E se nel post Ian Callum ci fosse del Tricolore?

E se nel post Ian Callum ci fosse del Tricolore?

Si sapeva, era nell’aria e prima o poi doveva succedere. C’è chi dice che era pronto, che se l’aspettavano. E invece, quando Ian Callum ha detto bye bye, alla Jaguar sono rimasti tutti di sasso. Perché con l’uscita del papà di auto iconiche come XK, XJ e F-Type è finita un’epoca. Julian Thomson, Director of Design della Jaguar dal primo di luglio, non avrà un compito semplice perché la creatività di Callum, che spaziava da supercar come le Aston Martin alle Ford Escort Cosworth passando per le Puma e, ovviamente, le Jaguar, era veramente esplosiva.

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RITORNI DI FIAMMA. Sarà divertente scoprire se il nuovo corso del design del Giaguaro avrà a che vedere con l’Italia. Da qualche mese, ovvero da quando abbiamo saputo dell’addio di Callum alla Jaguar, in redazione abbiamo fantasticato persino di possibili collaborazioni di ritorno tra il nuovo centro stile di Coventry e le carrozzerie nostrane. Dagli anni ’50, infatti, la collaborazione Jaguar-Italia è stata caratterizzata da capolavori. Si comincia con la XK120 Supersonic di Ghia del 1952 (che oggi vale oltre 2 milioni di dollari). La carrozzeria Supersonic, inventata dal designer Giovanni Savonuzzi, rivestì anche un’Alfa Romeo 1900 che l’anno dopo prese parte alla Mille Miglia, oltre che una piccola serie di Fiat 8V e di Aston Martin.

1952-Jaguar-XK120-Supersonic-by-Ghia_0Immagine: Rm Sotheby’s

ITALIA-INGHILTERRA. Nel 1954 Pininfarina parte dalla stessa base, la solita XK120, e realizza una versione speciale SE per un ricco commerciante di auto di New York. La storia della collaborazione tra inglesi e italiani continua nel 1957 con la XK140 di Guido Modiano. Subito dopo aver incidentato la sua Jaguar, il patron delle carte da gioco la porta a Elio Zagato per farla ricarrozzare. Zagato è talmente soddisfatto del risultato che la espone addirittura al Salone di Parigi. Il successo fu tale che si arrivò a pensare di produrla in serie: nome in codice JagZag.

2011028Immagine: Copperstate 1000

BERTONE E JAGUAR. Nel 1966 è la volta di una cometa, la Jaguar FT disegnata da Gandini/Bertone per Ferruccio Tarchini (importatore italiano del giaguaro, ecco la sigla FT) che voleva esporla al Salone di Ginevra con l’idea di farne una piccola serie (invece ne costruirono solo una). L’anno dopo è ancora Gandini a firmare un’altra Jaguar, la Pirana, presentata al Motor Show di Londra. Sotto quelle linee tagliate con l’accetta e il sedere da astronave che anticipavano la Lamborghini Espada, in realtà si nasconde una E-Type 2+2 Coupe. Ha incontrato i favori del pubblico? A giudicare dai 324mila dollari pagati a Monterey ad agosto per portarsi a casa l’unico esemplare mai realizzato sembra proprio di sì.

1967-Jaguar-Pirana-by-Bertone_0Immagine: RM Sotheby’s

LA STORIA CONTINUA? Gli anni ’70 sono quelli del Project XJ40. A Coventry stanno studiando la nuova berlina e cominciano a fioccare proposte: le mandano tutti, non ne viene scelta neanche una. La XJ40PF, quella di Pininfarina, viene scartata perché troppo avveniristica per i sudditi di sua maestà (bisognerà aspettare la XJ terza serie perché Pininfarina possa metter mano a questa berlina), ma a onor del vero quella di Bertone, scartata anche questa, è quella che ha influenzato di più la versione definitiva. Basta guardare le fotografie. Nel ’77 Bertone realizza un altro prototipo, la Ascot. Linee quasi tedesche per una interpretazione bocciata come fuoritema. L’anno dopo torna nuovamente alla carica Pininfarina, questa volta con una cabrio, la XJ Spider. Esperimento nato come prova generale per cercare una degna erede della Jaguar E visto che la XJ-S V12 ormai era diventata decisamente un’altra cosa. Tra i dettagli cool tipici delle esotiche dell’epoca, la strumentazione digitale e i fari a scomparsa. Non venne mai prodotta, ma fu fonte di ispirazione per molte delle sportive anni ’90, comprese quelle di Callum.

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048de_coverimage-980x686Immagine: Italdesign

TEMPI RECENTI. Il fatto che non venne mai messa in produzione lasciò gli amanti del giaguaro senza una cabrio a due posti e motore anteriore fino all’arrivo della F-Type (evidentemente a Callum la XJ era rimasta nel cuore). Nel ’90 Italdesign s’inventa la Kensington, una berlina col sederone che Daewoo ripropose nella Leganza (1997). L’ultima Jaguar ‘italiana’ è stata la Bertone B99 del 2011, una berlina con linee moderne ma allo stesso tempo fortemente ispirate alla tradizione del marchio inventata da Mike Robinson. E se Julian Thomson ponesse le basi per un ritorno di fiamma con ‘gli italiani’? Staremo a vedere.

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