
Se solo i cerchi valgono più di una BMW M2, quanto può valere questa Ruf?
La Ruf CTR Yellowbird di fine anni ’80 è una delle vetture più significative nella storia dell’azienda tedesca e il fatto che quella gialla e brutalissima Porsche 911 filasse oltre i 340 orari è un boccone amaro da buttare giù per i fan più sfegatati della Ferrari F40.
L’anno scorso la casa d’aste Gooding Christie’s ha venduto un esemplare di Yellowbird per oltre sei milioni di dollari e il mese prossimo il record potrebbe venir ritoccato al rialzo. Stavolta, però, la Yellowbird non c’entra nulla: l’auto in questione si chiama Project Dragon e a partire dall’arancio acceso della carrozzeria non ha nulla da invidiare alla “sorella” più cliccata del web.

TOH, GUARDA CHI SI RIVEDE! La Dragon è nata due anni e mezzo fa dietro richiesta di uno dei più importanti collezionisti di vetture Ruf, che voleva in sostanza una versione “aggiornata” della CTR2 Sport, uno dei tanti bolidi di fine anni ’90 del costruttore e tuner tedesco. Così dai magazzini di Pfaffenhausen è spuntato un’ultima scocca dell’era CTR2, utilizzato come “base” per la Project Dragon, che per la cronaca è un esemplare unico. Non è stato un lavoro semplice, tutt’altro, e le immagini dicono solo in parte cosa ci sia dietro questa 911 Tipo 993 al sapore di 959.

HA UNA OTTIMA “BASE”. La carrozzeria è interamente in fibra di carbonio, e per definirne le linee è stato interpellato Tony Hatter, uno dei designer che all’epoca lavorò sulla 993 (a detta di molti la 911 più “riuscita” di tutte insieme alla capostipite degli anni ’60). Minimi ma significativi cambiamenti hanno migliorato l’aerodinamica e il raffreddamento del motore, conservando i tratti più muscolosi e tipici della CTR2. Alois Ruf e i suoi collaboratori più fidati hanno supervisionato i lavori dalla A alla Z, neanche a dirlo.

QUEI CERCHI VALGONO QUASI COME UN BILOCALE. Non mancano un rollbar, come nelle auto da competizione, le sospensioni sono della specialista Bilstein, i freni carboceramici e i cerchi in lega monodado di 18’’ sono opera della BBS, che per questi gioielli ha emesso una fattura di (tenervi forte…) 100.000 euro. Il motore è il 3.6 sei cilindri boxer biturbo della CTR2, aggiornato e ora capace di sprigionare ben 621 CV, tutti scaricarti sulle ruote posteriori.

HA FATTO POCHISSIMA STRADA. L’arancione torna anche dentro, nel rivestimento in un raffinato velluto anni ’70 dei sedili e nella strumentazione, creando un contrasto accattivante con il nero del volante e del cruscotto neri. Da marzo 2024 a oggi questa CTR2 unica al mondo ha percorso solo 1.221 km e tra un mesetto scarso verrà battuta all’asta senza prezzo di riserva a New York. La stima degli esperti di Gooding Christie’s: dai sei agli otto milioni di dollari. Beato chi può…














