc con albero motore su sette supporti di banco e una potenza di 125 CV. Debuttano anche nuovi freni, che adesso agiscono sulle quattro ruote: una soluzione che nel 1923 molti piloti avevano scartato, ma necessaria alla luce di una velocità massima che ora sfiora 180 km/h.

Ugo SivocciIL PILOTA. Il suo primo amore è la bicicletta, ma nel 1906, poco più che ventenne, Ugo Sivocci capisce che il suo futuro sarà legato a doppio filo alle corse in automobile. Comincia a correre con una vettura costruita dalla milanese OTAV e ottiene il suo primo successo nel 1909, alla Torino-Colle del Sestriere. Nel 1913, alla guida di una De Vecchi, azienda nella quale ricopre il triplo ruolo di meccanico, collaudatore e pilota, debutta alla Targa Florio, conquistando il sesto posto assoluto. Partecipa anche all’edizione successiva, per venire reclutato, nel 1921, dalla squadra corse delle Fiat, che gli assegna i gradi di pilota ufficiale e lo schiera al via del primo Gran Premio d’Italia, dal quale si ritira al 18º giro a causa di un guasto al motore della sua 802.

AMICO DEL DRAKE. Sivocci è stato anche un grande amico di Enzo Ferrari ed è in buona parte merito suo se il Drake, alla fine degli anni ’10 del Novecento, viene ingaggiato dalla C.M.N. con cui intraprende la sua carriera di pilota. Nel 1920, insieme al futuro fondatore della scuderia del Cavallino Rampante, si trasferisce all’Alfa Romeo, dove raggiunge un’altra vecchia conoscenza, Antonio Ascari, e Giuseppe Campari, formando la prima vera, mitica squadra corse della casa milanese. Il 15 aprile del 1923 centra la vittoria nella mitica Targa Florio, che rimane il successo più importante della sua carriera, mentre il mese successivo, al volante di una 20-30 ES Sport, conquista il secondo posto alla Parma-Poggio di Berceto. Muore in quello stesso anno, l’8 settembre, a 38 anni appena compiuti, schiantandosi contro un albero durante le prove del 1º Gran Premio d’Europa sul circuito di Monza. E quella volta la sua P1 numero 17 era orfana del suo inseparabile Quadrifoglio.

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  • Ugo Sivocci e Alfa Romeo RL alla Targa Florio del 1923
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