Audi RS2, giardinetta e arma a doppio taglio

Audi RS2, giardinetta e arma a doppio taglio

Fino a quel momento, quando un uomo nel bel mezzo dei suoi trent’anni s’accasava e metteva su famiglia, si trovava di fronte ad un passo difficile da compiere e somatizzare. Abbandonare la sua auto sportiva, la sua GTI o magari la sua spider a due posti secchi, in favore di una vettura più consona alla nuova vita. Una macchina che fosse in grado di portare a spasso una famiglia, un cane e, naturalmente, tanti bagagli. La sua compagna, tutto d’un tratto, voleva viaggiare comoda e possibilmente a bordo di un veicolo degno di tale nome, che non fosse la sportiva dal telaio rigido con cui era stata portata a cena la prima volta. L’aitante compagno di allora, oggi padre di prole, si trovava costretto a rinunciare a parecchie velleità, prima fra tutte quella di potersi divertire a suon di turbine e assetti ribassati. Per fortuna però, in quel di Zuffenhausen, si decise d’aiutare il genere maschile con marmocchi al seguito nel migliore dei modi.

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È NATA LA PRIMA RS. L’Audi S2, progettata per essere il top della gamma della Casa di Ingolstadt, non aveva riscosso molto successo e basta vederne una per capirne il perché. Va anche detto che raccogliere il testimone lasciato sul campo dalla gloriosa Quattro era cosa ardua e la S2 non era la risposta adeguata. In cerca di soluzioni per ridare smalto alla sportività dei Quattro Anelli, in Audi decisero di risollevare le vendite affidando la realizzazione di una versione ad alte prestazioni della propria S2 Avant a Porsche che, peraltro, aveva da poco terminato la produzione della Mercedes-Benz 500E W124. Nacque così la RS2, la prima RS, acronimo di RennSport che ancora oggi identifica tutte quelle Audi che vorremmo davvero mettere in garage (qui per saperne di più).

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A STOCCARDA, LA MAGIA. Sotto al cofano della RS2 c’era il più classico dei propulsori sportivi Audi, un cinque cilindri da 2,2 litri sovralimentato, in questa applicazione capace di ben 315 cavalli a 6500 giri. Grazie al turbocompressore KKK che girava fino a 1,4 Bar, la station wagon tedesca scattava da 0 a 100 km/h in 4″8 secondi e raggiungeva i 262 km/h di velocità massima — autolimitati. Ma le novità non si fermavano alla grossa turbina: per erogare tutti questi cavalli e – sopratutto – scaricarli a terra con efficacia non mancavano un intercooler maggiorato, un impianto di scarico inedito, nuovi alberi a camme, iniettori e centralina aggiornati. La trasmissione era affidata ad un cambio manuale a sei marce, con la trazione integrale permanente gestita da un differenziale Torsen, altresì dotato di un sistema di bloccaggio del differenziale elettro-meccanico. Porsche aveva installato anche un impianto frenante — con dischi Brembo autoventilanti da 304 mm all’anteriore e 299 mm al posteriore — derivato da quello della 911, donato degli splendidi cerchi da 17” smontati dalla 968 e montati su pneumatici Dunlop anch’essi di provenienza 911. Ne furono prodotte poco meno di 2900 unità e oggi — ça va sans dire — è una vettura da collezione molto ambita e ricercata.

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