
Ferrari Dino: con il V8 è tutta un’altra storia
In Italia vi arrestano anche per il solo pensiero di modificare qualcosa sulla vostra sportiva, piazzate un V8 Hemi da 1.000 cavalli su un furgoncino dei gelati e probabilmente in America vi daranno una medaglia. Inoltre oltreoceano la quantità di puristi pronta ad indignarsi è minore, ecco perché già al secondo giorno d’asta questa Ferrari Dino 246 GTS V8 (non più V6) del 1972 aveva superato i 700.000 dollari, cifra che continua a crescere. Ad Enzo Ferrari sarebbe venuto un malore, ma in California l’ideatore di questo progetto ha ben pensato di scambiare il sei cilindri a V originale (da 2.4 litri e 195 cavalli) per un otto cilindri… ma non – per fortuna – da muscle car, bensì pescando sempre da Maranello.

REGINETTA DEL BALLO. Il risultato è denominato “Dino Evo 3.6” e, va detto, è strepitoso. Già visivamente la piccola Ferrari fa sciogliere il cuore, verniciatura nera a contrasto con interni rossi, meravigliosi cerchi da 17’’ (gommati Michelin Pilot Sport 4S) ispirati ai Campagnolo originali, quattro terminali in stile classico della SNAP e una cura maniacale dei dettagli; andate con lei ad un gala e non sfigurerete nemmeno accanto ad una Miura. La Evo 3.6 ha coperture in plexiglass su misura per i proiettori anteriori (non presenti in origine) e passaruota lievemente allargati, gli ultimi tocchi di una bellezza enfatizzata, non rovinata.

UN CUORE RABBIOSO. L’autrice del progetto è la inglese Moto Technique, il committente l’americano David Lee, famosissimo collezionista Ferrari che ha voluto realizzare il restomod dei propri sogni. Il grosso del lavoro è sottopelle: al posto del V6 originale ora troviamo un V8 F105C, l’otto cilindri della Mondial portato a 3.6 di cilindrata. Corpi farfallati individuali, nuove teste, iniezione elettronica, una centralina della MoTeC e tante altre modifiche accrescono la potenza da 270 cavalli a 400 (!), sempre restando di natura aspirata. A livello tecnico la Moto Tecnique ha installato un radiatore in alluminio con doppie ventole e un (che peccato) servosterzo elettrico, oltre a freni Brembo presi da una Ferrari 360 per le rinnovate prestazioni; il cambio invece deriva da una Ferrari 328.

UN TOCCO DI MODERNO, MA BEN NASCOSTO. Anche gli interni mantengono uno stile squisitamente classico, spiccano i sedili Daytona in pelle rossa con accenni neri, il cambio con la prima in basso e il sottile volante d’epoca. L’atmosfera di cinquant’anni fa cela qualche concessione moderna: vetri elettrici, aria condizionata e un impianto audio collegabile al telefono, per rendere i trasferimenti (da casa a qualunque strada eccitante per guidare) più piacevoli. Il contagiri ora arriva a 10.000 giri, ambizioso, ma quel 3.6 canta comunque vicino agli 8.000. A dispetto delle modifiche l’asta per questa Dino è infuocata, mancano ancora quattro giorni alla chiusura e le offerto sono arrivate a 855.000 dollari… non ci stupiremmo di vedere un milione entro metà settimana.




























