Mauto, le fotografie del maestro Giorgio Bellia

Mauto, le fotografie del maestro Giorgio Bellia

Nel 1962, dopo aver pubblicato alcuni scatti di Giorgio Bellia sulle pagine di Quarterly, Scott Bailey, direttore della celebre rivista motoristica americana, per l’allora ventisettenne fotografo torinese intravede un grande avvenire: “Il suo lavoro è una nuova voce nel mondo della fotografia automobilistica”. Parole che suonano come una benedizione…

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L’ARTE DI STUPIRE. Audace, visionario e irriverente verso i canoni della fotografia automobilistica tradizionale, Bellia gioca con le forme e i colori come pochi altri interpreti del suo tempo hanno saputo fare. Costruisce nella sua mente i set per i suoi scatti, li allestisce pezzo dopo pezzo. Cattura particolari e dettagli e poi li assembla, con risultati sorprendenti. Al Museo dell’Automobile di Torino, in un’ampia rassegna allestita al primo piano, nello spazio per le esposizioni temporanee, le sue fotografie racconteranno i momenti salienti della sua lunga carriera professionale. E saranno esposte fino al prossimo 12 gennaio.

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LE PASSIONI DI UN FOTOGRAFO VISIONARIO. La mostra Giorgio Bellia, artista fotografo ha il grande merito di portare sotto i riflettori un professionista finora poco conosciuto, il cui talento emerge a colpo d’occhio attraverso le immagini affisse alle pareti. Le fotografie di Bellia colorano la sala come una pennellata variopinta. Le luci basse e soffuse, in netto contrasto con le tinte accese delle automobili da lui ritratte, filtrano attraverso il professionista e restituiscono l’immagine di un uomo prigioniero del suo estro e perciò privo di condizionamenti, libero di sperimentare senza preconcetti né limiti. Un uomo che ama improvvisare e stupire, innamorato della natura, delle donne (che affianca alle auto spesso e volentieri) e della bellezza in ogni sua forma.

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I LUOGHI DEL CUORE. A far da sfondo alle sue muse – le Ferrari di Pininfarina, i prototipi di Giorgetto Giugiaro e Paolo Martin, ma anche automobili di larga diffusione, come la Fiat 127 e la Citroën ZX -, ampi spazi aperti si alternano a contesti urbani. Dalle spiagge della Sardegna alle campagne del Piemonte, dalle colline toscane al deserto della Tunisia, i luoghi del cuore per Bellia sono tanti e tutti, nessuno escluso, esaltano e arricchiscono l’oggetto della sua fotografia. Quell’automobile che, attraverso la lente del suo obiettivo, riesce a raccontare storie magiche e spesso imprevedibili.

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SUPERCAR E ICONE IN MOSTRA. A impreziosire la mostra fotografica, oltre al video documentario Un animale chiamato Land Rover, realizzato negli anni Settanta da Bellia nella savana africana, quattro modelli di auto che il fotografo ha ritratto a più riprese nel corso della sua carriera: la Ferrari 308 GTB e la Cadillac Allanté, di proprietà del museo, e – tutt’e due provenienti da collezioni private – una Ferrari Dino 246 GT e un’Alfa Romeo Giulia Spider. Fu proprio questa sportiva decappottabile del Biscione, un esemplare di colore bianco, ad aprirgli le porte del professionismo negli anni Sessanta. Una foto scattata in Tunisia, su una spiaggia dell’Isola di Gerba. L’auto era arrivata nuova dall’Italia, destinata a un facoltoso medico del posto, che propose a Bellia di fotografarla. Lui non ci pensò due volte. E ci aggiunse una modella bionda…

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