Agnelli bici: hai voluto la motocicletta? Pedala!

Agnelli bici: hai voluto la motocicletta? Pedala!

Di solito uno comincia a trafficare con le cose che trova in soffitta, o in cantina. E quello che ne viene fuori dipende soprattutto dall’estro del momento, certo. Ma anche dai pezzi con cui si comincia a sperimentare la propria creatività. Luca Agnelli, per esempio (nella foto in basso), in cantina aveva una vecchia mountain bike che non usava più e il serbatoio del Guzzino 65 del papà. Un abbinamento improbabile, detto così. E invece l’ibrido che ne ha tirato fuori è piaciuto a tal punto, e non solo a lui, da voler replicare l’esperimento. Per questo oggi, la sua officina di Abbiategrasso, alle porte di Milano, è una vera e propria clinica della ruggine. Un posto dove vecchi cimeli di glorie passate vengono letteralmente rimessi in carreggiata: telai, serbatoi, fari, campanelli. Perfino i portagiornali.

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PER CASO. All’inizio Luca sperimenta tutto, poi capisce che “I telai più divertenti sono quelli degli anni ’80. Perché sono fantasiosi e non necessariamente funzionali. Allora efficienza e peso non erano un problema. Come non lo sono per me oggi. Visto che usando la pedalata assistita i chili in più li porta a spasso il motore elettrico e non chi tiene il manubrio in mano”. Attenzione: quelle di Agnelli non sono veramente bici elettriche però. Le sue creazioni sono sculture semoventi, tributi agli anni rampanti delle motorette italiane del dopoguerra. Insomma, sono più un vezzo estetico che un mezzo pratico. “Le costruisco con la stessa passione con cui si scriverebbe un libro o dipingerei un quadro. Perché quello che mi mancava nel mondo delle bici elettriche era soprattutto l’eleganza. Quella piacevolezza del disegno che invece ritrovo nel Cucciolo Ducati, nell’Aquilotto Bianchi e, ovviamente, nel Guzzino”.

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VISIONE D’ARTISTA. E così, adesso, il serbatoio della benzina nasconde la batteria, il tappo cromato un orologio che sa di cipolla da tasca. I molloni sono sfizi cromati e nei fanali ad acetilene i led brillano di luce propria. Insomma le bici di Agnelli sono oggetti da ammirare, anche andandoci a spasso, come si farebbe con una moto d’epoca. Ogni modello è frutto dell’ispirazione del momento, di un’accoppiata fortunata: il serbatoio giusto con il telaio azzeccato. E anche se sono tutti pezzi unici, Agnelli ha un debole per un paio di dettagli che usa ogni volta che può. E che sono diventati il suo pezzo forte. “Sono innamorato del serbatoio del Guzzino 65, fatto da due metà unite con la brasatura, cioè col filo di ottone. Un oggetto che oltre a essere bello, ha una precisione costruttiva incredibile per i tempi. E poi c’è la forcella dell’Aquilotto. Semplice, pulita e, soprattutto, irripetibile…”. Già perché Agnelli ha provato a rimodellarla in 3D per farne una piccola serie. “Impossibile. Cambia talmente tante direzioni che il software va in tilt”.

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NON SOLO MANUBRI. Ma il tributo al passato non è soltanto nostalgia fatta di pezzi riciclati. Luca si spinge oltre, reinventa addirittura concetti ormai archiviati da tempo come il sidecar “che per me è un mezzo ancora attuale, soprattutto per la bicicletta. Molto più del tandem. Una soluzione che ti dà la possibilità di giocare…”. Come è successo quando ha coinvolto il maestro d’ascia Ottavio Furlanetto, che ha trasformato la carrozzella in un kayak. Tra tutti questi manubri, però, un volante non poteva certo passare inosservato. “Ah, questa qui? È l’ennesima pazzia… Ma ne parliamo la prossima volta”. Non vediamo l’ora.

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