Una pioggia di miliardi per l’eco-mobility

Una pioggia di miliardi per l’eco-mobility

Chissà Mario Draghi che cosa ne penserà e quando avrà modo di incontrare il mondo dell’auto italiano, ma di sicuro il presidente del Consiglio incaricato ha già un buon documento dal quale partire per affrontare in chiave automobilistica i temi del Next Generation Eu o Recovery fund che dir si voglia. In tempi non sospetti, subito dopo la Befana, Mouts-e, l’associazione nata per promuovere la diffusione della mobilità elettrica (e della quale fanno parte tra gli altri FCA, Volkswagen Italia, Renault, Volvo, Tesla, Enel X e ALD), ha presentato al governo uscente un articolato documento con proposte di interventi per quasi 19 miliardi di euro nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che è il ticket di ingresso per accedere ai fondi del Next Generation Eu. Obiettivo del programma, che si spinge fino al 2026, è contribuire a “un diverso indirizzamento e una maggiore focalizzazione di risorse già riportate dello stesso Plan, sulla mobilità elettrica e sostenibile, evitando la dispersione verso programmi velleitari e con improbabile remuneratività, attraverso politiche realmente utili alla ripresa e transizione del nostro comparto industriale”. I 15 interventi previsti si muovono su tre grandi obiettivi: il sostegno della domanda, con investimenti pari a circa 11 miliardi, la crescita dell’offerta (4,5 miliardi), l’adeguamento delle infrastrutture 3,27 miliardi). 

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DOMANDA PUBBLICA E PRIVATA. Circa 3,5 miliardi dei 10,9 a sostegno della crescita del mercato andrebbero destinati nel periodo 2022-2025 a prolungare l’ecobonus a elettriche e Phev (per la fascia da 0 a 60 g/km di CO2), con un meccanismo di incentivazione diretta e decrescente dal 2023. L’obiettivo posto da Motus-e appare molto ambizioso: una crescita di 909 mila elettriche e di 350 mila Phev. Per la mobilità pubblica si suggerisce invece un investimento pari a 3,6 miliardi a sostegno del Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile, per 15 mila mezzi pubblici su gomma entro il 2025. Nel piano presentato da Lotus-e sono previsti incentivi (2,7 miliardi) anche per le flotte. Dal 2022 e per cinque anni la proposta è quella di aumentare la deducibilità per le vetture più ecologiche delle flotte aziendali, estendendola non soltanto alle auto a zero emissioni, le uniche ammesse fino a questo momento, ma anche alle altre tipologie di vetture a basse e bassissime emissioni. L’obiettivo è stimolare l’acquisto di 243 mila elettriche e 42 mila ibride plug-in e i relativi noleggi rispettivamente di 546 mila e 226 mila unità. Sempre per stimolare la domanda, Motus-e prevede la riduzione dell’Iva al 10 percento fino al 2026 per il car sharing elettrico, la proroga degli incentivi per i furgoni con estensione ai camion, il tutto per raggiungere entro quello data l’ambizioso obiettivo di 100 mila immatricolazioni.

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L’OFFERTA. Per ampliare l’offerta, Motus-e punta soprattutto su formazione, ricerca e sviluppo focalizzati sulla mobilità elettrica. In cima, per un investimento di 1,05 miliardi, c’è la promozione di un Important Projects of Common European Interest a guida italiana, focalizzato sulle batterie per il settore automotive, con la nascita di un impianto sperimentale per il recupero e il riutilizzo degli accumulatori a fine vita. L’associazione suggerisce anche l’impiego di 2 miliardi per finanziare il credito d’imposta nell’ambito del piano Transizione 4.0 per la formazione di 55 mila addetti del comparto auto sui processi di produzione, assistenza e retail con particolare attenzione sulla mobilità elettrica e la digitalizzazione dell’auto. Oltre un miliardo andrebbe invece destinato a università e scuole secondarie tecniche per una formazione finalizzata alla mobilità elettrica, senza dimenticare varie forme d’incentivazione per start-up e PMI.

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LE INFRASTRUTTURE. Quasi 700 milioni sono destinati ai punti di ricarica, che entro il 2026 potrebbero crescere tra le 80 e le 110 mila unità mentre 1,5 miliardi è la spesa per l’installazione di un milione di charging point domestici, per mezzo di una detrazione decennale fino al 50 percento, e 400 mila di tipo aziendale con un credito d’imposta sempre del 50 percento. Motus-e non dimentica neanche le navi: 1,1 miliardi potrebbero essere investiti nei porti per la fornitura di energia a terra delle imbarcazioni a motori spenti (il cold ironing) e per strutture adatte alla ricarica delle batterie dei natanti.

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