Busse 6×6, il Beetle a trazione fatale

Busse 6×6, il Beetle a trazione fatale

Ormai alla fine degli Anni ’50 l’automobile è per tutti. In Italia la Fiat 500 ha già conquistato lo stivale e nel resto del Vecchio Continente altri mezzi simili motorizzano genti e paesi interi. Certo, questa è una fotografia dell’Europa, terra di strade (i romani insegnano) e autostrade (le autobahn volute da Hitler). Ma nel resto del mondo, specie in quell’Oltreoceano desertico e sconfinato che sono le Americhe, il problema è che quattro ruote spesso non bastano. Per attraversare praterie e scavalcare dune, guadare fiumi e solcare laghi ce ne vogliono 6. E pure galleggianti. Per questo, già nel 1959, un fantasioso canadese mette insieme quello che trova in garage per costruirsi il mezzo che fa al caso suo. Ecco spiegato il perché di quei due motori da motosega che muovevano il primo ATV (all-terrain vehicle). Per non parlare delle sei ruote col look da salvagenti. Del resto la filosofia del 6×6 era: dove non può la trazione può il galleggiamento. 

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MOTORI STRAPPATI ALL’AGRICOLTURA. In poco tempo, le 6×6 diventano un successo. A tal punto che negli Stati Uniti s’inventano pure un circuito, il Pine Lake Raceway (in Ohio), per sbizzarrire i cavalli e diffondere il verbo della trazione fatale. Questi mezzi da sbarco, alcuni lo erano davvero, sono talmente popolari che nell’agosto del 1970 i giornali motoristici ne contavano più di 60 modelli (tra quelli in vendita e quelli in fase di sviluppo). Tra questi c’era anche il Busse, ovvero una mosca bianca. Sì perché se di solito i 6×6 avevano motori a due tempi più o meno strappati all’agricoltura e piazzati in carrozzerie in vetroresina, quello progettato dalla Busse SJI Corp. aveva scocca e rivestimento in alluminio. Oltre che un 1600 cc quattro cilindri boxer sotto il cofano: esatto, proprio quello della Volkswagen Beetle dell’epoca. Da cui proveniva pure il cambio, semiautomatico, a tre velocità. Costruito a Randolph, in Wisconsin, questa Phaeton degli ATV, per rimanere in casa Volkswagen, aveva pure i freni a disco comandati idraulicamente e, su strade più o meno asfaltate, toccava i 45 km/h di massima (che in acqua scendeva a 16 km/h). Capace di scalare pendenze fino a 45°, era lungo 3 metri e 20 centimetri e largo 1 e 65. Gli esemplari rimasti sono pochissimi. Ma ancora inarrestabili. 

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