
Anche se non sembra, quest’Alfasud è una GTA
GTA: un acronimo che, per gli alfisti, non ha bisogno di spiegazioni. Gran Turismo Alleggerita sono tre parole che tolgono il fiato e riportano le lancette dell’orologio agli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, quando le leggerissime e feroci Giulia Sprint GTA spadroneggiavano nelle corse in salita e tra i cordoli dei circuiti più prestigiosi del mondo. All’alba degli anni 2000, quelle tre lettere, che tanto hanno contribuito al mito del Biscione, sono tornate in auge con le versioni sportive delle berline 156 e 147: auto che leggere, per la verità, proprio non erano, ma che hanno fatto innamorare gli appassionati grazie al rombo e alla spinta poderosa dei loro potenti motori V6.

Anni ’60. Un’Alfa Romeo Giulia Sprint GTA davanti al cancello dell’Autodelta, il reparto corse della casa milanese che ne curava la messa a punto

Sopra, l’Alfa Romeo 147 GTA. Sotto, la 156 con la stessa sigla. Presentate nel 2002, erano entrambe mosse da un 3.2 V6 con 250 CV
DNA SPORTIVO. Ma la sigla GTA, nell’avvincente e spesso sorprendente storia della casa milanese, fa anche rima con automobili che, per un motivo o per un altro, non sono riuscite a lasciare il segno e sono, loro malgrado, scivolate nei meandri più nascosti della memoria persino di chi, le Alfa Romeo, le conosce bene. È questo il caso dell’Alfasud. Venduta in più di un milione di esemplari a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, da buona Alfa Romeo la prima berlina “popolare” della casa milanese ha avuto più di una versione sportiva, dalla TI del 1973 alle Sprint con carrozzeria Coupé, mosse da brillanti motori 1.3 e 1.5 con uno o, nel caso delle più vivaci Sprint Veloce, due carburatori a doppio corpo e potenze fino a 95 CV.
NATA IN SUDAFRICA. Di cavalli, potrà sembrare strano, ne aveva appena 10 in più l’Alfa Romeo Alfasud Export GTA, piccola “belva” in incognito che celava il suo Dna sportivo dietro una carrozzeria a cinque porte di una sobrietà ai limiti della morigeratezza, considerata la sigla di cui si fregiava. Tanto erano grintose la TI, con il suo spoiler in gomma sullo sportello del baule, e le Sprint, che sembravano delle Alfetta GT in miniatura, quanto era discreta la GTA. Prodotta nel 1981 da una delle filiali straniere dell’Alfa Romeo più importanti dell’epoca, quella sudafricana, poteva essere tranquillamente scambiata per una “semplice” 1.2. Il che aveva un che di inusuale, visto che dai cancelli di Johannesburg uscivano spesso e volentieri auto con un look più aggressivo rispetto a quello dei modelli da cui derivavano, come la GTV 3.0 del 1984.

Alfa Romeo Alfasud TI Quadrifoglio Verde (1982)
“CATTIVA” SOLO SOTTO IL COFANO. La differenza, rispetto alle Alfasud più “tranquille”, era unicamente sotto il cofano, dove pulsava lo stesso 1.5 ad alimentazione singola della TI Quadrifoglio Verde. All’epoca, con 105 CV, era il più potente dei quattro cilindri boxer che muovevano le berline compatte della casa milanese, e consentiva all’Alfasud Export GTA di superare i 180 km/h. Niente male, per un lupo travestito d’agnello che, sulle nostre strade, avrebbe potuto facilmente cogliere in contropiede un mostro sacro come la Volkswagen Golf GTI…
(Nota: l’immagine di copertina di questo articolo è stata creata con il supporto dell’intelligenza artificiale)














