
Maserati Shamal, 500.000 euro in più per il restomod: ma ne vale la pena?
La Maserati Biturbo del 1982 non gode di una bella fama: nessuno si sognerebbe di metterne il dubbio lo stile affascinante e le accelerazioni brutali, ma sulla qualità costruttiva e sull’affidabilità da parte degli appassionati sono sempre piovute critiche pesanti. Effettivamente, proprio ben fatta e a prova di bomba la coupé del Tridente non era, anche se con le sue eredi, a partire dalla Biturbo Si e dalle successive 2.24v, 222SR, 222E, eccetera eccetera, fino all’estrema Racing, sostituita negli anni ’90 dalla Ghibli, gran parte delle pecche di gioventù sono state risolte. A partire dal 1989 la Maserati, sempre sfruttando la base meccanica della Biturbo, ha prodotto, seppure in pochissimi esemplari e per poco tempo, anche la Shamal, che però sotto il muscoloso cofano anteriore aveva due pistoni in più rispetto all’antenata più lontana. E con il “feroce” 3.2 V8 da 326 CV, che con qualche accorgimento nel 1998 avrebbe equipaggiato la 3200 GT, faceva il paio un inedito e seducente look da buttafuori creato da Marcello Gandini, che per la Maserati aveva già disegnato un capolavoro come la Khamsin.

NON È PER TUTTI. Per quanto non appetibile quanto una Porsche 911 o una Jaguar E-Type, lo scorso anno la vecchia Maserati Biturbo aveva attirato le attenzioni della Modena Automobili, azienda italiana che ha deciso di farne un restomod. La ricetta? Più o meno quella che adottano la Singer e tante altre aziende del settore: telaio rinforzato, motore più potente e sospensioni, freni e cambio modificati di conseguenza, oltre a una rinfrescata alla carrozzeria e agli interni. La Modena Automobili aveva annunciato che ne avrebbe costruito solo solo 33 esemplari, a un prezzo vicino ai 600.000 euro, auto donatrice compresa.


CUORE MODERNO. Il telaio viene denudato, sabbiato e irrigidito per reggere la nuova potenza, gentilmente offerta dal motore della moderna Maserati Ghibli S. Il 3.0 V6 – non più V8 come in origine – sprigiona 500 CV, che dovrebbero garantire uno “0-100” in circa 5 secondi e una velocità massima prossima ai 290 orari. La carrozzeria è più “fresca”, aggressiva, perde (purtroppo) i caratteristici passaruota posteriori trapezoidali che ricordano la Lamborghini Countach (altro capolavoro di Gandini) ma guadagna nuovi fari, un estrattore cattivissimo e quattro terminali di scarico pronti a fare fuoco e fiamme.

FATEVI AVANTI (O CERCATE L’ORIGINALE). Nel complesso, la Maserati Shamal non viene stravolta, riceve semplicemente un lifting anti età. La stessa cosa vale per gli interni: pelle e Alcantara ovunque, sedili stile rétro più avvolgenti, il classico orologio Maserati e quello che sembra un cambio manuale. Sembra, perché sotto quella leva in realtà si nasconde un robotizzato ZF a otto rapporti sempre “rubato” alla Ghibli S. Un tocco, a parer nostro, fin troppo moderno: un restomod così avrebbe meritato tre pedali. Tirando le somme: il restomod della Maserati Shamal è più vistoso, più potente, più veloce e più sicuro in virtù delle modifiche di cui ha beneficiato. Ma ha perso, in ordine sparso: il cambio originale, il motore originale, i parafanghi originali, con il “taglio” dei passaruota tipico di Ganini. E in tutto questo, costa mezzo milione di euro in più rispetto alla media delle richieste per una Shamal d’epoca. E voi, quale scegliereste?






























Macchina con un suo perché, se non erro le foto erano circolate già l’estate scorsa? Ma le hanno fatte? Le hanno vendute? Comunque ho fatto ora un giro sui vari siti di annunci e per una Shamal originale chiedono sui 100.000 euro. Sinceramente, prenderei quella “vera”, anche se meno affidabile ha un altro fascino (e soprattutto l’ultimo V8 progettato e costruito dalla Maserati!)