
Ferrari Luce, non è che ci sta sfuggendo qualcosa?
La Ferrari Luce non è “bella”, siamo praticamente tutti d’accordo. L’ho vista per la prima volta domenica sera a Roma, durante il lancio mondiale e, lì per lì, mi ha quasi fatto innervosire: “Ma come si fa ad approvare una cosa del genere?” Poi, siccome non mi reputo Michelangelo Buonarroti, ma nemmeno Philippe Starck o Arnaldo Pomodoro, mi sono risparmiato i giudizi “universali”: di quelli ne ho letti e sentiti anche troppi, in questi giorni, nel meraviglioso (si scherza eh) mondo parallelo chiamato social network. Mi piace? No. Sarà la rovina della Ferrari? Non credo. E l’andamento negativo del titolo in borsa, dopo il reveal, può essere indicativo di qualcosa, ma i mercati sono famosi anche per prendere dei clamorosi abbagli, in positivo e in negativo.

UN RISULTATO INASPETTATO. O FORSE NO. Di sicuro, con un design così di rottura, ci siamo quasi dimenticati di una cosa: la Luce è la prima Ferrari elettrica. Senza un V6, un V8 o un V12 sotto il cofano. E qui sorge il primo dubbio: vuoi vedere che forse (un forse grande come una casa, almeno per ora) quel Jony Ive di cui sopra, uno che ha diretto il design della Apple per oltre dieci anni e che quindi ha una visione più illuminata della mia e di una buona percentuale della popolazione mondiale, un primo risultato l’ha già ottenuto? Ha spostato la discussione dove nessuno se la sarebbe aspettata. Attirando magari le attenzioni di chi, invece, pur col portafoglio traboccante, una Ferrari V6, V8 o V12 non l’avrebbe mai comprata. E, sia ben chiaro, l’elettrico non andava necessariamente “nascosto”: sound a parte, su cui comunque è stato fatto un gran lavoro, dal punto di vista delle emozioni la Luce sarà all’altissimo livello delle altre Ferrari; anche in questo caso è presto per dare giudizi, ma al di là dei 1.050 CV, ci sono molte ragioni per ritenere che andrà alla grande, anche e soprattutto tra le curve (qui per saperne di più).

IL “DOVERE” DI CAMBIARE. Che il mondo avrebbe “preso male” l’arrivo di una Ferrari a batterie era chiaro fin dal principio. E che i proprietari di Ferrari, forse, non avrebbero gradito una sovrapposizione delle forme dell’elettrica con quelle di una “tradizionale”, è altrettanto probabile. Potrebbe essere anche questa una chiave di lettura della “stranezza” della Luce, che solleva però un’obiezione: ok diversa, ma questo non significa brutta. Ma qui torniamo al punto di cui sopra, davvero sarebbe stato così facile disegnare una Ferrari diversa da tutte le altre, che fosse anche un manifesto di modernità e, allo stesso tempo, con 5 porte? Io non ne sarei stato in grado e, magari anche per questo, la Luce ancora non la capisco del tutto.

VA VISTA E RIVISTA. Ok, ma com’è dal vivo? Dopo averla vista domenica sera, l’ho rivista lunedì mattina, non più al buio ma sotto la luce del sole. E continua a non convincermi, nel complesso, ma la vista di tre quarti anteriore inizia a “dirmi” qualcosa. Con quella bocca che convoglia l’aria dall’estremità anteriore al lunotto e ne alleggerisce il profilo, senza essere “sguaiata”; anzi, il profilo che la chiude nella parte superiore e crea un vuoto che si riesce ad apprezzare solo girando attorno all’auto, guardandola da vicino. Colpisce anche la carrozzeria che, come un guscio, circonda la “cellula” scura dentro cui ci sono meccanica e abitacolo. Non sono ancora riuscito a digerire, invece, il posteriore: la coda è alta, massiccia e la fascia nera in plastica dietro cui sono nascosti i fanali appesantisce ulteriormente il tutto. Sarò della stessa opinione la prossima volta che la vedrò, magari su strada (sempre che la vedrò davvero)?

IL FATTORE TERMPO. Che gli oggetti di design e persino le provocazioni dei designer seguano dinamiche apparentemente folli è noto. Avete presente Comedian di Cattelan, oppure i Balloon Dogs di Jeff Koons? Provocazioni vendute a milioni di dollari, secondo dinamiche apparentemente incomprensibili, ma che si basano anche sulla credibilità e sul nome di chi le propone. Questo non significa che la Ferrari Luce scatenerà la stessa “febbre”, questo è ovvio, ma Ive e la Ferrari di credibilità ne hanno. Oppure no?














