GTV e Spider: le sportive Alfa a trazione anteriore

GTV e Spider: le sportive Alfa a trazione anteriore

L’amore incondizionato per un’automobile bellissima ma, per certi aspetti, ancora molto controversa. Il desiderio profondo di ‘riabilitarla’, dandole il posto che merita nella storia di uno dei marchi più gloriosi al mondo. La volontà di far luce su una vicenda industriale italiana poco conosciuta che, ormai più di trent’anni fa, ha visto intrecciarsi indissolubilmente i destini di due grandi aziende del nostro paese. Queste le principali ragioni che hanno portato tre alfisti sfegatati, Gianluca Cavalca e i fratelli Massimo e Giuseppe Colombo, a scrivere il libro ‘Alfa Romeo GTV e Spider, più Alfa che mai’, prima monografia in lingua italiana dedicata alle sportive del Biscione messe in cantiere con il codice di progetto 916 sul finire degli anni Ottanta sotto il segno dell’Alfa Lancia Industriale, la società costituita a Milano il 1° gennaio del 1987 in seguito al passaggio dell’Alfa Romeo dall’Iri alla Fiat.

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UN NUOVO SLANCIO. Nel progetto 916, fatto di continui ripensamenti e modifiche in corsa, c’è un pezzo importante della storia recente dell’Alfa Romeo e della Fiat. Nata sui tavoli da disegno della Pininfarina dalla matita di un ispiratissimo Enrico Fumia in configurazione spider, per sostituire la leggendaria ‘Duetto’, dietro a una meccanica molto più raffinata di quanto certi luoghi comuni potrebbero portare a credere, la nuova vettura nasconde il guanto di sfida lanciato ad avversari come BMW, Mercedes e Volvo. Al netto degli inevitabili contrasti in seno alla nuova azienda, in cui la componente milanese e quella torinese difficilmente sono d’accordo sul da farsi, nelle nuove Spider e GTV vengono riposti sogni, ambizioni e speranze, insieme a una grinta e a una consapevolezza di potersi giocare le proprie carte che ad Arese mancavano da anni.

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UN’EREDITÀ CHE PESA COME UN MACIGNO. Dietro alla 916 ci sono centinaia di notti in bianco e fogli accartocciati, fiumi di idee di uomini diversissimi tra loro per sensibilità ed esperienza professionale, ma uniti per centrare un unico obiettivo: rilanciare l’Alfa Romeo, riportandola tra i grandi nomi dell’industria automobilistica mondiale. Il compito che attende il capo progetto, l’ingegner Enrico Montemaggi, suona come un’impresa: dar vita alle eredi della Spider e dell’Alfetta GT, due icone di stile e sportività, sfruttando le sinergie create dalla fusione dei marchi, a partire dalla piattaforma Tipo 2 già utilizzata per Fiat Tipo, Lancia Dedra e Alfa Romeo 155. La sfida viene accettata e presto, tra passi indietro e scelte senza compromessi, il team di progettazione avrà il suo bel da fare.

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L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA. Le ricerche condotte da Cavalca e compagni, approfondite nell’archivio storico dell’Alfa Romeo e nel corso di lunghe conversazioni con alcuni degli uomini che lavorarono al progetto 916, hanno svelato retroscena sorprendenti sia in fase di gestazione che di pre-produzione delle vetture. Chi avrebbe mai detto, per esempio, che se tutto fosse andato secondo i piani di Fumia l’abitacolo della Spider sarebbe stato completamente impermeabile, come su un motoscafo? O che l’idea di mettere il turbo al motore V6 fu buttata lì in extremis dall’allora amministratore delegato della Fiat, Paolo Cantarella, quando ormai stavano per accendersi le luci della linea di montaggio di Arese? Una cosa che come minimo – sottolinea in un passaggio del libro l’ex responsabile dello stabilimento, Pasquale Olivieri – avrebbe fatto cadere le braccia a qualsiasi altro costruttore di automobili. Ma non all’Alfa Romeo, che riuscì nel miracolo e con la GTV e la Spider aprì un nuovo capitolo della sua incredibile storia.

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