Come sopravvivere al weekend/44. Le aste che vi siete persi

Come sopravvivere al weekend/44. Le aste che vi siete persi

LE VW DI SAOTTINI. Una delle principali attrattive dell’Asta Finarte svoltasi questa settimana era la vendita delle auto della Collezione Saottini, storico concessionario Volkswagen e Porsche del Nord-Est acquisito lo scorso anno direttamente da Porsche Holding. Uscita dal business, la famiglia ha deciso affidare al banditore una trentina di veicoli, tra cui un Maggiolino con il lunotto posteriore diviso (che ha trovato una nuova casa per 53.576 euro), un più modesto Typ11/D venduto per meno di 5mila euro, un paio di Bulli (prezzi da tachicardia) e auto dal pedigree meno nobile (anche una Audi A2, rimasta invenduta in mezzo a tutto quel bendidio – chissà perché…). Poca fortuna anche per le Porsche, molte non hanno trovato padrone tra cui un curioso Cayenne che ha percorso la Transiberiana (per la gioia dei benzinai tra Mosca e Vladivostok).   

Porsche Cayenne

SVEDESI A 3 CILINDRI. La Saab 96 è un’autovettura prodotta dalla casa svedese dal 1960 al 1980, in una prima fase della sua vita con motore a tre cilindri due tempi e poi promossa al V4 quattro tempi. Non ci risulta che ne abbiano una esposta al MoMa, ma non è la bellezza il motivo per cui è passata alla storia. È la Saab che si fece largo per prima nel mondo dei rally spesso grazie al pilota Erik Carlsson (qui il video), specialista nel cappottarle durante le prove speciali. Più subdoli i punti di forza, come la scocca a deformazione progressiva, il freno sdoppiato a X e le cinture di sicurezza ancorate al sedile. Divertente, anche se faceva lo 0-100 km/h nel tempo in cui cuoce un piatto di spaghetti. Se vi piace il genere avreste potuto comprarne una all’Asta di Finarte, bisognosa di un lungo restauro frame-off ma battuta all’invitante prezzo di 2.562 euro. Attenzione, roll-bar escluso.

Saab 96

EFFICIENZA UGUALE BELLEZZA. L’automobile è una forma d’arte. In qualche caso pure molto redditizia, sicuramente per le case d’asta. Come RM Sotheby’s, che mercoledì scorso durante l’annuale asta di arte contemporanea (sì, non un’asta di auto) ha battuto le tre Alfa Romeo sperimentali B.A.T. (Berlina Aerodinamica Tecnica) disegnate da Franco Scaglione per Bertone negli Anni ’50 per la modica cifra di 14,8 milioni di euro, portandosi a casa il record di prezzo per le vendite di vetture post-belliche del Biscione. Si tratta di tre concept basate sull’Alfa Romeo 1900, pezzi unici che sbancarono il Salone di Torino in tre anni consecutivi (dal 1953 al 1955) e influenzarono gran parte del design automobilistico delle sportive degli Anni ’60, ad esempio col lunotto posteriore diviso ripreso poi dalla Corvette Sting Ray o con le pinne aerodinamiche posteriori. Auto-laboratorio dal cx strepitoso, capaci di raggiungere i 200 km/h con il motore di serie. Sempre Bertone cercò nel 2008 di crearne una nipotina – la BAT 11 sulla base della 8C Competizione – ma non ebbe lo stesso impatto. 

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IL BOLIDE ANNI TRENTA. Belle le Bugatti, vero? Mettiamo però il caso che siate troppo irrequieti per aspettare di sapere se la Bolide arriverà mai in produzione o che non vogliate staccare un assegno con tutti gli zeri che servono per una Chiron nuova di pacca. Se vi foste mossi per tempo, all’asta online di Bonhams di questa settimana avreste potuto alzare la manina per una Type 40 Grand Sport Tourer del 1929; l’amorevole custode che l’ha posseduta dal 1957 ha speso più di un decennio per riportarla al suo antico splendore dopo l’incuria del vecchio proprietario (ebbene sì, al mondo ci sono anche i motoristi-criminali che pasticciano le Bugatti). Per averla avreste dovuto sborsare solo 344.204 euro, senza contare che essendo storica non paga neppure il bollo. Adesso non vi resta che aspettare che tra qualche anno Cristiano Ronaldo si stanchi della sua Centodieci.  

CAVALLINI GIOVANI. Tra le offerte di questa settimana di RM Sotheby’s come sempre tante auto di Maranello, anche se questa volta si tratta perlopiù di carne giovane: ci sono anche una 812 Superfast del 2019, una 599 Aperta del 2011 (qui si vola oltre il milione) e persino una ‘economicissima’ 360 Challenge. La grande protagonista però è la F40 di Gerard Berger, che prima di finire nel garage del campione nel 2019 ha vissuto la vida loca tra La Spezia, Singapore, il Giappone e la Germania: ovviamente carissima, come tutte le F40. Non è poi mancata la memorabilia, perfetta per un bel regalo di Natale con un budget più contenuto: al costo di uno scooter avreste potuto comprare una insegna Ferrari da mettere sul balcone (sicuramente meglio del lenzuolo con l’arcobaleno), il libretto d’uso e manutenzione del Dino 246 GT (così ripassate gli intervalli di manutenzione) o la borsa attrezzi della 275 GTB/4: insomma, una marea di roba da nerd del Cavallino. Qualcuno magari è stato generoso e per un prezzo equiparabile a quello di una citycar ha comprato il set di valigie Schedoni ufficiale per la F40. Così da poterlo regalare a chi si è comprato l’auto di Berger.

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