Radford, grande ritorno alla Pikes Peak

Radford, grande ritorno alla Pikes Peak

Quando metti insieme quattro menti brillanti determinate a far risorgere un marchio nobile è difficile che non ne nasca qualcosa di buono. E infatti la nuova Radford Lotus Type 62-2 è un progetto di quelli che fanno sognare a occhi aperti gli appassionati di corse e motori. I protagonisti di questa storia sono cinque: il car designer Mark Stubbs; il pilota Jenson Button, campione del mondo di Formula nel 2009; il costruttore e presentatore Ant Anstead, volto noto del piccolo schermo nel Regno Unito grazie al programma “Affari a quattro ruote”; l’avvocato Roger Behle, mente organizzativa del team; il marchio dimenticato Radford, che racconta una storia poco conosciuta dalle nostre parti, quella della rinomatissima carrozzeria fondata nel 1948 da Harold Radford e divenuta celebre negli anni ’60 per le sue interpretazioni extra-lusso di modelli Bentley, Rolls-Royce e Mini.

Jenson Button alla guida della Radford Type 62-2

Jenson Button alla guida della Radford Type 62-2

ISPIRAZIONE ANTICA, TECNOLOGIA MODERNA. Sull’onda del crescente entusiasmo che circonda i progetti di restomod e delle cosiddette Continuation Series, Button e compagni hanno deciso di rispolverare il marchio Radford con un’auto davvero speciale: la Lotus Type 62-2. La musa ispiratrice è la mitica Type 62 degli anni ’60, ma questo bolide sfrutta la base meccanica di una super sportiva assai più recente nella storia della casa di Hethel, ovvero la Evora. Il telaio e la carrozzeria sono in fibra di carbonio, per un peso a vuoto di circa una tonnellata, il cambio rigorosamente manuale e il motore un 3.5 V6 di origine Toyota con compressore volumetrico e 430 CV, che salgono a ben 608 sulla più estrema versione John Player Special.

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A MISURA DI PIKES PEAK. Ma per divorare gli spettacolari tornanti a strapiombo della Pikes Peak International Hill Climb, la corsa in salita più famosa al mondo, serviva qualcosa di più. E così il V6 della Radford Lotus Type 62-2 è stato affidato ai tecnici dell’ausriaca Jubu Performance. Risultato? La potenza è passata da 608 a ben 710 CV e per scaricarli a terra in maniera ancora più brutale la trasmissione manuale ha lasciato il posto a un più svelto cambio sequenziale in grado di far schizzare l’auto da 0 a 100 km/h in appena 2,2 secondi. Specifico anche l’olio motore, la cui formulazione è stata studiata dalla Mobil1 per garantire le massime prestazioni in alta quota (non dimentichiamo che la bandiera a scacchi della Pikes Peak sventola tra le nuvole,  a quota 4.300 metri). Speciali sono anche le gomme Yokohama a mescola morbida, studiate per dare tutto dal primo all’ultimo dei quasi 20 km lungo cui si snoda la mitica cronoscalata del Colorado. 

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PRIMA DELLA CLASSE. Che rispetto alla già aggressivissima Radford Lotus Type 62-2 la Pikes Peak Edition sia ancor più brutale lo si può intuire anche dalla moltitudine di accorgimenti aerodinamici apportati per evitare che questa “belva” da oltre 700 CV spicchi il volo. Splitter, diffusori, feritoie che ricordano i mostri da rally del Gruppo B e un alettone che non sfigurerebbe affatto alla 24 Ore di Le Mans evitano il rischio di decolli indesiderati, tenendo l’auto sempre incollata al suolo. Con al volante il cinquantenne Tanner Foust (nella foto qui sopra), esperto pilota di Denver famoso per le sue abilità nel drift e nel rallycross, la Radford si è piazzata al primo posto nella sua categoria – la Exhibition Class – con un tempo di 9’37’’326 che le è anche valso l’ottava posizione nella classifica assoluta. Un debutto da ricordare, per la rinata Radford, e che testimonia la bontà del lavoro svolto dal team capitanato da Roger Behle.

 

 

 

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