Alfa Romeo: le due facce del restomod

Alfa Romeo: le due facce del restomod

IL FUTURO È INCERTO, IL PASSATO ISPIRA. Se il domani dell’automobile è tappezzato di zone d’ombra e ancora tante, troppe sono le incognite che stanno mettendo a dura prova i costruttori nel tracciare il loro futuro, il passato è un luogo assai più rassicurante, un’oasi ricca di storie di successo che ispirano, stimolano, fanno sognare. Una delle più belle e romantiche è ambientata in Italia negli Anni 60 del secolo scorso e racconta dell’Alfa Romeo Giulia, un’auto capace di fare a pezzi gli schemi del suo tempo e far innamorare intere generazioni di automobilisti per la sua originalissima linea, il suo comportamento stradale da vera sportiva e l’esuberanza dei suoi potenti motori. Per la Giulia, che quest’anno taglia di slancio il traguardo dei suoi primi sessant’anni (qui per saperne di più), esiste un vero culto da parte degli appassionati, molti dei quali hanno inevitabilmente finito per proiettarne il mito sul modello dei giorni nostri, un’auto senza dubbio meno innovativa e all’avanguardia dell’antenata, ma meritevole, questo sì, di aver segnato il ritorno alla trazione posteriore della casa milanese e, più in generale, di aver posto un accento più marcato su una sportività che tra le fila del Biscione non si reperiva da lungo tempo.

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UN MODO PER STUPIRE. Accade così che, forse per provare a dare una nuova forma al mito, ma più realisticamente per distinguersi e “fare colpo” su qualche facoltoso cliente, alcune piccole e laboriose realtà del settore si lancino con entusiasmo in progetti che fanno chiaramente leva sull’effetto revival. Effetto che, puntualmente, si presta a due letture in netta contrapposizione tra loro: per le reinterpretazioni in chiave moderna delle auto d’epoca più famose, infatti, o si va matti o sorge spontaneo un sentimento di totale rifiuto. De gustibus, direbbero i latini, ma in fin dei conti il punto forse è un altro, perché dividersi in guelfi e ghibellini, nel giudicare il risultato di queste operazioni, esagerando con le lodi o accanendosi con le critiche, lascia il tempo che trova.

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IL PREZZO DI OSARE. Fatta questa premessa, forse non necessaria, ma probabilmente utile a inquadrare un po’ meglio il sempre più appassionante e sconfinato tema restomod/retromod, sono due, restando sotto il segno del Biscione, le operazioni in tale direzione che più di altre stanno facendo discutere gli amanti dei motori. Dietro la prima, nonché quella più fresca di ribalta sulle pagine web delle riviste specializzate, c’è la ErreErre, realtà torinese che ha preso una moderna Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio e riportato indietro le lancette dell’orologio al 1962. Il risultato? Parlano le immagini (nelle foto qui sopra): un contrasto duro e crudo tra il padiglione tondeggiante della Giulia dei giorni nostri e gli spigoli che caratterizzano il muso e la coda del vecchio modello. Non è decisamente un’auto “disegnata dal vento” come l’antenata, quanto, piuttosto, un omaggio, un voler anche solo tendere, con una buona dose di “fegato”, a un modello simbolo nella storia dell’automobile. Più che la linea, che appare in verità un po’ “forzata” nel voler dar spazio agli spunti più originali della Giulia storica, colpiscono gli aspetti tecnici: per esempio la fibra di carbonio, che ha alleggerito di circa 200 kg la carrozzeria, e naturalmente il motore, il noto e apprezzatissimo 2.9 V6 biturbo da 510 CV, che assicura prestazioni da vera supercar. Il prezzo? All’auto donatrice, che nuova costa circa 100.000 euro, ne vanno aggiunti 196.000 iva esclusa per i primi dieci esemplari, che diventano 245.000 dall’undicesimo. Con le stesse cifre, giusto per rendere l’idea, si può comprare una Giulia Sprint GTA da corsa degli anni ’60.

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ANCHE I TEDESCHI CI HANNO PRESO GUSTO. Giocando tra passato e futuro è spuntata un’altra Alfa Romeo omaggio al mito. A firmarla è l’Emilia Auto, azienda tedesca, e non italiana, come pure potrebbe lasciar intendere il nome. Sotto i ferri, questa volta, è finita l’Alfa Romeo Giulia Sprint GT, capolavoro assoluto nato sempre all’alba degli Anni 60 dalla matita di un giovane Giorgetto Giugiaro, all’epoca in forze alla carrozzeria torinese Bertone. Apparsa in precedenza solo sotto forma di disegni ora la Emilia GT (nella foto qui sopra) si mostra nella sua veste definitiva: sarà costruita in soli 22 esemplari e poggerà anch’essa sulla meccanica a trazione posteriore dell’odierna Giulia Quadrifoglio con il relativo 2.9 V6 da 510 CV. Tante anche le modifiche al telaio per adattarlo alla meccanica moderna e alle prestazioni che sarà in grado di garantire alla vettura, ma anche alla carrozzeria, che si presenta decisamente più muscolosa dell’originale. Il prezzo, com’era facile intuire, non è per tutti: 400.000 euro, più il sacrificio, imperdonabile per gli alfisti della vecchia guardia, di una GT storica.

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