
Questa Audi Sport Quattro fa sul serio (e fa paura)
L’Audi Sport Quattro a passo corto (foto sotto) è uno dei “mostri” più venerati del famigerato Gruppo B, quel diabolico regolamento da cui negli anni ’80 sono uscite fuori “belve” dalle potenze sconvolgenti e domabili solo (e non sempre) dai migliori piloti dell’epoca.

LA LEGGENDA NON SI TOCCA. Oggi quegli anni di rombi laceranti, fiammate dagli scarichi e gomme stridenti avvolte in dense nubi di fumo bianco rivivono grazie alla tedesca HSR Manufaktur, che con la Type 859 ha confezionato un’Audi Sport Quattro… aggiornata al 2026. Per non rischiare il linciaggio in piazza, ma forse anche per non mandare in fallimento la loro impresa prima di intraprenderla, i ragazzi della HSR Manufaktur hanno saggiamente deciso di non sacrificare una Sport Quattro originale, ma di usare come base per la loro creazione una più “popolare” Audi Coupé prima serie.

RUOTE… RAVVICINATE. Il passo dell’auto donatrice è stato accorciato di 320 mm per ottenere le proporzioni della Sport Quattro originale e ogni singolo pannello della carrozzeria è stato ricreato sulla base delle forme dell’auto degli anni ’80 utilizzando la fibra di carbonio, con splitter anteriore, alettone e prese d’aria che diventano elementi di aerodinamica attiva. Il risultato? Un peso a vuoto dichiarato che oscilla tra i 1.200 e i 1.300 kg e la promessa di un’agilità da prima della classe.

“CUORE” MODERNO. Sotto il cofano non c’è nemmeno un bullone del vecchio motore a cinque cilindri, ma un’unità con lo stesso numero di pistoni più moderna, ossia il 2.5 della RS 3 oggi in vendita. La differenza sostanziale è che il motore non è montato in senso trasversale, ma longitudinale, il che, spiegano i tecnici tedeschi, migliora la distribuzione dei pesi e rende un omaggio un po’ più fedele alla leggenda degli anni ’80. La potenza? Si parla di 500-600 CV, a seconda della gestione elettronica del motore.

DENTRO HA UN PO’ DI LANCIA. Tra le curiosità, val la pena citare il cambio, che deriva da quello di un altro mito dei rally degli anni ’80, la Lancia Delta S4. La trazione, va da sé ma nel dubbio lo specifichiamo, è integrale del tipo sempre in presa su tutte le ruote (con differenziale centrale Torsen e autobloccante meccanico al retrotreno). E poi, poi ci sono le finezze, o per essere più terra terra quelle cose che rendono i restomod più facili e sicuri da guidare rispetto alle auto su cui sono basati. In questo caso parliamo di sospensioni attive e regolabili in altezza, con varie possibilità di regolazione per offrire il miglior grip su ogni superficie.

DENTRO MESCOLA TRADIZIONE E MODERNITÀ. Quanto agli interni, la plancia riprende fedelmente quella dell’auto degli anni ‘80, ma in più ci sono comfort all’epoca sconosciuti come il “clima” e la connessione senza cavetto ad Apple CarPlay, per tacere di veri lussi come i sedili foderati in pelle e Alcantara.

CHE PREZZI! Le cattive notizie per ultime. Nel senso che, visto che sono stati annunciati, per dovere di cronaca i prezzi dobbiamo comunicarli anche noi: non sia mai che tra qualche lettore ci sia chi, potendo non badare a spese, voglia farsi un bel regalino al sapor dei rally che furono e far schiattare di invidia amici, parenti e vicinato. La produzione sarà limitata a soli 84 esemplari, un omaggio all’anno d’oro in cui la Quattro conquistò il Mondiale rally, e per avere uno di questi “gioielli” bisognerà sborsare non meno di 500.000 euro (auto donatrice inclusa, tasse escluse: ahi!).





























