
La crisi delle fuoristrada spiegata da chi se ne intende
“Da ragazzo passavo dai rally al fuori strada alla pista. Peccato che il mio entusiasmo spesso superava quelle cose che una volta si piegavano e si mettevano in tasca, e che oggi si chiamano carte di credito”. Ci scherza, sulla sua sconfinata passione per l’automobile, Massimo Nicoletti, che in realtà l’ha sempre presa sul serio. Al punto che, a un certo punto, è diventata un lavoro: torinese doc, settant’anni il prossimo settembre, da 25 tiene le fila delle attività sportive automobilistiche della filiale italiana della Suzuki: la Suzuki Rally Cup e il Suzuki Challenge, dove corrono le fuoristrada.

Massimo Nicoletti con la sua Suzuki Samurai
Nicoletti, qual è lo stato di salute del mondo “off-road”?
“Diciamo che potrebbe passarsela meglio. L’epoca dorata è passata da un pezzo, ma la Suzuki tiene duro con la Jimny e le vecchie Grand Vitara turbodiesel, auto di una robustezza eccezionale”.
I numeri, però, dicono che la moda delle 4×4 “dure e pure” si è sgonfiata. Perché?
“Per varie ragioni. Una è che di appassionati, ormai, siamo rimasti in pochi. Ho un amico che con una vecchia Nissan Patrol è andato fino a Samarcanda ed è tornato felice come una Pasqua. Ma in quanti vogliono andare a Samarcanda in automobile? Quarant’anni fa, invece, le cose erano diverse”.

Sopra, una Mitsubishi Pajero prima serie. Negli anni ’80 è stata una delle 4×4 giapponesi che hanno contribuito a cambiare la percezione delle fuoristrada, fino a quel momento in Europa e in Italia viste come mezzi per pochi appassionati, o da lavoro. Sotto, la Land Rover Discovery prima serie; oggi in vendita c’è l’erede: una suv di lusso da oltre 80.000 euro

Cosa voleva dire, negli anni ’80, guidare una fuoristrada?
“All’epoca, in Italia, ci fu il boom delle 4×4 giapponesi: Toyota Land Cruiser, Mitsubishi Pajero, Nissan Patrol. La Land Rover rispose con la Discovery, che aveva un look avventuroso ed elegante ed era un buon compromesso tra la rude Defender e la costosissima Range Rover. Erano tutte macchine fatte per muoversi lontano dall’asfalto, ma che in molti casi finirono nei garage di automobilisti benestanti che volevano togliersi lo sfizio di una macchina diversa dal solito per portare i figli a scuola o andare a sciare. Se le fuoristrada sono diventate status symbol, però, è perché hanno trovato un terreno fertile già ben arato da una nicchia di appassionati nata nel decennio precedente”.
“Un mio amico con una vecchia Nissan Patrol è andato fino a Samarcanda ed è tornato felice come una Pasqua. Ma quanti oggi andrebbero a Samarcanda in automobile?”

La Nissan Patrol quarta serie, siglata GR, ha debuttato nel 1988 ed è famosa per la robustezza delle sue sospensioni, a ponte rigido sia all’avantreno sia al retrotreno
Chi erano, questi “pionieri” del 4×4?
“Gente con una passione incredibile, e mi ci metto anch’io. In giro, all’epoca, si trovavano solo le vecchie Jeep Willys e le Land Rover dismesse dai vari eserciti. Veicoli spesso trasformati come mezzi agricoli o per gli usi più disparati. Il fuori strada era a tutti gli effetti uno sport: c’era la voglia di impantanarsi nel fango, di raggiungere i forti sulle Alpi, e le fuoristrada erano l’unico strumento per poterlo fare. Erano qualcosa di più che delle semplici automobili. Le prime edizioni della Parigi-Dakar, poi, aggiunsero il sapore unico e avventuroso dei grandi viaggi, rendendo emozionante anche una semplice scampagnata tra amici. Comunque, erano altri tempi: se solo penso che intorno al ’75-’76 comprai una vecchia Land Rover per 1.200.000 lire, praticamente il prezzo di un’utilitaria di seconda mano…”.
“Le fuoristrada hanno il profumo dell’avventura. Sono qualcosa di più che delle semplici automobili…”

Sopra, la Jeep CJ-7: prodotta dal 1976 al 1986, era la versione “civilizzata” della Willys utilizzata dai militari americani negli anni ’40. Sotto, una Toyota Land Cruiser J95 del 2000: l’affidabilità a tutta prova di questo modello nato nel 1996 si traduce in quotazioni elevate anche in caso di esemplari molto sfruttati

Oggi, invece, per una grande fuoristrada giapponese a gasolio con trent’anni e 300.000 km si spendono anche più di 15.000 euro.
“È l’inevitabile effetto della trasformazione che ha subito il settore e non c’è da stupirsi, se pensiamo che una Toyota Land Cruiser nuova costa più di 80.000 euro e attrezzarla per il fuori strada estremo ne richiede almeno altri 20.000”.
“Una volta c’era la voglia di impantanarsi, di raggiungere i forti sulle Alpi, e le fuoristrada erano l’unico strumento per poterlo fare”

Lo spettacolare attraversamento di un fiume nell’edizione 1992 del Camel Trophy, celebre competizione promozionale organizzata dalla Land Rover con il colosso americano del tabacco R. J. Reynolds
Il mercato non ama più le 4×4 come una volta.
“In Europa e in Italia è così. Sono cambiate le esigenze della gente e tutti quelli che erano i pregi delle 4×4 della vecchia scuola sono diventati dei difetti. Il risultato di questo effetto boomerang è che oggi la stragrande maggioranza delle persone preferisce la robustezza apparente delle suv a quella vera delle fuoristrada, che hanno una meccanica molto più robusta rispetto a quella delle altre auto. Un ruolo decisivo, comunque, lo ha giocato anche l’Unione europea, tartassando con multe molto salate i costruttori di mezzi specializzati che, per forza di cose, non possono essere “green” come una citycar. Chi ha una grande tradizione e le spalle larghe, come la Toyota, può anche permettersi di chiedere tanti soldi per un’auto come la Land Cruiser, ma i costruttori più piccoli? L’unica cosa che possono fare è scaricare il peso delle sanzioni per le emissioni inquinanti sul prezzo d’acquisto. Diciamo che non è proprio un meccanismo virtuoso…”.
A proposito di leggi: oggi fare fuori strada non è vietato, in Italia?
“Praticamente sì. Non si può più andare per campi e boschi come una volta e molte delle strade bianche e delle mulattiere più belle, come la splendida Via del Sale che collega le Alpi piemontesi e francesi al Mar Ligure, si possono percorrere solo in determinati periodi dell’anno e a pagamento”.
“Le esigenze e i gusti della gente sono cambiati. Oggi molti preferiscono la robustezza apparente delle suv a quella vera delle fuoristrada”

Mitsubishi Pajero (1999)
E nel resto del mondo?
“Fortunatamente non tutti vivono intrappolati in una gabbia di regole la cui inevitabile e triste conseguenza è spegnere lentamente la passione. Penso a continenti immensi e con una natura spettacolare come l’Australia o l’Africa: in quei posti, le fuoristrada saranno le auto dei prossimi trent’anni”.
Nella nostra chiacchierata ha citato più volte la Toyota Land Cruiser. Davvero, come dicono in molti, è la miglior fuoristrada che ci sia?
“A mio parere sì. La cosiddetta Prado, quella più comune in Europa, con le sospensioni anteriori a ruote indipendenti anziché a ponte rigido, non sarà la più robusta in assoluto, ma è di gran lunga la più affidabile”.
La più “indistruttibile”, invece?
“Direi la Nissan Patrol. Almeno finché non si brucia la guarnizione della testa del suo sei cilindri a gasolio…”.

Cavalcando la moda delle fuoristrada, con la Samurai (sopra) e la Vitara (sotto) tra la fine degli anni ’80 e l’inizio del decennio successivo la Suzuki riuscì a ritagliarsi un’importante fetta di mercato in Italia

E la fuoristrada perfetta, esiste?
“Potrebbe essere una fusione tra la Land Cruiser e la Patrol. Effettivamente, molti grandi viaggiatori del deserto fanno così: mettono il motore turbodiesel della Toyota, che è a prova di bomba, nel cofano delle Nissan, che avendo entrambi gli assali rigidi sopportano meglio gli stress dei viaggi più impegnativi”.






























Il problema vero è che la nostra meravigliosa Italia è troppo piccola per quanti ci abitano, per cui auto e pedoni convivono ovunque. E mi scusino i patiti del fuoristrada, ma non è che puoi rompere le OO a chi vuole farsi una camminata nella natura con rumore/fumo/pericolo di un egoista che ci vuole andarci col suo naftone. Perchè la sostanza è questa