
La nuova hypercar di Hennessey è “a corto” di cavalli. Bene!
All’improvviso, come un caccia in picchiata, Hennessey ha presentato qualcosa di sbalorditivo, inatteso, perlomeno per un marchio che ci ha abituati a cavallerie esagerate e prestazioni da record con la Venom GT e la Venom F5. Non aspettatevi una piccola utilitaria ibrida da 80 cavalli, ma per essere una hypercar firmata Hennessey la potenza è gradevolmente passata in secondo piano. La nuova creazione texana si chiama Blackbird e punta tutto sull’essere analogica: motore aspirato, cambio manuale, una chiave fisica (meraviglia!), niente schermi, trazione posteriore e un’anima Touring. Il nome rimanda al temibile Lockheed SR-71 “Blackbird”, uno dei caccia ricognitori più celebri al mondo nonché il più veloce di sempre con i suoi 3.529 km/h.

MOTORE ASPIRATO, PESO RIDOTTO. Partiamo proprio dalla potenza. Dai 2.031 cavalli della Hennessey Venom F5 Evolution la Blackbird scende a “soli” 800/850 cavalli stimati dalla casa, ricavati da un 6.2 V8 aspirato progettato insieme alla Ilmor Engineering. Il limitatore supererà i 9.000 giri al minuto e la sopracitata potenza sarà comunque adeguata per qualsiasi situazione (a maggior ragione vista l’indole di granturismo stradale), un toccasana in questa folle – e poco sensata – corsa ai cavalli. John Hennessey, CEO della compagnia, punta ad un peso di 1.350 chili ottenuti anche grazie a una nuova monoscocca in fibra di carbonio, esclusivamente sviluppata per la Blackbird.

ANCHE LEI HA LE “ALI”. L’influenza del caccia più supersonico di sempre non è solo nel nome: le linee allungate, taglienti, le forme rastremate verso il posteriore, la capacità di coprire lunghe distanze in fretta, tutto rimanda al Blackbird, specialmente le due “pinne” stabilizzatrici al retro. Sono appendici longitudinali e si attivano oltre le 71 miglia orarie, ergendosi a un angolo di 71°, lampante riferimento all’SR-71 e utili alle alte velocità. Proporzioni ispirate e aerodinamica attiva tuttavia sono un più, l’idea di base era che la Blackbird fosse bellissima già in partenza, capace di emozionare anche nel parcheggio dell’Esselunga.

ESPERIENZA LIVE. Dopo che avrete fatto la spesa però, dirigetevi verso la vostra strada preferita, o partite per un viaggio attraverso l’America o l’Europa. La Blackbird è rapidissima (0-100 in poco più di due secondi e mezzo e 354 km/h di punta) ma nasce principalmente per coinvolgere su un passo di montagna o in pista, per far sentir il guidatore partecipe, non uno spettatore. Cambio manuale, sospensioni “inboard”, Michelin Cup 2 o Cup 2R come calzature, oltre alla monoscocca di carbonio e all’assenza di filtri.

UN ESEMPIO PER TUTTI. Gli interni sono a loro volta curatissimi e minimalisti, con un grosso contagiri al centro, un cambio manuale a gabbia aperta e tre pedali incernierati in basso per agevolare il punta tacco. Vi è un ottimo impianto audio, ma non un infotainment, che verrà rimpiazzato dal telefono del guidatore posizionato su un supporto dedicato. Piccola chicca, la bussola con la sagoma dell’SR-71. Non solo Hennessey ha creato una hypercar fantastica, ha creato un precedente: sono stati messi da parte il testosterone e l’ego e ci si è concentrati sui fondamentali (seppur con ancora tantissimi cavalli). Speriamo che la Blackbird sia un esempio da seguire, sia per le hypercar sia per le piccole sportive.























































