Alfa Romeo senza scudetto? Gronchi rosa dello stile

Alfa Romeo senza scudetto? Gronchi rosa dello stile

SI VIVE ANCHE SENZA – Non c’è niente, ma proprio niente che faccia più Alfa Romeo di un bello scudetto piazzato al centro della calandra: è identitario, inconfondibile, impeccabile. E non è certo un caso se la Giulia e la Stelvio ne montano uno di forme quantomeno generose. Eppure c’è stato un tempo in cui non tutte le auto della marca mantenevano il Biscione al riparo dentro lo scudetto. Specialmente nel campo delle carrozzerie, sono infatti esistite decine e decina di Alfa che si sono fatte notare, al contrario, per la mancanza del loro elemento più caratteristico.

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RAGIONE E SENTIMENTO – Com’è potuto accadere ? Una spiegazione razionale è quella che lo scudetto, che di fatto è un grosso triangolo isoscele con la punta in giù (anche se tra gli anni ’80 e ’90 è stato più spesso equilatero) è un elemento, se non di disturbo, certamente di condizionamento dello stile: obbliga il disegnatore a muovercisi intorno. Toglierlo, lascia invece campo libero a qualunque altra interpretazione dello specchio di prua. L’altra motivazione risiede proprio nella grande popolarità acquisita, nei decenni, da questo elemento: è talmente normale che un’Alfa ce l’abbia che il fatto di toglierlo rende quella one-off (o quella produzione in piccola serie) paradossalmente più interessante per via della sua mancanza: una sorta di Gronchi rosa dello stile automobilistico.

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NON SOLO ONE-OFF – Nella gallery trovate alcune delle più strampalate, tra le Alfa orfane dello scudo. Molte appartengono alla famiglia 6C 2500, tra cui la Alemanno del 1948 chiamata (senza pudore) Studebaker per l’evidente ispirazione alle vetture del marchio americano. Già nel 1940 gli Stabilimenti Farina si erano d’altronde ispirati, su disegno di Mario Revelli di Beaumont, alla Cord per una coupé con griglie laterali e fari a scomparsa. Dello stesso autore una cabriolet con due coppie di fari quadrati sovrapposti. Quando, nell’immediato dopoguerra, tocca a Giovanni Michelotti reinterpretare la meccanica della grande Alfa, stilizza lo scudetto affidandone l’idea a un ispessimento delle cromature sulla porzione centrale della calandra. Molto più ardite alcune proposte di Ghia dello stesso periodo in cui, invece dello scudo, ci sono fori, una sottile bocca cromata oppure un ‘calandrone’ lungo e stretto che sembra copiato da una Lancia. Nel dopoguerra Pinin Farina riveste alcune 1900 come coupé semplicemente evitando il tipico ornamento Alfa (lo stesso farà con la 2000 Sestrière nel 1957) mentre Vignale lo rimpiazza con un faro centrale di dubbio gusto. Molto curiosa la 2000 Sole di Bertone del 1959: invece dello scudetto, al centro della calandra c’è una seconda griglia rettangolare, più piccola. Nel 1963 Boneschi baratta, sulla cabriolet 2600 Studionove, lo scudetto con un grande stemma mentre tre anni più tardi la OSI disegna la Giulia Scarabeo senza alcuno stilema tipico, e altrettanto faranno Bertone con la 33 Carabo nel 1968 e Pininfarina con la Cuneo nel 1971. Unico caso di trasposizione in (piccola) serie della mancanza di scudetto, quello della Giulia Junior Z, il cui frontale in plexiglass ha un’apertura centrale che ne cita le forme: lo scudetto senza lo scudetto. Semplicemente geniale.

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